Percorrere la SGC Fi-Pi-Li significa confrontarsi con i numeri di una crisi infrastrutturale cronica: circa 50.000 veicoli al giorno si muovono su un’arteria stretta, priva di corsia di emergenza in molti tratti e costantemente soffocata dal traffico. Per i pendolari, i turisti e la logistica regionale, il "calvario" fatto di incidenti e code chilometriche è diventato una variabile fissa che incide sulla produttività e sulla sicurezza.
In questo contesto, la Giunta Regionale della Toscana ha dato il via libera all'iter per la costituzione di Toscana Strade SpA. Presentata dal Presidente Eugenio Giani come una svolta "storica", la nuova società punta a rivoluzionare la gestione della strada. Tuttavia, tra piani industriali e necessità di cassa, il progetto ha sollevato un polverone politico e sociale, dividendo chi vede finalmente una soluzione e chi teme l'ennesima operazione burocratica a carico dei contribuenti.
La nuova creatura regionale non sarà un semplice ufficio tecnico, ma una società "in house" concepita per superare l'attuale gestione frammentata tra la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pisa e Livorno. Il cardine di questa trasformazione è la tempestività: agire come una SpA permette di operare con gli strumenti del diritto privato, garantendo una flessibilità nei contratti e negli appalti che la pubblica amministrazione tradizionale, frenata da vincoli burocratici rigidi, difficilmente riesce a eguagliare.
Affidata a un amministratore unico operativo, Toscana Strade avrà una missione chiara: passare dalla logica dei "rattoppi" a quella della programmazione strutturale. I compiti principali includono:
- Manutenzione ordinaria e straordinaria: Gestione diretta dei ripristini strutturali e della pulizia.
- Potenziamento infrastrutturale: Progettazione di nuove corsie di emergenza e allargamenti.
- Gestione dei servizi: Amministrazione delle concessioni pubblicitarie e delle aree di servizio.
La proposta più controversa riguarda il finanziamento di Toscana Strade. La Regione punta a una sostenibilità economica basata su un mix di entrate: non solo il controverso pedaggio, ma anche il 50% dei proventi dalle sanzioni degli autovelox, i canoni pubblicitari e le concessioni.
Il cuore del dibattito resta però il pedaggio selettivo per i soli mezzi pesanti, la cui introduzione è prevista per il 2028. Tecnicamente, si tratterà di un "sistema aperto": un meccanismo di free-flow (probabilmente tramite portali satellitari o lettori ottici) che non prevede barriere fisiche o caselli, evitando così ulteriori rallentamenti. La ratio regionale è duplice: i TIR causano la maggiore usura del manto stradale e spesso preferiscono la Fi-Pi-Li all'autostrada A11 solo perché gratuita. Le associazioni di categoria (CNA e Confartigianato) e l'opposizione, guidata da Marco Stella (FI), denunciano invece il rischio che gli autotrasportatori diventino il "bancomat" della Regione.
"Non siamo noi i responsabili principali delle cattive condizioni dell'infrastruttura, ma sicuramente ne siamo le prime vittime" tuonano Michele Santoni e Roberto Tegas, Presidenti di CNA Fita Toscana e Confartigianato Trasporti Toscana.
Per l'analista di mobilità, la Fi-Pi-Li non è solo una strada, ma il cordone ombelicale dell'economia toscana. Gli investimenti previsti sulla Darsena Europa a Livorno caricano l'arteria di una valenza strategica nazionale ed europea. Senza un adeguamento, la superstrada rischia di diventare il collo di bottiglia del sistema portuale regionale.
Il piano Giani prevede un investimento iniziale della Regione tra i 50 e i 70 milioni di euro per far partire le cosiddette "opere visibili" prima ancora che la SpA sia a pieno regime. I primi lotti interessati saranno:
- L'allargamento nel tratto tra Scandicci e Lastra a Signa.
- Il potenziamento del tratto da Pontedera fino alla biforcazione per Pisa e Livorno. L'obiettivo è creare corsie di emergenza o, dove possibile, la terza corsia, per garantire che un guasto o un piccolo tamponamento non paralizzino più l'intera direttrice.
L'opposizione contesta radicalmente il modello Toscana Strade. L'On. Erica Mazzetti (FI) sostiene che la Fi-Pi-Li, essendo un'arteria di logistica nazionale che collega porti e aeroporti, dovrebbe passare sotto la gestione di ANAS, inserendola in una visione organica e non parcellizzata. Il rischio, secondo i critici, è la creazione di un "ennesimo scatolone vuoto" o "carrozzone" che aggiungerebbe burocrazia senza risolvere i problemi strutturali. Emergono inoltre dubbi socio-economici rilevanti:
- Mancanza di alternative: CNA e Confartigianato sottolineano che per i distretti produttivi (come quello conciario da 4,5 miliardi di euro) non esistono valide alternative viarie, rendendo il pedaggio un costo obbligato che mina la competitività.
- L'incognita Autobus: Resta il dubbio se il pedaggio colpirà anche il trasporto pubblico extraurbano, con potenziali ricadute sui costi dei biglietti per gli utenti.
L'iter per la nascita di Toscana Strade è ufficialmente tracciato, ma la strada è in salita. Prima dell'operatività, il provvedimento dovrà superare il vaglio della Corte dei Conti e dell'Antitrust.
Oltre ai passaggi amministrativi, pesa l'ombra dei ricorsi legali. Le associazioni di categoria hanno già sollevato dubbi di costituzionalità sulla natura discriminatoria di un pedaggio applicato a una sola categoria di utenti su una strada pubblica. Se il "balzello" dovesse essere bocciato dai giudici, il piano finanziario della nuova SpA rischierebbe di crollare prima ancora di nascere.
Il modello "Toscana Strade" diventerà un esempio di efficienza regionale capace di sbloccare i cantieri o rimarrà impantanato in una stagione di ricorsi legali e proteste di piazza? La risposta passerà inevitabilmente dalla capacità della Regione di dimostrare che, questa volta, ai pedaggi corrisponderanno davvero opere capaci di cambiare il volto della mobilità toscana.