Movida la sera, alcolisti all'alba

Quando il fenomeno diventa quotidiano qualche problema inizia ad esserci


In centro storico le bottiglie non si contano più, gli operatori ecologici allargano le braccia e parlano apertamente di un fenomeno che non conosce sosta. Rastrellando i vetri colorati al mattino, tra urina, luppolo ed uva fermentata accarezzano il sogno di andare in vacanza "Perché non se ne può più".
Lo stesso pensano i residenti che quando tornano, ogni anno, ritrovano la stessa scena senza conoscere stagione, perché "in estate si beve perché si resta fuori, per rinfrescarsi, mentre in inverno per riscaldarsi" Estate-Inverno e ritorno, persino Pitti non regge il confronto.

A breve arriveranno gli idranti, in dotazione ai dipendenti del Quadrifoglio serviranno per gettare acqua a pressione sui cocci e sui dormienti, per spazzare via odori ed umori, ma forse, non il problema.

Il degenero dell'ultima ora? "Firenze ha iniziato a bere il 25 maggio, per dimenticare" è una frase che ho sentito qualche giorno fa pronunciata da un tizio seduto al tavolino di un bar dello Statuto.
Firenze ha iniziato a bere in tempi non sospetti e non si è mai fermata. Tra i primi effetti collaterali della crisi però c'è proprio questo, l'alcolismo.
Lo stesso 'male' additato quando si arriva all'omicidio stradale o all'omicidio preterintenzionale tra le pareti domestiche o per le strade.

Ma perché se si vomita la sera si è protagonisti della Movida e se si barcolla all'alba si è alcolisti?
E' di poche ore fa il caso di una giovane ventenne collassata in Santa Croce - episodio raccontato da Rossella Conte sulle colonne de La Nazione - attorniata da sballati probabilmente incapaci all'occorrenza persino di reagire con lucidità.

Quando una mattina all'alba attraversando la nobile via Masaccio ti imbatti in una donna scalza distesa sul cofano di un'auto che non risponde a nessun richiamo capisci che il limite è superato.
Aspetto inquietante è che tutti la guardano, per strada e dalle finestre, e nessuno interviene, tranne una signora che fa capolino mimando il gesto di una telefonata, quel "Facci lei" fantozziano che dimostra la stessa lucidità mentale degli avventori della Movida. 
Al 118 rispondono con serenità, capita spesso, arrivano i soccorsi e la rimettono in piedi.
La signora è probabilmente un'alcolizzata che all'alba è già sulla via del tramonto, ma si scopre che ha iniziato a bere la sera prima: siamo fregati, la Movida è h24.

Si continuano a chiedere maggiori controlli sulla vendita delle bevande, su quei minimarket che offrono il 3 per 2 o il 4 per 1 ai giovani turisti in cerca dello sballo fiorentino.
Si propongono campagne anti alcol e si sollecitano i locali ad una distribuzione consapevole delle consumazioni, ed intanto lasciano pensare quei carretti della spesa pieni di alcolici che lasciano i supermercati di quartiere a ritmo continuo. Confezioni da sei, da otto.. di birra e vino e vodka che superano le casse e finiscono nei cartoni e poi nelle auto e poi via, chissà dove.

Barriere all'ingresso dei locali, come alla Stazione. Transenne alcoliche, entra solo chi lo regge.
Di cosa abbiamo bisogno. Più controlli, più Patti chiari e lunghe amicizie tra esercenti ed istituzioni? Maggiore sensibilità verso un problema che riguarda tutti?

Antonio Lenoci