Toscana: l'aspettativa di vita è 81,5 anni per l'uomo, 85,6 per le donne

Regione, presentato il rapporto su Welfare e salute: continua a ridursi la forbice tra i due generi. Emergono anche abitudini e stili di vita più sani: diminuiscono i fumatori. Settore oncologico, mortalità in calo per tutti i big killers. L'importo medio mensile delle pensioni è 922 euro


FIRENZE – Tanti dati in miglioramento e che miglioreranno ulteriormente grazie al grande lavoro che stiamo portando avanti. L'assessore regionale al diritto alla salute, al sociale e allo sport Stefania Saccardi ha aperto stamattina al Teatro della Compagnia a Firenze, la giornata di lavoro sul ‘Rapporto welfare e salute' 2019. La ricerca è condotta da Regione Toscana, Ars (Agenzia regionale di sanità) e MeS (Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa).

"I dati del rapporto – ha detto Stefania Saccardi - sono sostanzialmente positivi, ma non possiamo nascondere ci sia qualche criticità. Il rapporto, che ormai mette insieme da tre anni tanti indicatori interessanti su salute, sociale e sport, quest'anno contiene anche una valutazione sull'effetto delle riforme più recenti del sistema sanitario. Il quadro è certamente positivo per tanti aspetti, patologie tempo-dipendenti, aspettativa di vita delle persone con malattie oncologiche, prevenzione, per i quali la Toscana eccelle rispetto ad altre regioni. Sulle criticità stiamo lavorando".

"Quando – ha aggiunto Saccardi – leggo che cresce la sopravvivenza a 5 anni delle persone con patologia oncologica, vuol dire che si tratta di vite umane che riusciamo a salvare grazie all'organizzazione e alla capacità di risposta del sistema. Emergono anche alcuni limiti e aspetti sui quali dobbiamo lavorare; ad esempio non ci sono miglioramenti sensibili nella presa in carico della cronicità, oppure che va migliorata la rete di cure palliative attraverso interventi maggiori. Va sottolineato che gran parte dei dati si riferisce al 2017. Non vengono tenuti in conto gli interventi e le misure prese nel 2018 e in questi primi mesi 2019: sono convinta che alcuni di questi dati sono sicuramente migliorati. Dai dati che il MeS ha presentato a Bari, confrontando i vari sistemi sanitari, abbiamo rilevato un ulteriore miglioramento in tanti tipi di risposte . Tornando alle cure palliative, abbiamo approvato una delibera che ha costituito la rete delle cure palliative e stiamo lavorando sull'organizzazione con esiti positivi che potremo toccare con mano".

"Sul versante delle politiche sociali – ha proseguito Stefania Saccardi – viene descritta una regione estremamente avanzata nel panorama nazionale. Questo anche per la capacità che la Toscana ha, e che risale a una predisposizione storica, di stringere un rapporto molto stretto col terzo settore e col mondo del volontariato e dell'associazionismo. Un rapporto virtuoso che abbiamo stabilizzato e potenziato. Ma anche per la capacità di fare rete anche sulle politiche dell'infanzia. L'impegno è molto forte anche sul piano delle politiche sociali integrate, come sul sostegno che diamo alle famiglie, grazie alle risorse del FSE, per favorire la domiciliarietà alle persone non autosufficienti o affette da demenza. Tutte misure non ancora contemplate dal rapporto ma che avranno un impatto enorme".

"Il rapporto – ha spiegato Fabio Voller, Coordinatore Osservatorio di Epidemiologia Ars Toscana - evidenzia alcuni indicatori di salute che si stanno stratificando nel tempo e che fanno della Toscana una delle migliori regioni in Italia. Lo stesso dicasi anche per quanto riguarda il ricorso ai servizi. A fronte di un'aspettativa di vita molto lunga, dovuta a una mortalità tra le più basse in Italia e Europa, abbiamo anche accesso a terapie efficaci e diagnosi preventive, come ad esempio in ambito oncologico. Ci sono anche criticità, non possiamo nasconderlo, come ad esempio il fatto che queste buone cure sono erogate da un numero di persone in forte diminuzione. Aspetto che dovrà assolutamente tenuto in considerazione per il futuro".

