TV, Retequattro: per Del Debbio gli studenti fiorentini sono solo “a rovescio”

Giovedì 22 ottobre le telecamere del programma “Dritto e rovescio” sono andate a intervistare i ragazzi del Liceo Artistico di Porta Romana. Che sono rimasti molto delusi dal montaggio mandato in onda


FIRENZE- Giovedì 22 ottobre, su Retequattro è andato in onda il programma di approfondimento giornalistico condotto da Paolo Del Debbio. Al centro della trasmissione l'attualità pandemica e lo scarso rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Un’inviata si è recata a Firenze per intervistare i giovani studenti nei giardini davanti al Liceo Artistico di Porta Romana.

Grande stupore da parte dei ragazzi intervistati, che non si sono trovati correttamente rappresentati nel montaggio delle interviste mandato in onda. Dichiarazioni frammentate, frasi decontestualizzate con il deliberato fine di rappresentare una tesi precostituita, cioè che i giovani sono irresponsabili, poco informati e noncuranti del pericolo di diffusione del virus.

Per tutti parla una studentessa iscritta al quarto anno del Liceo Artistico fiorentino: “Il 22 ottobre è andata in onda una puntata di Dritto e rovescio, che rispecchia perfettamente la visione che il pubblico italiano ha di noi giovani -spiega Emma Giulia- Come in altre situazioni scomode qualcuno vorrebbe scrollarsi le responsabilità di dosso, trasferendole sul primo che capita. Queste cose non vengono fatte a caso, si sceglie bene a chi affibbiare qualche colpa e che sia abbastanza debole da non poter rispondere. La situazione cambia, ma le soluzioni si assomigliano: gay, giovani, stranieri. Nell’ultimo periodo la gente aveva bisogno di qualcuno da incolpare per la pandemia in atto. E chi meglio dei giovani, in questo caso, può rappresentare la figura del colpevole? Siamo rappresentati come quelli a cui non interessa nulla, i ribelli che non rispettano le regole e stanno sempre al cellulare. Nessuno si chiesto davvero cosa pensiamo. E siccome in Italia siamo netta minoranza sono convinti che non riusciremo a farci valere. Invece ce la mettiamo tutta e soprattutto il futuro è in mano nostra”.

“Io stessa sono stata intervistata da Giulia Guerri e la sua troupe nel giardino delle scuderie prima di entrare a scuola -racconta la studentessa 16enne- La Guerri ci ha fatto moltissime domande, ma neanche la metà delle nostre risposte è stata messa in onda nel programma. Le uniche cose che l’Italia ha ascoltato sono frammenti dei nostri discorsi, montati appositamente per metterci in cattiva luce. Avevamo parlato della propaganda del governo, di come il terrore della pandemia diffuso dalla televisione ha messo in pericolo la salute mentale di molte persone. Avevamo parlato di problemi delicati, come dei pochi posti in terapia intensiva negli ospedali, che in futuro rischiano di dover respingere i malati. E ancora di come il pubblico abbia trascurato i morti di influenza negli anni passati, concentrandosi adesso solo sulle vittime da coronavirus”.

“Mi è stato raccontato che i numeri da chiamare per le emergenze hanno sempre le linee intasate, allora -propone Emma Giulia- diamo un po’ di lavoro agli italiani, assumendo nuovi operatori del 118. Invece in tv si vedono solo proteste violente, oppure ridicole, come quelle dei No-mask (con cui i giovani non hanno nulla a che fare) e nessuno spiega che sono frutto di un’esasperazione generale, dovuta appunto alla perdita di lavoro e alla povertà che si sta diffondendo in tutta Italia. Non solo famiglie che vivevano di lavoro nero, ma soprattutto mestieri a forte contatto con altre persone”.

Redazione Nove da Firenze