Sant’Orsola, ombra di San Lorenzo: Firenze ci riprova

🚀 DRONE Sant'Orsola, le immagini dal cielo

Circa 4 milioni di Euro stanziati dalla Città Metropolitana per facciate e tetto pericolanti


Oggi è pericolante. Il grande immobile abbandonato, ex Convento, ex Manifattura e poi dormitorio, mancata Caserma, anni di silenziosa agonia, fa ombra a San Lorenzo. 

Passaggi di proprietà tra Stato Regione Provincia e Comune, progetti di edilizia sociale e funzioni pubbliche, poi inviti a comprare e "buste vuote". 

Altri 4 milioni di Euro stanziati dalla Città Metropolitana nell’atto di variazione al bilancio di previsione per il 2018-2020. Circa 2,8 mln per la riqualificazione delle facciate degradate; 1,6 mln per il tetto pericolante. 

Il sindaco Nardella: "Interverremo direttamente come Cittá metropolitana. Per la destinazione finale lavoreremo insieme ai cittadini del quartiere". In partenza anche un terzo intervento per rendere fruibile da fiorentini e turisti un percorso nell'area degli scavi archeologici realizzati dall'equipe del professor Silvano Vinceti a caccia delle spoglie di Monna Lisa, Lisa Gherardini del Giocondo. 

La Città Metropolitana ha fatto partire in questi giorni, subito dopo aver avuto l'atteso parere della Soprintendenza sul progetto, la gara per il rifacimento delle coperture del complesso di Sant'Orsola. La scadenza per le offerte è il 5 settembre, si prevede che i lavori, dopo i tempi tecnici necessari per l'affidamento, inizino entro l'anno. La spesa finanziata per i nuovi tetti è di 1,6 milioni.
Pronto anche il progetto preliminare per il rifacimento delle facciate, che sarà oggetto di una ulteriore gara che, completata la fase esecutiva alla fine di settembre e ottenuto il via libera dalla Soprintendenza, si ipotizza potrà partire prima della fine dell'anno. Per questo intervento sono previsti nel quadro economico altri 2,8 milioni di euro.
Ne dà notizia oggi il sindaco Metropolitano Dario Nardella, che segue quotidianamente il lavoro dei tecnici, all'opera per dare una sistemazione definitiva al complesso di Sant'Orsola e restituirlo alla città.
"Dopo il venir meno della proposta privata dei mesi scorsi - ha detto il sindaco Nardella - ho deciso di prendere il toro per le corna e di intervenire direttamente come Città Metropolitana, trovando le risorse necessarie per l'inizio dei lavori. Partiamo con i lavori strutturali, che sono fondamentali per avviare la riqualificazione e procedere successivamente con il completamento degli spazi interni per il quale siamo già al lavoro per trovare la migliore soluzione di finanziamento attraverso un partenariato pubblico/privato". "Per la destinazione finale dell'intero complesso - ha spiegato - lavoreremo insieme ai cittadini del quartiere per individuare le migliori soluzioni compatibili con il progetto di riqualificazione. La rinascita di Sant'Orsola è una risposta all'intero quartiere, sia in termini culturali e di vivibilità, che dal punto di vista del degrado. É un patrimonio della nostra comunità che deve essere vissuto appieno da chiunque, a partire dai fiorentini".
In parallelo con l'intervento sulle facciate, che riguarderà i quattro fronti del complesso su via Sant'Orsola, via Guelfa, via Panicale e via Taddea, sarà sviluppata anche la progettazione di un percorso fruibile per fiorentini e turisti della zona degli scavi archeologici, che comprende alcuni locali e due cortili interni. Questo ulteriore affidamento comporterà lavori di adeguamento e agli infissi.
Intanto proprio oggi operatori della protezione civile metropolitana hanno completato un intervento, iniziato lunedì, di svuotamento del parcheggio al piano interrato di Sant'Orsola dalle acque accumulate.

«È un’ottima notizia - dichiara l’architetto Anna Grande che collabora da anni con il gruppo di lavoro Santorsolaproject - che dimostra come la ‘cittadinanza attiva’ sia un attore fondamentale per avviare percorsi di rigenerazione urbana e di valorizzazione degli spazi pubblici dismessi, convincendo con le proprie iniziative gli amministratori a programmare investimenti pubblici per i beni pubblici e comuni e a impegnare in questi processi il loro ‘capitale politico’».

