Codice Rosso: bosniaco arrestato perché vendeva le figlie

A Pisa primo arresto in Italia per questo genere di reato. Un 47enne in manette con l'accusa di maltrattamento, sevizie e induzione al matrimonio delle figlie. Rossi: "Inaccettabile". Il sindaco Conti: "Abbiamo già chiuso un campo nomadi". Donzelli: "Stroncare la segregazione delle donne". Carfagna: "Ho lottato per inserire il reato di matrimonio forzato"


(DIRE) Firenze, 23 set. - Un uomo bosniaco di 47 anni è stato arrestato oggi a Pisa con l'accusa di maltrattamento, sevizie e induzione al matrimonio delle figlie. Le indagini che hanno riguardato una famiglia che abita in un campo nomadi sono sfociate nell'emissione del provvedimento di custodia cautelare. "I fenomeni che emergono dall'inchiesta di Pisa sono in netta contraddizione con la libertà delle donne. Vendere le proprie figlie e combinare matrimoni in Italia non può essere tollerato per nessuna ragione", è lo sconcerto espresso dal presidente della Toscana, Enrico Rossi. La Regione Toscana, aggiunge, "sta dalla parte delle giovani donne, sollecita e sostiene le indagini e ogni forma di mobilitazione culturale per promuovere la parità di genere e per denunciare queste forme brutali di asservimento delle donne". Allo stesso tempo, ricorda, "promuove i servizi di protezione e sicurezza delle vittime di violenza e di chi subisce qualunque riduzione della propria libertà individuale. È inaccettabile che si scambi l'integrazione con un regresso della condizione delle donne e del rispetto dei loro diritti inalienabili". (Dire)

Sulla vicenda del primo arresto per “Codice rosso” avvenuto a Pisa, i commenti del Sindaco di Pisa, Michele Conti, e del vicesindaco con delega alle pari opportunità, Raffaella Bonsangue.

«Di recente questa Amministrazione Comunale - dice il sindaco di Pisa Michele Conti - ha chiuso un campo nomadi perché siamo consapevoli che è in certi ambienti chiusi che si alimentano pratiche e usanze non più accettabili nella nostra epoca ai danni di giovani donne che devono essere libere di scegliere il proprio destino. Chiunque vive nel territorio italiano deve avere piena consapevolezza di essere soggetto e tutelato dalle leggi dello Stato e di non subire usanze e riti che vengono da culture ormai superate e che non tengono in conto il ruolo dell’individuo, in particolare della donna. Ci batteremo per sradicare queste usanze, come la “induzione al matrimonio”, che oggi sono a tutti gli effetti riconosciute reati dalla legge; ringrazio la Procura della Repubblica di Pisa e la Squadra Mobile della Questura di Pisa per la brillante operazione portata a termine».

«Quello del primo arresto in ottemperanza del cosiddetto “Codice Rosso” avvenuto a Pisa - commenta la vicesindaco Raffaella Bonsangue - è un primato italiano che non ci conforta e conferma casomai la necessità di questa nuova legge, nata proprio per il contrasto delle violenze domestiche ai danni soprattutto di donne, con l’introduzione della nuova figura di reato della “induzione al matrimonio” che ha consentito alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura di portare a termine questa operazione grazie alla coraggiosa denuncia delle due giovani donne. C’è ancora tanto lavoro da fare, soprattutto sul piano culturale, per impedire odiosi soprusi, in questo caso ai danni addirittura di due figlie colpevoli soltanto di volere decidere la propria vita da sole, senza imposizioni patriarcali peraltro non dettate da chissà quali nobili principi bensì dalla “vendita” delle stesse a due pretendenti sposi».

"In Toscana, nel 2019, si adottano pratiche medievali per merito dei sedicenti progressisti della sinistra che in tutti questi anni hanno fatto nascere e proliferare le baraccopoli dove la legge è sospesa. Basta con queste zone franche: i campi rom vanno smantellati, come sta giustamente facendo l'amministrazione Conti, e chiusi in tutta Italia. Altrimenti il governo sarà considerato complice di questi soprusi". Lo afferma il deputato di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli, commentando l'arresto di  oggi a Pisa. 
"Adesso spiegateci perché i buoni sarebbero quelli che difendono i campi dove manca l’umanità - sottolinea Donzelli - e i cattivi quelli che chiedono la chiusura dei campi. Il codice rosso è stato un passo avanti ma non può essere sufficiente a prevenire questi fatti: complimenti ai magistrati e alle forze dell'ordine che, nonostante strumenti e risorse insufficienti, hanno scoperto questo fatto gravissimo. Se davvero la sinistra vuole tutelare le donne come sostiene a parole - conclude Donzelli - la prima cosa da fare è stroncare la segregazione che trova terreno fertile in questi insediamenti".

La vicenda ha un'eco naturalmente nazionale. "Un padre che vende le proprie figlie, che le maltratta e le segrega per obbligarle al matrimonio non è degno di chiamarsi padre, di essere considerato umano. Per punire queste persone e per provare a prevenire questi casi, mi sono battuta per inserire nel Codice rosso il reato di matrimonio forzato e oggi che è stato effettuato il primo arresto ne vado ancora più fiera". Così Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputata di Forza Italia, sulla sua pagina Facebook.

Redazione Nove da Firenze