​La Toscana dei cantieri a due velocità

Il PNRR corre come modello di efficienza, ma il sogno della casa è in trappola

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 Luglio 2026 23:30
​La Toscana dei cantieri a due velocità

Il 2026 è scandito dal profilo metallico delle grandi gru gialle, come quelle impegnate nel nodo ferroviario dell’Alta Velocità di Firenze – un’opera da 1,2 miliardi di euro che simboleggia un comparto capace di generare il 25% del valore aggiunto industriale regionale. Tuttavia, dietro questa spinta infrastrutturale si cela un paradosso sistemico: una regione che corre a velocità record quando si tratta di gestire l’emergenza dei fondi europei, ma che arranca nella programmazione ordinaria e vede il diritto all’abitare trasformarsi in un privilegio per pochi.

La Toscana si conferma una delle regioni più virtuose d’Italia nella "messa a terra" del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Con 1.981 progetti attivati per un valore di circa 5,7 miliardi di euro, la regione vanta un dato record: il 79% dei cantieri risulta già concluso o in fase avanzata, una performance nettamente superiore alla media nazionale.

Tuttavia, l'analisi dell'Analista Economico non può fermarsi al successo del PNRR. Emerge infatti una "Toscana a due velocità" sul fronte dei fondi pubblici: mentre il PNRR corre, i Fondi Strutturali UE 2021-2027 mostrano un preoccupante ritardo, con una spesa effettiva ferma ad appena il 14,3% delle risorse a fine 2025. Questo divario conferma una vocazione regionale alla gestione della "straordinarietà" che fatica a tradursi in ordinaria amministrazione.

Approfondimenti

Rossano Massai, presidente di Ance Toscana, fotografa così questa dicotomia: "Quando l'Italia deve lavorare in emergenza, dimostra di essere straordinariamente brava. La Toscana ne è la prova con la gestione dei cantieri del PNRR. Tuttavia, non possiamo vivere di sole emergenze. Dall’esperienza del PNRR dobbiamo ora trarre le lezioni migliori, a partire dalla semplificazione delle procedure e dall'assunzione di responsabilità degli enti pubblici."

Chiusa la stagione dei bonus edilizi, il mercato privato mostra segni di una brusca frenata strutturale, parzialmente compensata da un mercato pubblico in fermento. Il "Barometro Toscana" del primo trimestre 2026 rivela un panorama di luci e ombre:

  • Bandi pubblici: Un’esplosione del +150% in valore (circa 470 milioni di euro nei primi tre mesi), trainata da procedure di importo elevato.
  • Investimenti privati in abitazioni: Un crollo verticale del -52,6% rispetto al 2025, scendendo sotto i livelli del 2023.
  • Investimenti non residenziali: In controtendenza, mostrano una solida tenuta con 81.9 milioni di euro, riallineandosi alle medie storiche e offrendo un punto di stabilità nel settore privato.

Le previsioni per il 2026 stimano una crescita degli investimenti del +5,5%, ma si tratta di un dato drogato dal "rush finale" per completare le opere PNRR. Il rischio concreto è quello di trovarsi di fronte a un "gradone" nel 2027, una volta esaurita la spinta dei fondi straordinari.

Il mercato immobiliare toscano vive un paradosso: le compravendite nel 2025 sono cresciute del +9,5% e il trend prosegue nel primo trimestre 2026 con un ulteriore +3,3%. La domanda esiste, ma è diventata inaccessibile per la popolazione locale.

L'accessibilità economica è ai minimi storici, trasformando i capoluoghi in zone precluse ai redditi medio-bassi. A Firenze, la situazione è drammatica: la rata del mutuo arriva a pesare per il 53% del reddito disponibile, mentre l'affitto divora il 66,9% dello stipendio. Non va meglio in provincia, come dimostra il caso di Massa, dove la rata del mutuo incide per il 46% del reddito. Il risultato è un’espulsione silenziosa dei residenti dai centri urbani, sostituiti da una domanda che non risponde più alle esigenze del tessuto sociale locale.

Nonostante le previsioni di crescita, le imprese si scontrano con un limite fisico: la mancanza di capitale umano. L'87% delle aziende toscane cerca operai qualificati e il 69% fatica a trovare figure tecniche e manageriali. A questo si aggiunge un'ipoteca demografica sul futuro: circa 7.000 lavoratori over 60 sono pronti a lasciare il settore nei prossimi anni.

Per evitare che la crescita rimanga solo sulla carta, Ance Toscana propone una strategia in tre punti:

  1. Rendere permanente l'Osservatorio Regionale dell'Edilizia per governare il settore attraverso dati certi e non intuizioni.
  2. Rafforzare la filiera tecnica integrando scuole e imprese in un percorso di formazione continua.
  3. Potenziare drasticamente gli investimenti negli ITS ATE (Istruzione Tecnica Superiore), che oggi garantiscono un'occupabilità del 70% con una coerenza studi-lavoro del 93%.

La visione di Ance per il post-PNRR è chiara: abbandonare la logica dei bonus a pioggia per abbracciare una programmazione certa. Lo strumento identificato è il Partenariato Pubblico-Privato, considerato l'unico in grado di generare l'effetto moltiplicatore necessario per la rigenerazione urbana e l'edilizia sociale.

Secondo Massai, questo richiede un salto di qualità culturale: "I finanziamenti pubblici devono agire come stimolo per i finanziamenti privati, creando un effetto moltiplicatore attraverso lo strumento del Partenariato Pubblico-Privato. Oggi vediamo che né il pubblico né il privato da soli possono risolvere le grandi sfide che abbiamo davanti."

La Toscana del 2026 è un cantiere a cielo aperto che viaggia a velocità doppia: fulminea nell'esecuzione delle opere pubbliche straordinarie, ma immobile di fronte alla crisi abitativa dei suoi cittadini. Il successo del PNRR dimostra che la regione possiede le competenze tecniche per trasformarsi, ma la carenza di 7.000 lavoratori e l'inaccessibilità dei prezzi immobiliari pongono un interrogativo inquietante sul lungo periodo. La vera sfida per i decisori non è solo inaugurare stazioni dell'Alta Velocità o restaurare palazzi storici con fondi europei, ma evitare che questa trasformazione avvenga in un deserto sociale.

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