«L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria». Questa riflessione di Primo Levi è stata la bussola delle celebrazioni 2026 in Toscana. Ma a ottantuno anni dalla liberazione di Auschwitz, la domanda che attraversa le piazze e le scuole non riguarda più solo il "cosa" ricordare, ma il "come" farlo in un mondo saturo di informazioni rapide e distratte.In un’epoca di conflitti globali, il Giorno della Memoria non può restare un rituale statico. Deve trasformarsi in un dispositivo critico capace di interrogare il presente. In Toscana, dalle aule di Prato ai palazzi di Firenze, le istituzioni e i giovani hanno risposto con una partecipazione che rifiuta la retorica per farsi consapevolezza civile. La memoria non è un oggetto da museo: è un esercizio di cittadinanza attiva.
Una scelta di campo: la Memoria come dovere civile
Per Michela La Iacona, Prefetto di Prato, la memoria non è un’attività d’archivio. È una scelta di campo. Intervenendo al Teatro del Convitto Nazionale "Cicognini", ha chiarito che ricordare significa acquisire la percezione di ciò che può ancora accadere.Il messaggio rivolto agli studenti è stato netto: la memoria è lo strumento per "scegliere da che parte stare" nelle micro-decisioni quotidiane. Non è solo storia, è postura etica contro l'indifferenza, quel terreno silenzioso dove, secondo la Presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, germoglia la disumanizzazione: "La storia del Novecento ci ricorda che l’indifferenza apre la strada alla violenza e che la dignità umana va difesa ogni giorno."
Approfondimenti
Il veleno del negazionismo e la fine dei testimoni
I numeri emersi durante la seduta solenne del Consiglio regionale impongono una riflessione amara. Secondo i dati Eurispes, il negazionismo è un veleno che riemerge: se nel 2004 solo il 2,7% degli italiani non credeva nella Shoah, nel 2024 la cifra è balzata al 15,6%. Questo aumento avviene in un momento critico: la scomparsa dei testimoni diretti. La presenza a Prato della Professoressa Gigliola Sacerdoti Mariani, già docente dell'Ateneo fiorentino ed esponente della comunità ebraica, ha ricordato quanto sia fragile il filo della testimonianza.
Con il venir meno delle voci vive, la responsabilità si sposta sulle istituzioni e sui giovani. Come sottolineato da Vannino Chiti, il passaggio di testimone non è più un'opzione, ma un imperativo per evitare che il complottismo riempia i vuoti lasciati dal tempo.
Oltre la Shoah: il Treno e l'Uomo Nuovo
La Toscana si conferma regione apripista in Italia per le politiche della memoria. Il Presidente Eugenio Giani ha annunciato la ripartenza del "Treno della Memoria" per il 23 marzo, un progetto gestito dall’assessora Alessandra Nardini che porterà centinaia di studenti ad Auschwitz-Birkenau.
L'edizione 2026 è stata dedicata a una figura immensa: Vera Vigevani Jarach, scomparsa il 3 ottobre 2025. "Partigiana della memoria", Vera ha unito due abissi: la Shoah e la tragedia dei desaparecidos argentini. La sua eredità serve a smascherare l'aberrante progetto dell'"Uomo nuovo" nazifascista, fondato sull'eliminazione di chiunque fosse considerato "diverso": ebrei, ma anche Rom, Sinti, comunità LGBTQIA+, oppositori politici, persone con disabilità, testimoni di Geova e internati militari.
Ricordare Vera significa oggi difendere l'umanità contro ogni logica di superiorità razziale o ideologica.
Il Grido del Presente: non restare indifferenti
In questo scenario di "guerra di moda", come citato da Stefania Saccardi, la figura dei Giusti — in Toscana se ne contano 170 — diventa il modello etico da seguire: persone comuni che decisero di non voltarsi dall'altra parte."I giusti sono la dimostrazione più evidente che ognuno di noi può fare la differenza."
Il 27 gennaio 2026 ci lascia con una certezza: il "Mai più" non può restare uno slogan da cerimonia. Deve diventare un impegno feroce, quotidiano e intransigente. La memoria è un'arma contro l'oblio e contro quel negazionismo che avvelena il dibattito pubblico. Con la scomparsa dei sopravvissuti, il dovere di restare umani cade interamente sulle nostre spalle.