​Regolamento Urbanistico di Firenze: restauro e ristrutturazione per evitare abbandoni

Lettera aperta dell'Ordine degli Architetti


 Una lettera aperta firmata dalla presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze Serena Biancalani inviata oggi a sindaco, assessori, gruppi consiliari, presidenti delle commissioni e presidenti dei Quartieri del Comune di Firenze.

 “La posta in gioco riguarda il futuro di tutti. Prima della variante circa il 42% del patrimonio edilizio comunale era limitato agli interventi di restauro. Non possiamo lamentarci dei molti immobili inutilizzati o non mantenuti se non affrontiamo con equilibrio le esigenze di tutela e gli usi che possono giustificare gli investimenti. L’introduzione della sottocategoria della 'ristrutturazione edilizia con limitazioni' non risolve tutti i problemi. La salvaguardia e valorizzazione dei tessuti edilizi non coincide necessariamente con l’ingessatura dei singoli edifici, anzi il rinnovo fino anche alla sostituzione edilizia possono essere i migliori antidoti al degrado, alla residenzialità dei giovani, alla vitalità dei contesti urbani. Serve allora che il prossimo Piano Operativo approcci in modo diverso il patrimonio edilizio esistente, differenziando la classificazione, stringendo o allargando la tutela in relazione alle caratteristiche dei singoli edifici”.

La lettera:

Caro Sindaco, cari Assessori, cari Consiglieri, cari Presidenti,

la recente approvazione della variante al Regolamento Urbanistico del Comune di Firenze concernente la ridefinizione degli interventi ammissibili e l’introduzione della sottocategoria della “ristrutturazione edilizia con limitazioni”, tenuto conto del dibattito che si è sviluppato prima e dopo, ci suggerisce di tornare sull’argomento con parole semplici, comprensibili a tutti i cittadini e non solo agli esperti.

La posta in gioco non riguarda interessi limitati ma il futuro di tutti, per questo il dibattito non può essere confinato agli addetti ai lavori e svolto solo con linguaggio tecnico.

Gli Ordini Professionali che sono stati banalmente dipinti come portatori di interessi corporativi, talvolta per giustificare e talvolta per avversare la variante, hanno ben altro da offrire alla città.

Inizieremo parlando di “Restauro”, della manipolazione e dell’uso improprio di questa definizione. A scala cittadina, a partire dagli anni ’90, si è ritenuto di comprimere nella categoria del “Restauro e risanamento conservativo” ogni intervento su gran parte del patrimonio edilizio, costituendo un’anomalia nel panorama della disciplina urbanistico-edilizia.

L’estensione impropria della categoria del restauro, invece di rafforzare la tutela, finisce per svilire il concetto stesso di “restauro” nel momento in cui il numero dei beni tutelati perde ogni relazione con le risorse economiche e con le dinamiche della città.

In un vero intervento di restauro, oltre la forma e le relazioni spaziali, è centrale la salvaguardia della materia, e anche i dettagli minori possono assumere un grande significato, per questo il vincolo del restauro deve essere applicato con parsimonia e con la consapevolezza di tutte le sue implicazioni. Interroghiamoci inoltre su cosa sia giusto e possibile fare all’interno di un edificio vincolato al restauro.

Se in linea generale, senza riferimento alla specificità dell’edificio, dovesse prevalere la tesi che non si possa cambiare destinazione d’uso (vedi sentenza Palazzo Tornabuoni) oppure che non si possano fare frazionamenti, ci troveremmo davanti a una categoria di intervento edilizio assai poco utilizzabile.

È evidente che in alcuni casi l’eccezionalità del bene, tramite scelte di pianificazione urbanistica, potrà comportare l’obbligo di mantenimento della destinazione d’uso e il divieto di frazionamento, ma altra cosa è generalizzare tali limiti a tutti gli interventi di restauro.

Prima della variante circa il 42% del patrimonio edilizio del Comune di Firenze era limitato agli interventi di restauro. Una disciplina già incongrua all’origine, che ha mostrato la sua insostenibilità alla luce di recenti pronunciamenti giurisprudenziali.

Non possiamo lamentarci dei molti immobili inutilizzati o non mantenuti, come sarebbe opportuno, se non affrontiamo con equilibrio le esigenze di tutela e gli usi che possono giustificare gli investimenti.

L’introduzione della sottocategoria della “ristrutturazione edilizia con limitazioni” non risolve tutti i problemi. Nella pratica si potranno fare gli stessi interventi che si facevano con il restauro, la differenza sarà solo la maggiore certezza del diritto e la migliore agilità burocratica.

Se questo provvedimento può essere sufficiente per gli immobili di maggior pregio, risulta ancora inadeguato per gli interventi su immobili privi di particolare specifico valore, così classificati solo perché facenti parte di un determinato aggregato urbano.

La salvaguardia e valorizzazione dei tessuti edilizi, non coincide necessariamente con l’ingessatura dei singoli edifici, anzi il rinnovo fino anche alla sostituzione edilizia possono essere i migliori antidoti al degrado, alla residenzialità dei giovani, alla vitalità dei contesti urbani.

Serve allora che il prossimo Piano Operativo (ex Regolamento Urbanistico) approcci in modo diverso il patrimonio edilizio esistente, differenziando la classificazione, stringendo o allargando la tutela in relazione alle caratteristiche dei singoli edifici.

Come professionisti e come cittadini porgiamo queste riflessioni in quanto il tema urbanistico edilizio sarà sicuramente affrontato nei prossimi mesi in vista delle elezioni amministrative: confidiamo quindi in un confronto vero, ben ancorato alla realtà di questa città e capace di condurci oltre gli evidenti limiti attuali.

Cordiali saluti,

Redazione Nove da Firenze