Lavoratori del privato sanitario e socio sanitario in Toscana: "Siamo discriminati"

Mancato riconoscimento di una premialità per il rischio Covid. Cgil, Cisl e Uil: "Ingiustificabile meccanismo di due pesi e due misure"


I lavoratori del privato sanitario e socio sanitario in Toscana che gestiscono i servizi nelle aree Covid ogni giorno rischiano da oltre un anno la propria salute per garantire i servizi. Sono un piccolo esercito di oltre 14 mila professionisti che, al pari di quelli del pubblico, assicurano assistenza e servizi necessari alla tenuta del sistema.

Case di cura private, RSA, servizi essenziali gestiti dalle Cooperative sociali, trasporti di emergenza e sanitari di estrema necessità, front office e servizi di pulizie e mensa all’interno dei presidi ospedalieri: sono queste le principali aree di attività che indicano quanto vasta ed importante sia la loro attività per la collettività della regione.

Eppure, nonostante un impegno preso dalla Regione Toscana dal maggio del 2020, quando fu firmata una Intesa con Cgil, Cisl e Uil che prevedeva un premio straordinario per i lavoratori della sanità pubblica ma si impegnava a realizzare un sistema di riconoscimento anche per il privato, non si è visto ad oggi niente.

“La situazione - sottolineano le federazioni di Cgil, Cisl e Uil del settore pubblico e del commercio e servizi - è inaccettabile, perché registra di fatto una discriminazione ed un meccanismo di due pesi e due misure ingiustificabile. Ci aspettiamo una rapida convocazione da parte della Presidenza, nell’obiettivo più volte dichiarato di trovare una rapida soluzione che consenta di firmare le specifiche intese con ogni associazione di rappresentanza delle società e imprese sociali e delle imprese che gestiscono questi servizi. La Regione faccia presto: in caso contrario saremo costretti a dichiarare lo stato di agitazione e ad aprire iniziative di protesta più pesanti.”

Redazione Nove da Firenze