Il Comune vieta gli Airbnb, ma li prevede nei bandi pubblici

Il caso di Montedomini: la Firenze dei due pesi e delle due misure. Il Miraggio del social housing a Sant'Agnese

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
16 Luglio 2026 23:50
Il Comune vieta gli Airbnb, ma li prevede nei bandi pubblici

Firenze sta attraversando una delle crisi abitative più feroci della sua storia , una morsa che espelle i residenti per far spazio a una monocultura turistica senza freni. Da mesi, Palazzo Vecchio sbandiera una crociata contro la proliferazione degli affitti brevi, culminata in varianti urbanistiche pensate per blindare il centro storico. Eppure, mentre la Sindaca Sara Funaro alza le barricate mediatiche, emerge il "caso via Guelfa": un corto circuito amministrativo dove la teoria politica si schianta contro la pratica di un ente pubblico. Com’è possibile che un immobile di proprietà dell'ASP Montedomini finisca sui portali internazionali come "Guelfa Palace 81", con tanto di recensioni entusiaste già a inizio 2026 e un "tutto esaurito" fino ad agosto? Non è una svista di un privato furbo, ma il risultato di una strategia scritta nero su bianco negli uffici pubblici.

La narrazione dell’amministrazione parla di "verifiche" e "sorpresa", ma le carte raccontano una storia diversa. La destinazione turistica di via Guelfa 81 non è un abuso scoperto a posteriori, ma una possibilità esplicitamente autorizzata "sin d’ora" dall'ente pubblico. Il bando del maggio 2025, uscito appena 45 giorni dopo la variante urbanistica che avrebbe dovuto vietare nuovi Airbnb in centro, conteneva all'Articolo 13 dello schema di contratto una "espressa e specifica deroga".

La prova che non si tratti di una svista burocratica risiede nel confronto con il resto del patrimonio: nei contratti per gli alloggi dell'Isolotto, Montedomini inserisce il divieto assoluto di sublocazione. In via Guelfa, dove la rendita turistica è d’oro, la musica cambia.

Approfondimenti

Come denunciato da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): "L’uso turistico non è un abuso scoperto dopo, è una possibilità messa nero su bianco dall'ente pubblico prima ancora di sapere chi avrebbe vinto. [...] Mentre Palazzo Vecchio annunciava il blocco dei nuovi Airbnb, un ente pubblico il cui Consiglio di Amministrazione è nominato in maggioranza dalla Sindaca prevedeva per contratto la destinazione turistica di case pubbliche nel cuore del centro storico."

Il paradosso diventa beffa se si guarda al complesso contiguo di Sant'Agnese. Nel 2023, l'allora Assessora al Welfare e oggi Sindaca, Sara Funaro, aveva promesso che il Comune avrebbe acquistato l'ex convento per destinarlo a housing sociale. Tre anni dopo, quell'impegno è un miraggio: non solo l'acquisto non è mai avvenuto, ma i vertici di Montedomini — nominati proprio dalla Sindaca — hanno ammesso candidamente in Commissione già nel marzo 2025 di voler vendere il complesso, rigettando ogni velleità sociale.

Cecilia Del Re (Firenze Democratica) non ha usato giri di parole per definire l'operazione: "È imbarazzante che sia il pubblico a non dare il buon esempio. Il presidente di Montedomini in commissione controllo [...] rispose che Sant'Agnese l'avrebbe venduta, in sfregio allo stop alla vendita di immobili pubblici e all'housing sociale che vi doveva essere realizzato."

Oltre al tradimento della missione sociale, l'operazione di via Guelfa 81 è un capolavoro di generosità verso il privato con i soldi della collettività. Parliamo di 239 metri quadri in pieno centro locati a un canone base di 2.000 euro mensili. Un prezzo già di per sé vantaggioso, reso incredibile da una clausola di scomputo: l'ASP partecipa alle ristrutturazioni per 130.000 euro.

Il calcolo è presto fatto: tra i primi dieci mesi di franchigia e i successivi 65 mesi di canone azzerato per recuperare i lavori, l’ente pubblico non incasserà un euro per oltre sei anni. Nel frattempo, l'operatore privato incassa le tariffe di "Guelfa Palace 81". A rendere il quadro ancora più opaco è una consulenza legale del febbraio 2026 sulla gestione del contratto, pubblicata dall'ASP con vistosi "omissis" sull'oggetto. Su un patrimonio nato per la solidarietà, la trasparenza sembra essere diventata un optional facoltativo.

Il "mantra" della Giunta Funaro sembra essere quello di rincorrere i problemi che essa stessa contribuisce a creare. La Sindaca annuncia oggi accertamenti su un ente che governa attraverso le proprie nomine e i propri indirizzi statutari. Com'è possibile che nessuno a Palazzo Vecchio si sia accorto di nulla, nonostante le strutture fossero regolarmente registrate con i codici CIR e CIN, le "impronte digitali" dell'attività turistica, pubbliche da mesi?

Le interrogazioni urgenti depositate dalle opposizioni (FDI, Gruppo Misto, Firenze Democratica) pongono domande che pesano come macigni:

  • Chi ha autorizzato politicamente l'inserimento della clausola di deroga turistica in pieno centro?
  • Perché il Comune non si è avvalso del potere di opposizione previsto dallo Statuto dell'ASP?
  • Com'è possibile invocare la trasparenza quando gli atti di affidamento sono coperti da "omissis"?

Matteo Chelli (FDI) ha sintetizzato la vicenda come una "figura pessima e imbarazzante", figlia di una "assenza totale di controllo e capacità amministrativa".

La vicenda di via Guelfa ha scoperchiato un Vaso di Pandora che va ben oltre un singolo appartamento su Booking. Mette a nudo la fragilità, se non l'ipocrisia, dell'intera politica abitativa fiorentina: dura con i privati, ma pronta a firmare deroghe turistiche quando si tratta di fare cassa con il proprio patrimonio.

Ora la parola passa alla Commissione Controllo presieduta da Paolo Bambagioni, che ha promesso audizioni e approfondimenti immediati. Ma il danno d’immagine e di sostanza resta. Se l'amministrazione pubblica è la prima a violare lo spirito delle proprie regole, scrivendo nei contratti ciò che proibisce ai cittadini, con quale autorità morale può oggi chiedere sacrifici ai fiorentini in nome della residenzialità? La trasparenza, in via Guelfa, è rimasta chiusa fuori dalla porta, proprio come quegli ospiti che su Booking si lamentano di aver trovato il check-in automatico ma nessun volto ad accoglierli. Solo un'ombra burocratica sopra il cuore di Firenze.

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