Nardella: "Firenze non ha trattato Zeffirelli come Dante"

Oggi il funerale solenne in Cattedrale, il sindaco parla di "definitiva riconciliazione tra la città e il maestro". Letta: "Genio incompreso ma quest'accoglienza è stata magnifica". Il figlio Pippo: "Meritava la messa in Duomo"


(DIRE) Firenze, 18 giu. - "Chi conosceva e frequentava Franco, sapeva che si portava dentro un cruccio non sempre espresso: non riusciva a capire perché in tutto il mondo fosse accolto e celebrato come il simbolo del genio italiano, e come, nel suo Paese, nella sua città e nella sua patria non tutti avessero la forza di proclamarlo e di riconoscerlo". Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione Zeffirelli, ha ricordato così il regista nel discorso tenuto in Duomo al termine del rito funebre. "Forse perché - ha continuato- in passato aveva avuto qualche atteggiamento che poteva essere divisivo. Forse perché per carattere diceva quello che pensava, come dovrebbero sempre fare i cittadini liberi e gli artisti". Questo, ha proseguito, "per lui era un rovello".

Tuttavia "vederlo accolto, celebrato, riconosciuto con tanta forza in tutta Italia e vedere che l'Italia ha unito la sua voce a quella del mondo, ha fatto piacere. E ancor più ha fatto piacere l'accoglienza di Firenze", che, come ha spiegato poco dopo ai giornalisti fuori dalla cattedrale, "non sempre l'ha celebrato". Invece in queste ore "l'ha accolto, abbracciandolo con orgoglio, fierezza e amore, come lui avrebbe voluto". 

La messa in Duomo, ha detto al termine delle esequie il figlio Pippo Zeffirelli, "è un riconoscimento unico, raro, ma credo che il maestro se lo meritasse. Noi della famiglia e gli amici lo abbiamo molto apprezzato. Purtroppo è un addio triste, la fine di una storia, dell'uomo Zeffirelli. La sua vita, pero', continuera' nel suo lavoro, nella sua arte e nella sua grande personalita'".

Quella di oggi "è stata la definitiva riconciliazione tra Firenze e il maestro", ha aggiunto il sindaco Dario Nardella. "In realtà - ha affermato- questa riconciliazione è cominciata da qualche anno, perché nel 2017 abbiamo realizzato uno dei suoi sogni, forse l'ultimo grande sogno: avere a Firenze, nella sua città, la fondazione a lui intitolata". Per Nardella "la presenza straordinaria" per le esequie, "così come il fiume inarrestabile di ieri" alla camera ardente (oltre 8.000 presenze in tutto, dicono da Palazzo Vecchio), "hanno dimostrato che la città non è sempre matrigna con i suoi 'figli'. Diciamo che Firenze con Zeffirelli non ha fatto quello che fece con Dante". Il primo cittadino, poi, si è rivolto al governo: "La Fondazione non rimanga un progetto isolato ma sia sostenuta anche dalle istituzioni", perché "oggi è finanziata solo dalle energie dei figli Pippo, Luciano, e dagli sponsor".

Redazione Nove da Firenze