Rubrica — Agroalimentare

Tempi rapidi per risolvere le emergenze dell'agricoltura toscana

Dopo le deleghe assegnate dal governatore Giani. Il presidente Cia Toscana Brunelli: «Emergenza ungulati, burocrazia e sostegno al reddito alle aziende agricole colpite da crisi Covid». Confagricoltura Toscana: “Auguri all’assessore Saccardi, ora al lavoro per la sopravvivenza delle imprese agricole”


Istituito l’assessorato regionale all’Agroalimentare che sarà guidato dal neo assessore regionale, Stefania Saccardi. La nuova Giunta regionale, presieduta da Eugenio Giani, è composta quindi da quattro uomini e quattro donne. Stefania Saccardi riceve la delega per agroalimentare, caccia, pesca e aree interne e vicepresidenza della giunta.

“Una promessa mantenuta dal presidente Giani di creare l’assessorato all’Agroalimentare che l’assessore Saccardi saprà ben governare per rafforzare la filiera agroalimentare Made in Toscana dal campo alla tavola, un assessorato con una trasversalità di deleghe, capace di mettere in atto e finanziare politiche incentivanti non solo per i singoli settori ma anche tra i singoli settori, dalla produzione alla trasformazione, dalle attività economiche e produttive di filiera al turismo, fino alla grande distribuzione”, commenta con soddisfazione il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi. Con le deleghe anche a caccia, pesca e aree interne, per Coldiretti Toscana ‘l’assessore Saccardi dovrà dare prioritariamente una stretta all’annoso problema della fauna selvatica con un provvedimento regionale che autorizzi l’agricoltore in possesso di licenza di caccia, in caso di mancanza d’intervento da parte della Polizia Provinciale – insiste il presidente Filippi - ad intervenire direttamente sul proprio fondo con tutti i mezzi previsti dalle azioni di controllo, oltre a riconoscere all’imprenditore agricolo venga riconosciuto il risarcimento del 100 % del danno accertato e quantificato”.

L’emergenza Covid-19 ha aggravato un bilancio fortemente negativo – aggiunge Coldiretti Toscana - incidendo su un tessuto imprenditoriale agroalimentare già fragile, erodendo liquidità per resistere e ripartire. In Toscana il fatturato è diminuito di oltre 37% rispetto all’anno precedente, una perdita secca superiore al dato nazionale di quasi 10 punti percentuali. Ciò significa che le nostre imprese agricole hanno subito più che in altre regioni d’Italia i gravi effetti economici indiretti della pandemia, con numeri da profondo rosso – insiste Coldiretti Toscana - per il settore florovivaistico, l’agriturismo e il comparto lattiero – caseario che hanno perso oltre l’80% del fatturato in 3 mesi.

“Servono interventi immediati per dare liquidità alle aziende – incalza il presidente Filippi - perché anche il settore della pesca, con l’azzeramento delle attività di ittiturismo e pescaturismo, è stremato. Il blocco degli ordini del pesce, con la vendita quasi esclusiva di pesce surgelato, ha praticamente bloccato un settore che in Toscana conta 1600 imprese e 25 milioni di fatturato, un patrimonio che concorre in maniera significata al valore complessivo dell’economia regionale che va salvaguardato in questo momento di crisi causata dal Coronavirus’. E’ vitale un piano di incentivazione della forestazione – sottolinea Coldiretti Toscana - per l’ambiente e l’economia stessa della nostra regione che vede oltre 1 milione e 200 mila ettari occupati dal bosco, con un numero di imprese che sfiora le 13.000 unità con 40.000 addetti. Si tratta di un settore indispensabile per la Toscana con un valore di circa 600 milioni di euro, “per cui abbiamo chiesto la massima attenzione in un 2020 segnato fino ad ora da caldo e siccità, elementi di criticità che alzano considerevolmente il livello di allerta per gli incendi”, ha aggiunto Filippi.

Per un pieno sviluppo dell’agricoltura e dell’agroalimentare non si può prescindere dal ‘bene acqua’, come risorsa strategica per la collettività e un bene essenziale e insostituibile per le attività agricole, dove “sempre più spesso nei nostri territori ci troviamo a fare i conti con l’emergenza idrica frutto dei cambiamenti climatici in atto.

