Rubrica — La psicologa risponde

Se al figlio non piace il nuovo compagno di mamma?

Quando la lealtà affettiva verso il padre impedisce di andar d’accordo con il nuovo partner della madre


Gentile dottoressa,

mi sono separata da un anno e finalmente ho trovato un uomo che amo e che mi fa sentire amata, sono felice e credo proprio di meritarmelo dopo tutto ciò che ho passato con il mio ex.

Il problema è che mio figlio non va d’accordo con il mio nuovo compagno nonostante all’inizio sembravano piacersi molto. Cosa posso fare?

Cara signora,

qualsiasi età abbia suo figlio, quello che sta vivendo è un mix di sentimenti ambivalenti frutto della separazione tra voi genitori.

A prescindere dall’età un figlio che incontra il nuovo compagno della mamma si ritrova catapultato in una complessità emotiva difficile da gestire. Gelosia per la mamma, dolore per la personificazione della reale fine della storia tra babbo e mamma, curiosità e diffidenza per la nuova persona, dispiacere per babbo e senso di lealtà nei suoi confronti.

Sono passaggi che in qualche forma si vivono a qualsiasi età.

Quel suo “all’inizio sembravano piacersi molto” lascia intravedere un aspetto importante della lealtà: a suo figlio piace il suo nuovo compagno e questo può averlo fatto sentire in colpa nei confronti del padre. Riuscire a tenere dentro di sé l’affetto per 2 antagonisti così estremi non è semplice ed è per questa ragione che per facilitare il rapporto tra suo figlio ed il suo nuovo compagno deve fermarsi a riflettere sul suo ex marito in quanto padre. Cosa vede suo figlio? Vede un babbo in difficoltà? Lo vede triste e solo? Lo vede arrabbiato?

I figli hanno una buona relazione con il nuovo coniuge di un genitore solo se si sentono legittimati a farlo dall’altro genitore.

A volte i figli, soprattutto i più piccoli, cercano di agire e dare voce a quella che pensano sia la giustizia e suo figlio potrebbe sentirsi incaricato implicitamente (quindi senza consapevolezza né colpa di voi adulti) di esprimere la rabbia o il disappunto del babbo lasciato solo. Come a dire “ non ti arrabbi tu, lo farò io per te e non ti lascerò anche io”.

Queste configurazioni non sono necessariamente patologiche o conflittuali, di certo rischiano di far soffrire e quindi vanno intercettate e modificate.

Non sempre è un percorso semplice, non escludete l’idea di chiedere una consulenza da un terapeuta familiare.

La psicologa risponde — rubrica a cura di Paola Marangio

Paola Marangio

Paola Marangio — Psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare. Referente del sito PsicologiaFirenze.it. Membro dello staff clinico e didattico dell’Istituto di Terapia Familiare di Siena, ha lavorato nell’equipe del Centro di Terapia Familiare della ASL 10 di Firenze e si è occupata delle valutazioni psico-ambientali delle commissioni medico legali INPS. Collabora con la cooperativa sociale Matrix onlus in ambito della disabilità e psichiatria. Per inviare quesiti scrivere a:

E-mail: marangio@psicologiafirenze.it