Nel bagaglio di Mario: gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux

Percorso espositivo in programma dal 21 gennaio al 27 febbraio all’Archivio Contemporaneo Bonsanti

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Gennaio 2026 17:05
Nel bagaglio di Mario: gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux

La mostra Nel bagaglio di Mario… Gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux, a cura di Simone Magherini, Riccardo Sturaro e Stefano Verdino, è dedicata alle agende, ai taccuini e ai block-notes di Mario Luzi conservati all’Archivio Bonsanti, in cui egli concretamente realizzava le proprie opere. 

Attraverso l’indagine di questi materiali, verrà proposta un’immersione nel “bagaglio” di uno dei più grandi autori italiani del Novecento. Il percorso espositivo, in programma dal 21 gennaio al 27 febbraio, all’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux, in via Maggio 42 a Firenze, sarà visitabile gratuitamente, prenotandosi ad archivio@vieusseux.it

“Questa mostra rappresenta un’occasione preziosa per entrare nel laboratorio creativo di Mario Luzi, uno dei massimi poeti del Novecento e una figura centrale della cultura italiana ed europea” – sostiene l’assessora alla Cultura della Regione Toscana Cristina Manetti. “Gli scartafacci, i taccuini e le agende conservati al Gabinetto Vieusseux restituiscono non solo il rigore e la complessità del suo lavoro poetico, ma anche il profondo legame tra scrittura, vita e impegno civile. Valorizzare e rendere accessibili questi materiali significa rafforzare il ruolo degli archivi come luoghi vivi di conoscenza e trasmissione della memoria culturale, e ribadire l’importanza della Toscana come terra che continua a custodire, studiare e promuovere i grandi protagonisti della nostra tradizione letteraria”.

“Grazie a questa mostra è possibile riscoprire e apprezzare appieno Mario Luzi, una voce che ha saputo attraversare il Novecento con una profondità e una sensibilità rarissime” – dichiara l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini. “Svelare l’officina di Luzi, a partire dal prezioso ritrovamento di sei liriche inedite, significa rendere omaggio alla sua statura letteraria e offrire l’occasione unica di entrare nel laboratorio creativo di un poeta che ha vissuto Firenze come un costante terreno di riflessione e di dialogo civile”.

“L’ho conosciuto bene, Mario Luzi – commenta Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Vieusseux – più di una volta abbiamo parlato di Toscana e di storia al tempo della mia presidenza del consiglio regionale. Alla Festa della Toscana dedicò una magnifica poesia contro la pena di morte: Ab inferis. Sarà il nostro protagonista a Testo, un omaggio dovuto alla grande poesia”.

“La mostra – aggiunge Michele Rossi, direttore del Gabinetto Vieusseux – celebra Mario Luzi palesando ed analizzando il suo “bagaglio creativo”, ovvero i taccuini e i quaderni su cui il poeta instancabilmente scriveva, riscriveva e ripensava i propri testi, prima che approdassero alla pubblicazione. Dal Fondo Luzi dell’Archivio Contemporaneo emergono, difatti, autografi, scartafacci e inediti che ci offrono nuove prospettive per studiare e apprezzare questo maestro del Novecento. Vengono, inoltre, esposti per la prima volta anche volumi che Luzi aveva donato ad amici e interlocutori, i quali a loro volta hanno letto, inciso e chiosato, instaurando oltre il tempo e lo spazio dei dialoghi a distanza che i libri prodigiosamente permettono e che un luogo come il nostro Archivio custodisce e promuove”.

Come nasce una poesia? E come lavora un poeta? Queste sono le domande sottese alla parte iniziale della mostra. Per rispondere i curatori ricostruiscono il percorso creativo che conduceva Luzi dalla stesura dei primi abbozzi alla pubblicazione delle sue raccolte. “Si tratta di un processo lungo e tortuoso – spiegano – che comprende numerose redazioni e “varianti”, in una tensione continua verso il risultato finale”.

Ma gli “scartafacci” luziani non ci raccontano solo il Luzi-scrittore, chiuso nella sua officina, bensì ci parlano anche del Luzi-uomo, aperto al mondo, serbando traccia delle domande, delle passioni e degli ideali che lo hanno animato. “Perciò – continuano i tre studiosi – nella seconda parte dell’esposizione mostreremo alcune pagine che testimoniano l’amore di Luzi per l’arte, la sua intensa spiritualità, il suo impegno civile in favore della giustizia e della pace, nonché alcune sue amicizie e simpatie, tra cui quella per Fabrizio De André, definito artista della chanson”.

Infine, nella terza sezione, verranno restituite – per la prima volta in assoluto – sei liriche composte da Luzi nei suoi quaderni, ma mai diffuse. Esse sono solo una piccola parte di un più ampio corpus di inediti di prossima pubblicazione, scoperti da Riccardo Sturaro durante le sue ricerche dottorali. Ciascun autografo sarà affiancato dalla trascrizione e dalla presentazione dell’occasione da cui è scaturito e alla luce della quale diviene intelligibile appieno. “L’Archivio si rivelerà così una risorsa imprescindibile, non solo per conoscere meglio la personalità dell’autore e il suo modo di lavorare, ma anche per completare la sua opera con nuovi e sorprendenti tesori”, concludono i curatori.

Accompagneranno il percorso una ricca serie di ritratti del poeta di Adriana Pincherle, Silvano Campeggi, Quinto Martini, Mario Francesconi e altri artisti e fotografi. Vi sarà inoltre una scelta di libri luziani con dedica ad amici intellettuali, quali Carlo Betocchi, Vasco Pratolini e Ottone Rosai. Da ultimo, si potrà ammirare la mitica macchina da scrivere Olivetti di Luzi, gentilmente concessa dal Centro Studi La barca di Pienza.

Simone Magherini è professore di letteratura italiana all’Università di Firenze, dove dirige il Centro di Studi “Aldo Palazzeschi”, ed è membro del consiglio d’amministrazione del Gabinetto Vieusseux. I suoi interessi scientifici spaziano dal Seicento al Novecento e si concentrano intorno a Francesco Redi, Niccolò Tommaseo e ai protagonisti dell’avanguardia storica.

Riccardo Sturaro, dottorando in filologia e letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia, ha svolto una ricerca triennale sui manoscritti luziani, che sta alla base della mostra.

Stefano Verdino già professore di letteratura italiana all’Università di Genova, si occupa di poesia contemporanea (Montale, Caproni, Viviani), di autori di primo Ottocento (Manzoni, Leopardi, Romani) e del Tasso. È uno dei maggiori esperti di Mario Luzi – di cui è stato a lungo amico e stretto collaboratore – e di cui ha curato per i Meridiani Mondadori l’opera poetica, nel 1998. 

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