“Non è più rinviabile il potenziamento delle progettualità – aggiunge il presidente Filippi - in grado di ampliare la superficie irrigabile per ottenere una agricoltura di qualità con maggior valore aggiunto in grado anche di sviluppare maggiore occupazione. Al contempo serve la pianificazione di investimenti per il contenimento del rischio idrogeologico perseguendo strategie per la realizzazione di opere che recuperino le acque, traguardando l’obiettivo di ottenere il doppio risultato della corretta gestione delle acque e lo sfruttamento di queste a fini produttivi”.

Affinché le proposte di Coldiretti Toscana possano realizzarsi va data una spallata alla burocrazia che ‘ruba’ fino a 100 giorni l’anno al lavoro in azienda e rallenta la nascita di nuove attività imprenditoriali di giovani e donne, per cui il presidente Filippi ha chiesto al candidato Giani di “dare piena attuazione alla Legge regionale del 20 gennaio 2015, n. 7, con cui la Regione Toscana ha intrapreso un percorso orientato alla semplificazione dei procedimenti amministrativi in agricoltura, ma che ha bisogno di procedure attuative per non vanificare la spinta alla sburocratizzazione richiesta dalle imprese agricole della Toscana”, conclude il presidente Filippi.

Operatività e tempi rapidi per risolvere i problemi più urgenti dell’agricoltura toscana, dall’emergenza ungulati, all’eccessiva burocrazia, al reddito della aziende agricole aggravato dalla crisi Covid. Per questo oltre a rinnovare gli auguri di buon lavoro e le congratulazioni alla nuova giunta guidata da Giani, al neo assessore all’agroalimentare Saccardi, così come al consiglio regionale, sottolineiamo la disponibilità al confronto e alla concertazione della Cia Toscana. C’è bisogno di tavoli di confronto, di un dialogo costante e propositivo con il mondo associativo e con chi è in prima linea in un settore come l’agricoltura, che vale molto di più del semplice dato del Pil della Toscana, se pensiamo al paesaggio e ai prodotti agroalimentari della Toscana un vero motore per tutta l’economia turistica; alla tutela ambientale grazie alla presenza degli agricoltori nelle aree rurali, fondamentale per la salvaguardia del territorio e per prevenire il dissesto idrogeologico; senza dimenticare il ruolo sociale e dei servizi nelle aree cosiddette periferiche».

E’ quanto sottolinea Luca Brunelli, presidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana, al termine della presentazione della squadra di governo da parte del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Giunta che ha visto la delega di assessore all’agricoltura a Stefania Saccardi, che nella passata legislatura aveva guidato l’assessorato alla sanità. Come la Cia ha riportato nel documento “La Toscana che vogliamo”, è arrivato il momento di un maggiore spazio per l’impresa, di tutela per il territorio, dove l’agricoltura sia in primo piano, quindi l’ambiente, la qualità e la competitività delle produzioni regionali siano una priorità, dove non manchino le pari opportunità. La Legislatura che inizia a lavorare da oggi deve avere fra i propri obiettivi prioritari un piano strategico per la semplificazione, ricorda la Cia Toscana. Senza un profondo riordino del quadro normativo, della governance e della macchina amministrativa, nessun programma di rilancio economico potrà avere successo. E’ necessario un intervento urgente per superare le principali emergenze amministrative. Intervenire sui ritardi nella gestione del PSR, una situazione non più sostenibile nonostante gli obiettivi e gli impegni assunti da parte della Regione Toscana; le attività di molte amministrazioni locali sono altrettanto preoccupanti relativamente alle istanze presentate in materia urbanistica (permessi a costruire, Piani di miglioramento); la gestione delle concessioni legate all’utilizzo delle acque ed al demanio idrico rappresenta un altro campo nel quale si rende necessario un intervento urgente che riduca i tempi di definizione delle istanze. Inoltre dopo anni di tagli serve un’amministrazione efficiente che dia risposte ai cittadini ed alle imprese. Bisogna rivedere profondamente la governance del sistema toscano. Da un lato permangono separatezze e discrasie intollerabili tra i diversi ambiti amministrativi regionali (es. agricoltura, sanità, ambiente, urbanistica) che troppo spesso danno luogo a risposte contraddittorie ed a lungaggini rispetto alle necessità delle imprese. Dall’altro lato si registrano disfunzioni spesso rilevanti nella filiera decisionale ed operativa all’interno dello stesso ambito, come ad esempio in agricoltura, con scarso coordinamento tra livello decisionale politico e livello amministrativo, con mancanza di coordinamento ed omogeneità tra livello regionale e territoriale, con il moltiplicarsi di interpretazioni divergenti tra territori diversi, ritardi procedurali dovuti in taluni casi alla necessità di dirimere questi contrasti. Secondo la Cia sarà fondamentale revisionare il quadro normativo e procedurale: siamo in presenza di un quadro normativo nazionale e regionale nel quale adempimenti, scadenze e procedure si moltiplicano in modo esponenziale applicandosi in eguale misura al grande gruppo industriale come alla micro-impresa agricola. Ciascun aspetto della vita imprenditoriale, da quelli sanitari a quelli ambientali, dalla disciplina del lavoro all’urbanistica, da quelli fiscali fino a quelli più specifici legati all’agricoltura, sono soggetti ad obblighi, procedure di controllo e sanzioni che diventano oggettivamente insostenibili per le imprese piccole e medie, prevalentemente a gestione familiare, che operano nel settore agricolo. Tale riordino è prioritario e deve puntare a ridurre e razionalizzare gli oneri burocratici in relazione del grado di priorità degli adempimenti ed alla proporzionalità riferita alle dimensioni economiche delle imprese. Infine avvicinare i cittadini e le imprese all’amministrazione: aumentare la capacità di dialogo tra cittadini, imprese ed amministrazione è sicuramente il modo più efficace per attuare la semplificazione. Questa strada va percorsa sulla base di due pilastri tra loro complementari ed essenziali: lo sviluppo della digitalizzazione delle procedure e la valorizzazione della sussidiarietà privata che va adeguatamente riconosciuta anche sul piano economico.