«È dal 2013 - continua l’arch. Grande - che col Santorsolaproject lavoriamo affinché la questione della riqualificazione del Sant’Orsola entri nell’agenda pubblica della città e poi in quella politica dell’Amministrazione. Ma ancora l’anno scorso un finanziamento pubblico di questa entità era considerato dall’Amministrazione impraticabile, mentre il Santorsolaproject ha sempre e in ogni sede riaffermato la strategicità e la redditività dell’investimento, nonché promosso l’integrazione del necessario flusso finanziario con i fondi disponibili a livello europeo. Tutta Firenze deve sapere che se oggi lo scenario è totalmente cambiato è merito delle tante persone che vivono e lavorano nel rione San Lorenzo che generosamente si sono attivate e coordinate per orientare le decisioni degli amministratori fino a determinare l’attuale cambiamento di prospettiva».

«Tuttavia - puntualizza il professor Vincenzo Bentivegna, economista urbano, coinvolto da sempre nel gruppo di lavoro per la valorizzazione del rione San Lorenzo - a fronte del riconoscimento dell’interesse strategico per la città che l’annuncio di questi investimenti pubblici attesta, è necessario che da oggi Nardella si impegni ad adottare tutti i provvedimenti utili a promuovere la trasparenza e l’efficacia del governo del processo di rigenerazione, e a garantire l’interesse pubblico. In altre parole, è necessario costruire un ‘processo di decisione collaborativo’ finalizzato al recupero del Sant’Orsola e al rilancio del rione San Lorenzo, non si tratta, infatti, solo di assicurare una forte ed efficace partecipazione dei cittadini, ma piuttosto di concepire il recupero dell’ex Convento come un vero e proprio processo strutturale di trasformazione di questa parte della città. Qui non si tratta solo di recuperare alla collettività un grande e importante luogo monumentale, ma di rilanciare l’intero rione. Il recupero del Sant’Orsola dovrà diventare l’innesco di un processo più ampio e più lungo, capace di mobilitare energie e risorse, anche nuove e diverse, piccole e grandi. L’esperienza col Santorsolaproject mi permette di assicurare l’Amministrazione che, se interpreta il recupero del Sant’Orsola come l’inizio di un percorso comune costruito sulla base di un programma chiaro, comprensibile e, soprattutto, costruito insieme, la questione della valorizzazione del rione San Lorenzo cambierà di scala e di qualità».

«Quindi e in primo luogo - continua il prof. Bentivegna - è necessario migliorare le pratiche adottate per la comunicazione istituzionale e la partecipazione dei cittadini e dei soggetti economiciinteressati, con l’istituzione di ‘un’unità di lavoro’ dedicata, stabile, coesa e finalizzata al successo dell’investimento, una ‘cabina di regia’ dotata di capacità decisionale per predisporre i necessari ‘adattamenti’ del processo-progetto alle diverse fasi della riqualificazione, in pratica si tratta di organizzare gli strumenti idonei a garantire la governabilità, senza soluzione di continuità, di un progetto complesso, di medio-lunga durata, e con un significativo impatto sulla rete economico-sociale del territorio. E poi, di organizzare un concorso di progettazione capace di attrarre idee, contributi e risorse, affinché si integrino in forma sinergica i progetti di rigenerazione della struttura con i sistemi della mobilità, della gestione dei rifiuti e dell’energia».

Nel giugno del 2017, per il gruppo di lavoro Santorsolaproject, Goffredo Serrini, docente di rigenerazione urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Ateneo fiorentino, ha redatto un ‘foglio di istruzioni per aprire la scatola’, da allegare agli eventuali progetti di recupero, affinché si inseriscano in modo efficace e sinergico nella rete economica e sociale del rione San Lorenzo. Ospitato dal Corriere Fiorentino (2.6.2017) il contributo si articola in sei linee guida: cooperazione, porosità, partecipazione, integrazione, risarcimento e memorie.

«In proposito sarebbe opportuno - nota Goffredo Serrini - che Nardella finalmente chiarisca quale ipotesi di recupero ha in mente, dopo il naufragio della ‘cordata Bocelli’, in che modo intenda investire gli annunciati 20 milioni di Euro, ovvero da quale programma ripartire, da quali idee e funzioni, con quali interlocutori, da quali proposte e percorsi condivisi con la comunità, e se intenda arrivare alla costruzione di un bando per un concorso di progettazione, prevedendo allo stesso tempo la possibilità di utilizzare realmente gli spazi del piano terra del complesso per usi temporanei e transitori di carattere culturale, recentemente e incredibilmente negati a fronte delle proposte del Santorsolaproject per un evento dell’Estate Fiorentina in collaborazione con il Centro Studi Dallapiccola e il Conservatorio di musica».

Redazione Nove da Firenze