Tanti segnali positivi per la Toscana dal rapporto 2019 su 'Welfare e salute'

FIRENZE - Aumento dell'aspettativa di vita, abitudini e stili di vita più sani, maggiori chance di sopravvivenza grazie agli screening e alla nuova organizzazione ospedaliera delle reti tempo-dipendenti, crescita delle vaccinazioni, diminuzione di disagio giovanile e della dispersione scolastica, aumento dei livelli occupazionali dopo anni di forte crisi economica. Il quadro positivo emerge dal Rapporto 2019 su ‘Welfare e salute', presentato stamattina al Teatro della Compagnia a Firenze dall'assessore regionale al diritto alla salute, welfare e integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardi. La ricerca è curata da Regione Toscana (Osservartorio sociale regionale), Ars (Agenzia regionale di sanità) e MeS (Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa).

Ecco alcuni dei dati più significativi (tra le risorse correlate una sintesi più approfondita del rapporto).

Gli anziani sono il 25%, il doppio dei giovani under15 e il rapporto continua a crescere per il calo della natalità e l'aumento della speranza di vita. La Toscana si conferma tra le zone d'Italia con la più alta speranza di vita alla nascita (5° regione per gli uomini e 6° per le donne). Un uomo nel 2018 può aspettarsi di vivere 81,5 anni (+0,7 anni rispetto alla media italiana), una donna 85,6 anni (+0,4). Continua a ridursi la forbice tra i due generi.

Si beve meno alcol rispetto al passato, ancora un po' di più della media italiana, ma con meno eccessi (meno ubriacature). Si mangia un po' meglio e si fa più attività fisica e sportiva, con effetti positivi sul peso: la temuta "epidemia" di obesità, che colpisce molte regioni del sud Italia, in Toscana fortunatamente non c'è. Diminuiscono i fumatori (nella media italiana) e cominciano gli effetti positivi sulla mortalità legata al fumo: meno malattie respiratorie e meno tumori del polmone quindi almeno nel genere maschile.

Continua a diminuire la mortalità generale, grazie ai continui progressi in prevenzione e cura di tumori e malattie cardiocircolatorie, patologie che da sole costituiscono i 2/3 dei decessi. I programmi di prevenzione primaria (stili di vita) e secondaria (screening) prevengono la malattia o ne anticipano la diagnosi, dando più chance di sopravvivenza e aumentando l'aspettativa di vita di un toscano che scopre di essere malato. Diagnosi precoci terapie efficaci, accessibili e nuovi farmaci hanno contribuito ad aumentare l'aspettativa di vita di un malato oncologico alla diagnosi. Mediamente in Toscana a 5 anni dalla diagnosi il 56% degli uomini e il 65% delle donne è ancora in vita (54% e 63% in Italia).

La tempestività con la quale il sistema reagisce alle emergenze, quando il tempo conta (ad esempio per ictus o infarto), permette di salvare più vite rispetto al passato.

L'introduzione della legge sull'obbligo vaccinale, ha fatto sì che tutti i livelli di adesione a 24 mesi di vita siano aumentati in Toscana, riportando la regione sulla soglia di eccellenza della copertura vaccinale in Italia.

La Toscana è ormai dal 2011 stabilmente ai vertici della classifica delle regioni dei Livelli Essenziali d'Assistenza, ovvero quelle prestazioni e servizi che il Servizio sanitario è tenuto a fornire a tutti i cittadini, confermando la propria capacità di attrarre pazienti da altre regioni. Continua la diminuzione dei ricoveri, grazie al lavoro fatto per ridurre quelli inappropriati, per patologie risolvibili a livello ambulatoriale o in regime breve di Day Hospital.

Pur partendo da una situazione molto positiva i risultati continuano a migliorare: più della metà degli indicatori di performance del sistema sanitario infatti ha registrato in questo ultimo anno miglioramenti. I miglioramenti sono raggiunti anche grazie alla maggior capacità di garantire omogeneità sul territorio toscano in termini di qualità e appropriatezza dei servizi erogati.

Alcune difficoltà permangono nell'accesso alle prestazioni diagnostiche e ad alcuni interventi chirurgici, materia sulla quale si è intervenuti recentemente con una delibera regionale per porre in atto misure di riduzione dei tempi di attesa.

Le riforme in campo sanitario e sociosanitario (riduzione delle Asl da 12 a 3 e delle Zone Distretto da 34 a 26) hanno contribuito ad aumentare la qualità dei servizi erogati: la nuova organizzazione per reti cliniche è in grado di garantire esiti di ottimo livello in tutto il territorio regionale soprattutto quando la variabile tempo è quella determinante per salvare una vita (infarto, ictus, chirurgia vascolare). Le innovazioni nel sistema di welfare, con un coinvolgimento sempre più incisivo del Terzo settore nella programmazione e progettazione degli interventi e dei servizi, hanno permesso di potenziare il lavoro di rete e l'efficacia nella risposta ai mutevoli bisogni della popolazione. Alcune innovazioni metodologiche (a partire dall'approccio centrato sulla persona apportato dal REI), hanno sicuramente qualificato l'offerta sociale nella nostra regione.