“Auguriamo buon lavoro alla nuova Giunta regionale, in particolare alla nuova assessora all’Agricoltura, Stefania Saccardi. Adesso rimbocchiamoci le maniche per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole e tutelare l’occupazione. Noi faremo il possibile per portare su ogni tavolo istituzionale le istanze del settore e risollevarlo da questa crisi”. E’ il messaggio di Marco Neri, presidente di Confagricoltura Toscana alla nuova amministrazione regionale. “Le nostre proposte sono già state messe nero su bianco e consegnate all’allora candidato, oggi governatore, Eugenio Giani. Qui le ribadiamo perché la situazione è molto preoccupante”. Tra le priorità, il futuro Piano di sviluppo rurale e la fase di negoziazione della nuova Pac che dovranno “vedere la Regione in prima linea per sostenere le imprese e adeguare gradualmente le nuove politiche di tutela dell’ambiente e dei consumatori per concedere alle attività il tempo di adeguarsi”. Tra le richieste più urgenti, la semplificazione dei processi amministrativi e la riduzione della burocrazia, insieme - aggiunge il presidente Neri - “ad un intervento urgente ed efficace contro i predatori e gli ungulati, diventati ingestibili in molte zone della Toscana, che mettono a rischio intere colture oltre che la sostenibilità economica delle produzioni e la sicurezza pubblica. Chiediamo inoltre un risarcimento certo per le imprese agricole, senza che sia vincolato a onerose e poco efficaci misure di prevenzione come le recinzioni chilometriche”.

Dal Recovery fund ai limiti degli aiuti di Stato, dalla politica agricola comune alla Brexit, dall’etichetta di origine al Nutriscore fino alla sostenibilità degli allevamenti e le denominazioni ingannevoli. Sono i temi al centro della riunione bilaterale avvenuta in forma digitale tra il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini e il Commissario Ue all’economia Paolo Gentiloni. E’ stata condivisa la strategicità del settore agroalimentare per l’economia nell’ambito dell’emergenza Coronovirus e l’esigenza di una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato per evitare di penalizzare gli investimenti privati nonchè la valutazione sulle criticità dell’etichettatura nutrizionale e l’importanza dell’indicazione di origine degli alimenti. Il Presidente della Coldiretti Prandini ha sottolineato l’importanza di aprire una discussione su possibili modifiche, per il settore agroalimentare, al codice doganale per quanto riguarda le regole d’origine e la definizione di prima trasformazione sostanziale e ha illustrato a Gentiloni la difficile situazione dei molti settori del comparto agricolo e della filiera dell’allevamento oggetto di continui attacchi nonostante l’impatto occupazionale e i forti investimenti che ne hanno rafforzato la sostenibilità. Ma è necessario – ha precisato Prandini - superare lo storico squilibrio nella distribuzione dei fondi europei che ha sempre penalizzato l’agricoltura italiana che è prima in Europa per valore aggiunto, qualità e sostenibilità ma è solo quarta per sostegni ricevuti da Bruxelles, respingendo l’idea di ulteriori livellamenti degli aiuti tra Stati membri che hanno condizioni di produzione diversi.

Redazione Nove da Firenze