Sblocca cantieri, Rossi: "Serve chiarezza sulle opere che vanno portate avanti"

Stella (FI): "Sbloccare i lavori pubblici per rilanciare economia e occupazione. Il settore edilizia è in grande crisi, Governo e Regione intervengano subito". Appalt:, pronta la proposta di legge della giunta regionale. Firmato un protocollo tra Comune di Campi Bisenzio e sindacati


Giornata sullo "Sblocca Cantieri" ieri a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio dei Ministri Conte, il vice Di Maio e il ministro alle infrastrutture Toninelli hanno incontrato Regioni, Province e Comuni: a seguire associazioni di categoria e sindacati. Ma la Toscana, insieme a tutte le Regioni che aspettano strade, ferrovie, porti e interporti, chiede non solo una discussione tecnica ma un confronto politico sulle opere da programmare, che sono molte altre oltre la Tav.

"Il decreto è necessario – commenta all'uscita da Palazzo Chigi il presidente della Toscana, Enrico Rossi – Lo Leggeremo e capiremo se veramente riuscirà a raggiungere gli obiettivi di semplificazione, accelerazione e snellimento che si prefigge" Una bozza di testo già c'è, la prossima settimana potrebbe arrivare nell'agenda del Consiglio dei ministri, un mese forse per chiudere. "Rimane però – prosegue Rossi – la necessità di fare chiarezza sulle opere su cui si vuole andare avanti. Ci vuole chiarezza politica se farle o non farle, che è poi il miglior modo per accelerarle". Si tratta di un nodo da sciogliere velocemente per il presidente della Toscana e un passo necessario anche per allineare i programmi di Regioni e enti locali con quelli del Governo. "Saranno necessari incontri con il Governo Regione per Regione" dice. "Da noi in Toscana - spiega – ci sono tante opere ferme: opere che dipendono da interventi misti, da interventi dello Stato o di di agenzie dello Stato che hanno concessioni". "E il clima di incertezza che si è creato non aiuta ad aprire i cantieri – rimarca Rossi - E' un problema sia di norme che di politica".

Nel corso della riunione sono stati chieste, da parte dei Comuni, semplificazioni nelle progettazioni per la manutenzioni ordinarie e per le piccole opere: per superare ad esempio la necessità oggi di avere un progetto esecutivo e non solo definitivo. Sono stati chiesti interventi normativi sui contenziosi, ricevendo dal Governo rassicurazioni. Si è parlato della cosiddetta ‘short list' nel caso di fallimento dei primi aggiudicatari di una gara e di proposte per sbloccare l'edilizia sanitaria. Ma è il confronto politico che rimane essenziale per le Regioni.

"Serve una revisione normativa per accelerare e risolvere problemi aperti, anche sul contenzioso amministrativo che fiacca l'iniziativa delle pubbliche amministrazioni – dice il presidente della Toscana – ma è fondamentale che ci sia accordo politico sul fatto di realizzare le opere pubbliche. Se si alimentano polemiche e dubbi, ci si ferma". E le opere pubbliche invece, ricorda, sono un volano importante per lo sviluppo economico, in un'Italia dove gli investimenti oggi sono troppo pochi. Vi sono opere in tutta la penisola in attesa di essere finanziate, altre con progetti pronti ma risorse ferme e poca convinzione a farle partire, si lamenta la Conferenza delle Regioni.

La Toscana, da parte sua e per quanto poteva si è mossa. A dicembre 2018 ha previsto nel triennio 2019-2021 un miliardo di investimenti, metà dei quali concentrati sul 2019. Nei giorni scorsi la giunta ha dato il via libera anche ad una proposta di legge che riforma in parte le procedure sugli appalti. Ma i veri nodi li deve sciogliere il Governo. 

 "Sbloccare le opere e i lavori pubblici pendenti a Firenze, porterebbe nella nostra città oltre 2.000 posti di lavoro in più. Le grandi opere servono a modernizzare il Paese, a fornirlo di infrastrutture importanti che rendono un servizio alla collettività e rilanciano l'economia. Si faccia presto, il settore dell'edilizia è in grande crisi, e serve un intervento urgente di Regione e Governo". Lo chiede il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella, coordinatore fiorentino di Forza Italia. "Dobbiamo ridurre i ritardi creati dai contenziosi amministrativi - avverte Stella -. Non è possibile vedere ferme opere già cantierizzate e finanziate. Si spreca denaro pubblico così, e si lasciano i lavoratori a casa. A Firenze negli ultimi dieci anni si sono persi circa 5.000 posti di lavoro nelle costruzioni, da 12300 a 7300 lavoratori. E le aziende edili sono calate di un terzo, da 2500 a 1650. Per rilanciare il settore occorre una politica industriale per l'intera filiera: dall'edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi".

