Toscana arancione da domenica 6 dicembre: sciolta la riserva

Giani a Rai Radio1: "Me lo ha detto il ministro Speranza. Sabato ho paura che i negozi saranno ancora chiusi". Lapini (Confcommercio): "Amazon ringrazia". Grassini da Pisa punta il dito contro la burocrazia. Il 13 dicembre possibile che la regione diventi gialla


“La Toscana sarà zona rossa fino a sabato, da domenica entriamo nell'arancione. Me lo ha detto il ministro Roberto Speranza, è il combinato disposto della lettura del Dpcm e dei dati che abbiamo visionato. Sabato purtroppo però ho paura che i negozi saranno ancora chiusi”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani.

Inoltre, c'è un'altra notizia: “Ho appena terminato la conferenza Stato Regioni. Il nuovo Dpcm riproduce quel che c'era nel precedente, rispetto a quello però nel nuovo c'è una cosa positiva in più. Rispetto a quello, in cui per risalire le zone ci volevano 14 giorni, in questa bozza si consente anche una distanza di giorni inferiore se i dati sono buoni e il gruppo di lavoro Cts ne prende atto”, dice Giani. Quindi se la Toscana diventa arancione il 6 dicembre, potreste diventare gialli già il 13. “Si, ipoteticamente viene consentito questo

“Amazon ringrazia”. È questo il laconico commento della presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, che ha visto frustrata la richiesta della sua associazione di categoria di fissare a oggi (giovedì 3 dicembre), o in subordine a domani (venerdì 4 dicembre), la riapertura di tutte le attività commerciali toscane, grazie al passaggio del livello di rischio regionale da rosso ad arancione.

“Scoprire che abbiamo parametri da zona arancione o forse gialla ma che, a differenza di altre Regioni messe peggio di noi, non potremo riaprire le nostre attività fino a domenica prossima, significa fare un enorme regalo alle grandi piattaforme on line che, non a caso, ormai da giorni stanno promuovendo ‘lo straordinario Natale del commercio elettronico’”, spiega la presidente di Confcommercio Toscana.

“Questa decisione dimostra l’insipienza di una classe politica, nazionale e locale, che non conosce o non comprende le ragioni dell’emergenza economica che stiamo vivendo, non meno grave di quella sanitaria”, prosegue Anna Lapini.

“Le nostre imprese – insiste – vengono da un periodo difficilissimo, hanno fatto i salti mortali per resistere ed avevano bisogno di questo fine settimana prenatalizio per rimettersi un po’ in sesto. Così, invece, a rimettersi in sesto saranno solo i colossi del commercio elettronico, che depredano di risorse il nostro paese e, di certo, lo sciopero fiscale non hanno bisogno di farlo. Perché loro le tasse non le pagano, autorizzati a non pagarle!”.

“Riaprire, riaprire, e ancora riaprire. La Toscana non può continuare ad aspettare invano Godot in una situazione drammatica come questa”. Lo ripete fino alla noia il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli: “Temporeggiare in questo modo è inaccettabile, la Toscana ha numeri di contagio da zona gialla e come tale deve essere dichiarata subito. Repentino fu il passaggio da gialla e rossa, altrettanto repentino deve essere il percorso contrario. Che cosa stiamo aspettando ancora, quando migliaia di negozi, attività commerciali, mercati vivono una emergenza epocale ed hanno uno straordinario bisogno di tornare a lavorare per salvare la propria impresa?”

La presidente di Confcommercio Federica Grassini punta risoluta il dito contro la burocrazia: “E' facile per chi ha lo stipendio sicuro, e penso soprattutto ai papaveri di Stato e ai tanti burocrati delle regioni, dire agli altri di stare a casa ed ha straordinariamente ragione il filosofo Cacciari quando afferma che è intollerabile che questa crisi la paghi solo metà della popolazione, imprenditori, autonomi, partite Iva, professionisti. La burocrazia era nata per rendere efficiente lo Stato al servizio dei cittadini e invece si è trasformata in un mostro autoreferenziale che uccide l'economia e le imprese, e umilia i cittadini trattandoli da sudditi. Le più affidabili statistiche internazionali ci dicono che la burocrazia italiana è da zona retrocessione, se è vero che nell'ultimo rapporto Ocse, l'Italia scivola in terz'ultima posizione, 33esima su 36 paesi. Un fiasco assoluto, che con lo scoppiare della pandemia rischia di portarci dritti dritti al default. Eppure, se l'Italia avesse la stessa qualità dell'amministrazione della Germania, in dieci anni nostro prodotto interno lordo sarebbe stato più elevato di 70 miliardi di euro”.

“Se chi ha il dovere di prendere decisioni non si sveglia una volta per tutte, e si assume la responsabilità di scelte opportune e di buonsenso, la situazione rischia di sfuggire di mano e credo che nessuno possa sentirsi garantito in eterno” - conclude il direttore Pieragnoli: “Salute ed economia possono andare di pari passo e tutti gli immunologi ci spiegano che il contagio avviene in famiglia e non nei negozi che sono luoghi sicuri. I protocolli di sicurezza sono stati stilati e sottoscritti, le imprese hanno investito e hanno l'interesse a farli rispettare, la curva dei contagi è scesa, ci sono tutte le condizioni necessarie e sufficienti per riportare subito, adesso, la Toscana in zona gialla”.

Sul fronte amministrativo, si segnala questa richiesta Anci: "Chiediamo che la Regione Toscana porti in Conferenza Stato-Regioni e all'attenzione del Governo l'ipotesi che, quando saremo in zona arancione, ci si possa spostare all'interno delle 26 Unioni di Comuni toscani e non solo del proprio Comune". E' quanto scrive Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e San Piero e responsabile di settore di Anci Toscana, in un lettera inviata al presidente Eugenio Giani. "Il testo unico delle autonomie locali - spiega Ignesti - definisce l'Unione come costituita da due o più Comuni che devono essere contigui con un obiettivo chiaro: 'esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza'. Ciò significa che i singoli Comuni si uniscono e trasferiscono alle Unioni funzioni e servizi. Gli esercizi e le attività commerciali sparsi nell'intero ambito sono dimensionati per un bacino di utenza sovracomunale e giustificano la nostra richiesta". Ignesti sottolinea che "c'è una identità comune che caratterizza l'Unione: e anche se in presenza delle necessarie misure per contenere il contagio, esiste chara la necessità che il cittadino appartenente a quella identità possa usufruire di tutti i servizi e le utilità nel territorio dell'ambito". In pratica, si richiede che ogni Unione venga considerata e rispetti le regole come fosse un unico Comune.

Ignesti fa anche riferimento alla recente mozione approvata dalla commissione regionale Affari istituzionali sullo stesso tema, che tra l'altro impegna la giunta regionale a farsi interprete presso la Conferenza Stato-Regioni delle ragioni sollevate dai Comuni interessati (compresa anche l'Isola d'Elba) “affinché tutte le zone montane organizzate in Unioni dei Comuni, siano considerate aree uniche all’interno delle quali poter consentire qualsivoglia spostamento”.

"Sono certo - conclude Ignesti nella lettera al presidente Giani - che ti farai portavoce delle nostre richieste nelle sedi più opportune". 

Redazione Nove da Firenze