A Firenze un'indagine colpisce il Partito dei CARC, gli attivisti pro-Palestina e i movimenti ecologisti. Alle prime luci dell’alba, sei agenti della Digos bussano alla porta di un artista noto per i suoi disegni satirici. Non cercano armi, ma un telefono cellulare e prove di una "associazione con finalità di terrorismo". Paolo Babini è un attivista la cui "ironia tagliente" è un tratto distintivo della sua vita politica. Nel 2024 si è candidato al Consiglio comunale. Nei suoi confronti è stata ipotizzata l'accusa ex art. 270 bis: associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
Com'è possibile che un tratto di matita o uno striscione srotolato in una piazza si trasformino nel perno di un’accusa da codice penale? Quello che un tempo veniva derubricato a vivace dialettica politica o, al massimo, a una violazione amministrativa, oggi sta scivolando pericolosamente verso la criminalizzazione giudiziaria?
Il consigliere comunale Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) ha denunciato come termini quali "ecoterrorismo" vengano ormai usati con disinvoltura fin dentro le aule dei Consigli comunali: "La categoria di terrorismo si è allargata fino a diventare uno strumento ordinario del discorso pubblico e dell'azione giudiziaria nei confronti di chi si oppone, protesta, organizza".
Approfondimenti
Come può un soggetto che agisce alla luce del sole, partecipando a competizioni elettorali, essere inquadrato nella segretezza e nella pericolosità di una cellula terroristica?
Lo strumento giuridico d'elezione è l'Articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Nei giorni scorsi si sono registrati a Firenze: multe comminate per aver esposto uno striscione contro il genocidio a Gaza in Piazza Oberdan, a pochi passi dalla sede di Fratelli d’Italia, o per le proteste in Piazza Tanucci contro l’inaugurazione del quartier generale del partito del generale Vannacci.
Esiste una correlazione diretta tra l'arretramento dello Stato nei servizi ai cittadini e l'avanzamento dello Stato penale? Secondo l’analisi di Palagi, quando la politica abdica alla sua funzione legislativa e di mediazione sociale, tende a compensare questa assenza mostrandosi muscolare nell'ambito dell'ordine pubblico.
In questa cornice, anche il Partito Marxista-Leninista Italiano sottolinea come la repressione interna sia il riflesso di una postura internazionale aggressiva. La volontà di silenziare le mobilitazioni antimperialiste e le critiche al genocidio a Gaza non è un fatto locale, ma la necessità di un governo che deve blindare la propria linea geopolitica eliminando l'opposizione interna.
L’uso dei codici per regolare il conflitto politico non risolve le tensioni sociali, le nasconde sotto il tappeto della legalità forzata. Se la magistratura e le forze dell'ordine vengono caricate del compito di gestire ciò che la politica non sa più ascoltare, lo spazio democratico è destinato a chiudersi?