Per quanto riguarda la presa in carico delle persone con problemi di salute cronici questa non ha subito forti cambiamenti. È aumentata la possibilità, per un malato cronico, di ricevere cure appropriate nel fine vita, diminuiscono infatti i ricoveri ospedalieri nell'ultimo mese di vita a fronte di un aumento degli ingressi in Hospice e del ricorso alle Cure palliative, capaci di fornire un'assistenza più appropriata quando le cure non sono più efficaci.

Relativamente al settore oncologico la mortalità a un anno dalla diagnosi diminuisce per tutti i big killers (polmone, prostata, mammella, colon e retto), in misura molto marcata per polmone e colon. I tempi di attesa per intervento chirurgico non in urgenza tendono ad aumentare, sebbene la maggior parte dei tumori veda un'attesa mediana inferiore ai 30 giorni (fanno eccezione la prostata e il rene). Le cure palliative sono effettuate ancora in un numero insufficiente di pazienti (almeno per quanto risulta dalla rendicontazione dei flussi correnti), e spesso si tratta di servizi attivati solo nell'ultima settimana di vita. Il problema non sembra dovuto a carenza dell'offerta, ma piuttosto a fattori di ordine culturale.

Le disponibilità reddituali dei toscani (20.681 € di reddito medio IRPEF e 922 € di importo medio mensile di pensioni) mostrano tradizionalmente una situazione positiva e mediamente migliore del dato italiano, ma alcuni indicatori di povertà (seppur in miglioramento) mettono in luce spaccati di disagio, quali le 97.000 famiglie in povertà relativa (5,9%, dato in crescita nell'ultimo anno, ma molto inferiore al 12,3% medio nazionale), le 62.000 famiglie in povertà assoluta (3,8%, contro una media italiana del 7,3%) e i 253mila toscani che vivono in famiglie in condizione di deprivazione.

Chi nasce e vive in Toscana ha determinanti di posizione sociale, di salute e abitudini in linea di massima migliori degli italiani. Disagio e dispersione scolastica sono in miglioramento e si stanno allineando ai valori europei, anche grazie al miglioramento degli indicatori relativi agli studenti stranieri, anche se permane il gap sul livello di istruzione superiore della Toscana (comunque fra i migliori in Italia) rispetto ai valori europei (29% di 30-34enni laureati, contro standard UE del 40%).

La capillare diffusione dell'intervento di sostegno socio-educativo domiciliare rappresenta un'opportunità concreta per le famiglie con figli minori. Le famiglie toscane, anche se neo costituite, straniere o con figli con disabilità, hanno comunque a disposizione una gamma di interventi e servizi dedicati alla genitorialità, alle sue funzioni, alle scelte da sostenere, che si connotano per la buona distribuzione territoriale e per l'agire in ottica preventiva e promozionale.

Dal 1 luglio 2009 al 30 giugno 2018 sono stati registrati nei centri antiviolenza toscani circa 22.400 richieste di aiuto da parte di donne, con un trend di costante incremento. Il fenomeno è strutturale e non confinabile, come si potrebbe pensare, in determinati ambienti sociali o culturali, come quelli più svantaggiati o degradati (il 70% delle vittime sono italiane, il 60% è concentrato nella fascia di età 30-49 anni, quasi la metà sono coniugate e il 20% ha alle spalle una relazione interrotta, in oltre 9 casi su 10 si tratta di ‘violenza domestica', ossia perpetrata nell'ambito di una relazione coniugale o di convivenza o all'interno della cerchia familiare e parentale).

Gli utenti/pazienti che fruiscono dei servizi sanitari della Toscana ne danno complessivamente una valutazione positiva. Gli aspetti che sono particolarmente apprezzati durante l'ospedalizzazione sono l'accoglienza, la relazione con il personale e la comunicazione a pazienti e accompagnatori.

Anche per quanto riguarda la valutazione dei dipendenti del nostro sistema sanitario questi sembrano essere orgogliosi di lavorare per il SSR, in particolare, i risultati della rilevazione mostrano un trend di miglioramento delle percezioni dei professionisti in merito alla fluidità della comunicazione interna e un aumento del senso di appartenenza nei confronti della propria azienda.

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Redazione Nove da Firenze