A Firenze esiste una dinamica che si ripete con una puntualità quasi scientifica: ogni volta che i promotori dell'ampliamento dell'aeroporto di Peretola annunciano l’imminente avvio dei lavori, emerge un nuovo intoppo procedurale. Siamo a metà febbraio 2026 e, nonostante le rassicurazioni ufficiali, lo scalo fiorentino resta bloccato in un labirinto di verifiche tecniche e ricorsi internazionali.
Dietro i titoli dei giornali si nasconde una realtà fatta di documenti ministeriali contestati e strategie politiche che hanno spostato la partita ben oltre i confini regionali. Da anni, Toscana Aeroporti e i sostenitori dell'opera descrivono l'iter come un percorso solido, ma ogni passaggio formale si trasforma regolarmente in una battuta d'arresto.
Jacopo Madau, segretario provinciale di Sinistra Italiana, evidenzia come questa discontinuità sia la prova di un’incompatibilità di fondo tra il progetto e il territorio. Secondo questa visione, i ritardi non sono incidenti di percorso, ma segnali di una fragilità strutturale: “Ci viene raccontato da anni che il progetto sarebbe solido, blindato, inattaccabile. Eppure, alla prova dei fatti, ogni passaggio si trasforma in una corsa ad ostacoli. Ricorsi, verifiche (questa volta europee), approfondimenti tecnici, osservazioni: non esattamente il percorso lineare e senza ombre che ci è stato descritto”.
Approfondimenti
Il contrasto è netto: da un lato la "marcia trionfale" delle conferenze stampa, dall'altro un progetto che, per stare in piedi, necessita di continui aggiustamenti procedurali. Al centro dell'attuale stallo c’è un nodo tecnico che rasenta l'assurdo. Nel Decreto di Valutazione di Impatto Ambientale emesso dal Ministero dell’Ambiente lo scorso novembre, è stata inserita la presenza di un habitat prioritario nell'area destinata all'ampliamento.
Francesco Casini, presidente del gruppo regionale Casa Riformista, sostiene che si tratti di un "refuso evidente" e palesemente infondato. Tuttavia, quello che una parte definisce un semplice errore di battitura ha un peso normativo enorme: la presenza di un habitat protetto può bloccare definitivamente qualunque cantiere. Casini ha chiesto una rettifica immediata al Ministero, convinto che una correzione rapida possa salvare il cronoprogramma. Ma finché quella riga di testo rimane nel decreto, l’opera resta legalmente vulnerabile.
La questione del "refuso" nel Decreto VIA di novembre ha innescato una reazione a catena che ha internazionalizzato il conflitto. Poiché il decreto conteneva quel riferimento tecnico, il progetto è approdato sui tavoli della Commissione Europea per le verifiche di conformità. Il Movimento 5 Stelle ha colto questa apertura procedurale per spostare il confronto a Bruxelles. Luca Rossi Romanelli, capogruppo regionale M5S, ha confermato oggi che già nel gennaio scorso la delegazione europea del movimento è stata attivata, informando ufficialmente l'europarlamentare Pasquale Tridico delle criticità del Masterplan.
Questa mossa trasforma un problema amministrativo locale in un caso di conformità alle norme comunitarie. Una volta che la Commissione Europea viene coinvolta, i tempi e gli esiti della procedura sfuggono al controllo della politica fiorentina e nazionale, creando un nuovo livello di controllo (check and balance) che agirà come un freno esterno al progetto.
Da oltre un decennio, ingenti fondi pubblici destinati al nuovo aeroporto sono fermi, bloccati da un iter che non riesce a concludersi. Questo stallo genera una polarizzazione netta sulle priorità del territorio:
- La visione delle opposizioni: Chiedono di dirottare immediatamente queste risorse verso "opere realmente utili", denunciando lo spreco di mantenere capitali congelati per un progetto giudicato incompatibile con le norme di tutela ambientale.
- La visione dei promotori: Difendono l'investimento come l'unica strada per garantire lo sviluppo economico e, soprattutto, la sicurezza dei residenti di Brozzi, Peretola e Quaracchi, che verrebbero finalmente liberati dal peso dei sorvoli attuali.
Il caso di Peretola dimostra come un'opera definita "strategica" possa restare ostaggio per decenni di una miscela di refusi tecnici, ricorsi e strategie politiche incrociate. La situazione attuale richiede un superamento della politica degli annunci per arrivare a una trasparenza reale sui nodi procedurali che continuano a emergere. È possibile che un'infrastruttura di tale rilevanza resti paralizzata da un presunto errore ministeriale e da verifiche europee attivate "per errore", o questi intoppi sono il segno che il progetto stesso deve essere ripensato dalle fondamenta? Dalla risposta a questa domanda dipende non solo il futuro dello scalo, ma la stessa credibilità della programmazione infrastrutturale toscana.