Multiutility regionale: la Cgil Toscana invoca la ripubblicizzazione dei servizi

Gli fa eco il Comitato per il WWF di Pistoia e Prato


Firenze, 18-12-2020- E’ di questi giorni la presentazione del progetto di una grande holding che unirà i servizi di erogazione di acqua, energia/gas e rifiuti dei Comuni di Firenze, Prato ed Empoli, con la fusione di società quali Publiacqua, ESTRA/Consiag, Publiservizi ed Alia. Una mega società che si occuperà dei servizi essenziali offerti ai cittadini.

"Il settore dei servizi pubblici locali è strategico per tenere assieme questione ambientale, ruolo del pubblico, coinvolgimento dei cittadini e dei lavoratori. E’ altresì una leva di intervento economico anticiclico straordinaria. Gli obbiettivi di ogni intervento di revisione, necessario e possibilmente organico, dovrebbero garantire entro il perimetro regionale le strutture societarie di gestione, i livelli di indirizzo e gli ambiti ottimali. Occorre tendere alla ripubblicizzazione dei servizi, massima per quanto riguarda il servizio idrico integrato: oltre alla coerenza con referendum sulla ripubblicizzazione e gli atti di indirizzo recentemente assunti, bisogna prevedere un intervento ingente di messa in sicurezza della risorsa idrica, in sintonia con la richiesta dell’ente Regione di 2,5 miliardi di euro di risorse europee. Superando il meccanismo che scarica in tariffa gli investimenti, garantendo una tendenziale omogeneità tariffaria e di trattamento dei lavoratori per tutto l’ambito regionale. - scrive Maurizio Brotini, Segretario Cgil ToscanaNella gestione dei rifiuti è necessario un passaggio qualitativo e quantitativo che conduca dal piano dei rifiuti al piano dell’economia circolare, con il coinvolgimento entro il perimetro di gestione degli stessi rifiuti industriali. Introducendo inoltre come indicatore virtuoso il tasso di circolarità, assieme alla percentuale di raccolta differenziata. La chiusura dei cicli dei rifiuti industriali, ad oggi totalmente nelle disponibilità dei soggetti privati, può e deve prevedere, a partire dalle filiere e distretti individuati nel Patto per lo sviluppo sottoscritto a livello regionale, forme di integrazione e di utilizzazione delle strutture dedicate ai rifiuti solidi urbani in una discussione che deve incrociare sindacati, parti datoriali, istituzioni ed ambientalismo popolare. Per quanto riguarda il settore della distribuzione del gas bisogna provvedere al duplice obbiettivo di riportare in ambito regionale le teste dei soggetti coinvolti nella gestione e compagine proprietaria, recuperare la maggioranza pubblica (con la conseguente capacità di indirizzo e controllo) anche attraverso la sinergia con altri servizi che rafforzi il ruolo della parte pubblica. Inoltre potrebbe essere utile costruire una Agenzia regionale per l’energia ed il risparmio energetico, in vista della crescita delle rinnovabili, coinvolgendo la risorsa geotermica e le risorse messe a disposizione dagli oneri concessori. In tutti questi ambiti, per la proprietà e per l’importanza sociale che svolgono, sarebbe un valore sperimentare forme di democrazia economica che vedano i sindacati dei lavoratori sedere nei consigli di sorveglianza delle aziende e organismi di indirizzo regionali e territoriali aperti alle associazioni ambientaliste ed ai territori. Al fine di preservare modalità di gestione ancorate a salde basi industriali ed operative, e non dar vita a mere operazioni di pura ingegneria societaria o di ricorso al mercato azionario per reperire risorse o colmare diseconomicità della gestione, risulta necessario approfondire tale argomento attraverso un pieno ed urgente coinvolgimento del sindacato da parte delle istituzioni interessate. Questo per definire una proposta che superi la svalorizzazione del lavoro, garantendo la riduzione delle catene degli appalti e le applicazioni contrattuali consone anche attraverso il contrasto ai nefasti effetti, già denunciati dal sindacato e dall’autorità di controllo, dell’eventuale applicazione dell’art. 177 codice appalti. Una proposta organica che non dia il senso di avvantaggiare parti della Toscana a detrimento di altre, alimentando quella polarizzazione territoriale che tanto spazio elettorale offre alla destra populista, ma riesca semmai a superare vecchi campanili e costruisca un sistema che possa reggere al variare delle maggioranze che si ritrovano a reggere le sorti degli Enti Locali della nostra Regione. La nostra valutazione delle proposte che verranno avanzate e sottoposte alla pubblica discussione avranno questi punti come elementi per una prima valutazione".

"La nostra associazione è preoccupata per tutta una serie di motivi -fa eco il Comitato per il WWF di Pistoia e Prato- Intanto si mescolano servizi molto diversi tra di loro, tra l’altro essenziali per i cittadini, alla stregua di un’azienda privata e quindi con il dichiarato scopo di trarre profitto. Poi si confermano politiche che di fatto sconfessano il referendum del 2011, che aveva decretato la ri-pubblicizzazione di beni e servizi essenziali, quali appunto l’acqua. Inoltre, dato che la nuova società aspira ad essere quotata sul mercato, con l’obiettivo dichiarato di produrre utili, la presenza di enti pubblici tra i soci, rischia di essere del tutto secondaria, marginale e pretestuosa. Infine , invece di potenziare settori strategici come la raccolta dei rifiuti (con una % di raccolta differenziata ed una gestione dei rifiuti sostanzialmente ancora al palo) o la gestione dell’acqua, si preferisce puntare su un’azienda pot pourri che mette insieme servizi molto diversi tra loro. Senza contare che le gestioni private o pubblico-private non hanno mai avuto l’effetto di calmierare le tariffe pagate dai cittadini. Proprio perché un’azienda è privata ed è quindi alla ricerca del profitto, i costi dei servizi vengono verosimilmente aumentati a carico dellacollettività.2I beni essenziali devono invece, secondo noi, tornare nelle mani del pubblico per il bene della collettività ma anche dell’ambiente".

Redazione Nove da Firenze