Zeffirelli e Fallaci, fiorentini veri incompresi a Firenze

Oriana domani avrebbe compiuto 90 anni: era nata il 29 giugno 1929. Nel 2006, anno della morte della giornalista, il Maestro affidò al libro di Riccardo Mazzoni un ricordo articolato e commosso della sua grande amica, "la donna fiorentina più importante del XX secolo"


Domani ricorrono i 90 anni dalla nascita di Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006). Una figura controversa a Firenze, non tutti l'hanno apprezzata come lei si aspettava. Stessa sorte capitata a Franco Zeffirelli, recentemente scomparso. Anche lui fiorentino vero, anche lui non compreso a pieno nella sua città.

Per ricordare entrambe le figure di grandi fiorentini, proponiamo un ricordo della Fallaci che il Maestro affidò al giornalista Riccardo Mazzoni nel 2006, quando era direttore del Giornale della Toscana. Il ricordo scritto da Zeffirelli è la prefazione del libro "Grazie Oriana. Vita, battaglie e morte dopo l'11 settembre", scritto da Mazzoni (grande amico e confidente della Fallaci, è andato a trovarla anche a New York) per i tipi della Società Toscana di Edizioni.

di Franco Zeffirelli

Con la scomparsa di Oriana Fallaci, perdiamo una donna coraggiosa e leale, una grandissima scrittrice, forse la donna fiorentina più importante del secolo XX per la straordinaria figura che è diventata nel mondo pur rimanendo una fiorentina di grande razza. Per questo ho accettato volentieri l’invito di dire qualche parola di introduzione al bel libro scritto da Riccardo Mazzoni.
L’immenso successo che Oriana ha avuto in tutto il mondo non l’ha allontanata dalle sue origini. Quando si è resa conto che i suoi giorni erano contati è voluta ritornare a Firenze, nell’attesa del congedo definitivo. La morte di Oriana, la mia Oriana, la nostra Oriana, è una tragedia per l’umanità. Lo è per chi l’ha conosciuta e per quelli che non la potranno mai conoscere. Lo è per chi, come me, ha avuto la fortuna e il privilegio di esserle amico, amandola anche per i suoi arditissimi difetti che addosso a lei diventavano modelli di virtù in una città come Firenze, che ha generato geni di superiore statura ma anche tanta gente iniqua e vile.
Incredibilmente lo schieramento di estrema sinistra che tiene in ostaggio la giunta fiorentina ha accolto la scomparsa di Oriana nel modo più volgare e barbaro, lasciando esplodere senza riguardo alcuno il suo risentimento verso di lei e contro tutto quello che questa donna straordinaria rappresentava. Ha rifiutato di insignirla del Fiorino d’oro destinato a quei fiorentini che nel miglior modo hanno rappresentato Firenze nel mondo e, per di più alla proposta di dedicarle un luogo della città, dove è nata e dove è voluta tornare a morire, quel branco di funzionari che in un paese civile sarebbero stati costretti a dare le proprie dimissioni all’istante si sono allontanati, come uno stormo di cornacchie, indignati per l’inaudita proposta. Inutile ricordare che il loro comportamento ha suscitato universale disprezzo e indignazione. Ho sentito come mio dovere deporre il mio Fiorino sulla sua bara anche a nome di tutti i fiorentini che hanno pianto la sua morte.
Ma la tua scomparsa cara Oriana, non mi porta nel cuore soltanto dolore e indignazione. Come milioni e milioni di europei che ancora per fortuna hanno la testa sulle spalle, sono anche io angosciato ogni giorno di più per il pericolo mortale che ci sovrasta tutti, che tu per prima vedesti chiaramente dopo l’11 settembre e denunciasti subito con il coraggio e la forza che ti hanno sempre distinto. Ma il mondo civile non trovò la forza per seguirti: siamo stati dunque, tutti, seppure in diversa misura, dei traditori e dei vili.
Sono passati cinque anni da allora ed è ormai chiaro quanto sia grande il pericolo che corre l’Occidente, la nostra civiltà e la nostra stessa esistenza. E sono proprio coloro che si proclamano “araldi del progresso e della difesa della nostra cultura e dei nostri ideali”, quegli stessi politici dell’estrema sinistra che tanto odiavano Oriana, a voler spianare la via al massacro dei nostri valori e forse, addirittura, della stessa esistenza della nostra civiltà.
Noi non potremo o dovremo mai seppellirti nell’oblio, cara Oriana, perché tu avevi visto per prima il pericolo che ci sovrastava e l’avevi urlato con tutta la tua forza a un mondo di sordi, di ciechi e di vigliacchi.
Ma non voglio chiudere con una disperata rassegnazione questo tuo ricordo.
Spesso si parla di scontro di civiltà, di confronto fra religioni e di quanto altro. Io ho, però, maturato nel mio animo un ragionamento che dovrebbe in qualche modo consolarci: si parla tanto dunque di un conflitto di civiltà. Conflitto vuol dire sfida tra due culture, tra due civiltà che si contendono il mondo. Ma questi scellerati, che sono in balìa di infami consiglieri e dei loro deliranti maestri nelle moschee, cosa hanno da offrirci? Nulla, assolutamente nulla in nessun campo. Sarebbe, per usare un raffronto sportivo, come far giocare una partita fra una squadra di un campionato di giovani in promozione con la prima in classifica della serie A. Può darsi benissimo, anzi è la evidente prospettiva che abbiamo davanti a noi, che costoro vogliano conquistare in qualche modo il nostro pianeta, ma è gente rimasta indietro nella storia di molti secoli, secoli bui.
Non vedo dunque – a parte gli orrori che certamente ci aspettano (perché sono una razza che uccide, strangola e taglia le gole con la massima disinvoltura) dove potrà condurli la violenza alla conquista dell’Europa. E’ follia soltanto pensarlo.
Mi pare che la risposta che ci viene sulle labbra dovrebbe confortarci e confortare anche il tuo spirito, mia carissima Oriana.
Hai lasciato questa terra con il cuore colmo di ansie e di timori per il nostro futuro, hai tanto lavorato, ora, ti prego, riposa in pace.

Redazione Nove da Firenze