Gli appalti in Toscana

Il protocollo con associazioni di categoria e sindacati è stato firmato a gennaio ed ora arriva la nuova legge sugli appalti, che traduce in norme i contenuti dell'intesa. In giunta l'ha portata l'assessore alla presidenza Vittorio Bugli e l'obiettivo rimane lo stesso: valorizzare lavoro e aziende ed evitare che una gara d'appalto si trasformi in una corsa al ribasso sui costi della manodopera, della sicurezza e tutela della salute, sulla qualità dell'opera e dei servizi messi a gara. Un rischio ancora maggiore in periodi di crisi economica, con la beffa di mettere ai margini le imprese più corrette e più attente alla qualità del lavoro e ai diritti dei lavoratori. Nella proposta di modifica delle legge 38 del 2007, che ha avuto il via libera della giunta, spunta così il Durc di congruità, ovvero l'inserimento nel documento di regolarità contributiva (il Durc, che va acquisito nella fase di esecuzione del contratto) di una ulteriore verifica della congruità fra numero dei lavoratori dichiarati, importo dell'opera e versamenti contributivi per contrastare il lavoro sommerso ed irregolare. La sperimentazione riguarda gli appalti sopra i 2 milioni di euro. Viene rafforzata la clausola sociale, introducendo criteri di premialità soprattutto per gli appalti di servizi, in modo da incentivare il riassorbimento della manodopera da un'azienda all'altra, dall'appaltatore uscente a quello entrante, ma anche il mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive, con il superamento del Job Act per i lavoratori assunti prima. Per favorire la partecipazione delle piccole imprese start-up alle gare si rafforza, soprattutto per i servizi, l'obbligo di suddividere la gara d'appalto in lotti di dimensione adeguata. Si introducono specifiche premialità per raggruppamenti temporanei di piccole e micro imprese. Nei casi poi in cui la stazione appaltante decidesse di restringere il numero delle imprese per la partecipazione alle gare, soprattutto per i lavori pubblici, attraverso il criterio del sorteggio, si consente di riservare la partecipazione alle gare per una quota fino al 50% alle imprese con sede legale ed operativa in Toscana. Ma non è tutto. Sul fronte dell'impegno per la legalità si rafforza il ruolo dell'Osservatorio regionale sugli appalti, che, oltre a monitorare il mercato, segnalerà eventuali ‘anomalie' rispetto alla media di gare analoghe. Si introduce il ‘patto di integrità', un documento che contiene una serie di obblighi che rafforzano comportamenti trasparenti e corretti sia per l'amministrazione che per gli operatori economici, la cui accettazione costituisce presupposto necessario per partecipare alle singole procedure di affidamento. Si garantisce con l'anonimato (la cosiddetta ‘disciplina del whistleblower') il dipendente che segnali l'esistenza di illeciti di cui sia venuto a conoscenza. Infine nel prezzario regionale si introduce, accanto a quelli territoriali, un ambito regionale.

La spesa pubblica veicolata attraverso le gare per l'affidamento di lavori o per la fornitura di beni servizi rappresenta un fattore importante per la crescita della Toscana: attiva circa il 5% del Pil. Secondo gli ultimi dati disponibili (Irpet), il numero delle procedure di gara di importo superiore ai 40 mila euro è stato nel 2017 pari a 9.101, 887 in più rispetto al 2016. E il 2018, dalle prime rilevazioni, risulta in linea con il precedente anno. In particolare nel 2017 sono state fatte 2.590 gare di appalto per lavori, 3.606 per servizi, 1.194 per forniture sanitarie, 1.711 per forniture non sanitarie. Gli importi messi a gara sono stati in tutto pari a 6,1 miliardi (nel 2016 erano stati 4,9). Di questi 1.578 euro sono stati affidati per lavori, 2.810 euro per servizi, 392 mila per forniture non sanitarie e 1.294 per forniture sanitarie. I dati fanno riferimento non solo alle gare di Regione Toscana, ma alle procedure di tutte le stazioni appaltanti pubbliche del territorio, nonché delle amministrazioni centrali per contratti da eseguire in Toscana (che valgono da sole circa un terzo). A dicembre 2018, in occasione dell'approvazione del bilancio, la Regione ha previsto nel triennio 2019-2021 un miliardo di investimenti, metà dei quali concentrati sul 2019. La Regione è diventata soggetto aggregatore per la Toscana, insieme alla città metropolitana di Firenze. Questo vuol dire che gli enti locali, per una serie di forniture, sono obbligati ad utilizzare le gare della Regione. Con il riordino inoltre delle funzioni provinciali, la Regione ha acquisito la gestione diretta delle gare per la viabilità e la difesa del suolo.

È stato sottoscritto giovedì mattina dal Comune di Campi Bisenzio e dai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL il "Patto per il Buon Lavoro" con il quale l'Amministrazione comunale si impegna ad inserire garanzie a tutela della qualità del lavoro negli appalti dell'Ente.
Alla firma hanno preso parte il sindaco, Emiliano Fossi, gli Assessori Giovanni Di Fede e Lorenzo Loiero, Bernardo Marasco per la CGIL Firenze, Fabio Franchi per la CISL e Paola Vecchiarino della UIL Toscana.

Redazione Nove da Firenze