Il Fuligno: scadenza nel 2026, o nel 2023?

Dall'investimento al canone: location di prestigio o rifugio per gli invisibili? La replica della Giunta

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
28 Agosto 2026 23:40
Il Fuligno: scadenza nel 2026, o nel 2023?

In via Faenza, il complesso de "Il Fuligno" non è soltanto un gioiello architettonico restituito alla città; è oggi il centro di un enigma amministrativo. Com’è possibile che un immobile restaurato con capitali pubblici, destinato all'uso del Comune fino al 2026, sia diventato una voce di spesa da centinaia di migliaia di euro ogni semestre? La vicenda solleva dubbi sulla trasparenza della macchina comunale e sulla lungimiranza nella gestione dei servizi per i più fragili.

Il fulcro dell'indagine del consigliere Palagi (SPC) risiede in una "nebbia" burocratica che avvolge la disponibilità dell’immobile. Documenti alla mano, una determina dirigenziale del 19 ottobre 2017 certificava che il complesso sarebbe rimasto nella disponibilità del Comune fino al 31 dicembre 2026. Questa data era il risultato tecnico di un aggiornamento avvenuto nel 2001 (delibera di Giunta del 18 dicembre), quando l'azienda sanitaria aveva rinunciato ai propri spazi, portando all'aggiunta di 22 posti letto e a un ricalcolo della durata del comodato basato sui valori di mercato stimati dal Servizio Patrimonio.

Eppure, nella convenzione approvata a dicembre 2023, la certezza svanisce: il comodato viene dichiarato "terminato il 30 settembre 2023". Dove sia l'atto amministrativo che giustifica questa brusca accelerazione di tre anni è un mistero che l'amministrazione non ha ancora chiarito.

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"Vogliamo sapere con quale atto è cessato il comodato gratuito su un immobile restaurato anche con soldi comunali. [...] Fra il 2017 e il 2023 è successo qualcosa di cui chiederemo spiegazioni." domanda Dmitrij Palagi.

La cronistoria finanziaria del Fuligno delinea un paradosso gestionale: il Comune ha pagato per anni per garantirsi la gratuità, solo per ritrovarsi oggi a pagare un "canone" mascherato da costi di gestione. L'analisi dei numeri rivela una perdita di potere contrattuale dell'ente pubblico.

  • 1998-1999 (Le origini): Il Consiglio comunale approva il progetto «Il Fuligno ritorna alla città». Viene stanziato un contributo comunale per 15 anni (dal 1999) pari a 5 miliardi e 801 milioni di lire (circa 3 milioni di euro) per il recupero del complesso.
  • 1999 (La Convenzione): In cambio dell'investimento, l'allora IPAB concede al Comune in comodato gratuito per 22 anni 13 mini-alloggi, il cortile interno, spazi sociali e la ludoteca.
  • 2001 (L'estensione): Con la rinuncia degli spazi da parte dell'azienda sanitaria, la disponibilità comunale viene estesa fino al 2026.
  • 2022 (Il punto oscuro): Le delibere originali prevedevano per quest'anno la "quantificazione dell'esatto ammontare della retrocessione delle somme erogate".

    Non vi è traccia pubblica dell'esito di questa verifica contabile.

  • Confronto Costi (L'esplosione): Fino al 2024, il servizio di accoglienza era gestito tramite appalto pubblico (vinto nel 2018) per circa 943.950 euro su 36 mesi (circa 157.000 euro a semestre). La nuova determina del 28 agosto 2024 stanzia invece 370.006 euro a semestre per la convenzione con ASP Montedomini, di cui 226.000 euro solo per il Fuligno: un importo, quest'ultimo, definito unilateralmente dall'ASP stessa.

Mentre gli uffici tecnici discutono di scadenze, il Fuligno vive una schizofrenia d'immagine. Da un lato, il sito web di ASP Montedomini lo promuove come un centro servizi d'eccellenza, una "location prestigiosa e tecnologicamente attrezzata" per eventi e formazione. Dall'altro, la struttura ospita 69 persone senza dimora delle oltre 400 persone censite in stato di marginalità estrema a Firenze.

Questa convivenza tra lo "splendido spazio polivalente" e la funzione di housing temporaneo per gli invisibili solleva una questione di visione politica: si può continuare a gestire un asset così strategico tra logiche commerciali e soluzioni emergenziali, pagando privatamente per spazi che dovrebbero essere pubblici per diritto di investimento?

L'assessore al Welfare, Nicola Paulesu, respinge ogni accusa di opacità, spostando l'asse del discorso dalla regolarità immobiliare al valore sociale del servizio. Per la Giunta, la priorità assoluta è la continuità del sostegno abitativo, minimizzando le discrepanze documentali come tecnicismi che non devono intralciare l'accoglienza.

"Quella di Palagi è una polemica assolutamente gratuita su un servizio che rappresenta un tassello prezioso del sistema cittadino di servizi di accoglienza e inclusione. [...] Qui in campo c’è una misura importante di sostegno abitativo per singoli o famiglia in difficoltà." dichiara Nicola Paulesu.

Tuttavia, la tensione resta alta: l'opposizione non contesta il servizio in sé, ma il costo gonfiato e la perdita di un diritto d'uso gratuito (il comodato fino al 2026) che avrebbe permesso di risparmiare ingenti risorse pubbliche.

Il caso de "Il Fuligno" è un segnale d'allarme sulla gestione del patrimonio comune. Se è vero che l'accoglienza dei più fragili è un dovere morale, è altrettanto vero che la trasparenza amministrativa ne è il presupposto indispensabile.

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