Oggi, 2 novembre è il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti. Un giorno di raccoglimento e di memoria che, nelle parole di Rudolf Steiner, non è solo ricordo di chi non c'è più, ma un ponte vivo tra due mondi.
Il fondatore dell'Antroposofia ha dedicato buona parte della sua opera al tema della morte, non come fine ma come trasformazione.
Nella conferenza del 6 febbraio 1917 a Berlino, contenuta nel volume I morti ci sono vicini, Opera Omnia 179, edizione Antroposofica Milano, dice: "Quando noi qui sulla Terra pensiamo con amore a un defunto, quando gli inviamo pensieri di amore, questo è per lui lassù ciò che quaggiù per noi è il calore del sole. I morti vivono dei nostri pensieri d'amore, come noi viviamo dell'aria".
Una visione dunque in cui il ricordo non è malinconia, ma nutrimento reciproco. Per Steiner i morti non sono lontani, vivono in un altro stato di coscienza e hanno bisogno dei nostri pensieri amorevoli, così come noi abbiamo bisogno di sentirli vicini.
In questa luce, la morte è descritta come un risveglio. Quando l'uomo muore, si sveglia nel mondo spirituale così come al mattino si sveglia nel mondo fisico.