Barberino Tavarnelle, 7 aprile 2026 - Il Vino Chianti Classico punta su Vinitaly: il Consorzio dà appuntamento agli operatori di settore, alla stampa e agli appassionati dal 12 al 15 aprile al suo stand nel Padiglione 9 (D 2-3-4) per degustare i vini della denominazione, ma non mancano in fiera anche altri appuntamenti dedicati al Gallo Nero.
L’ampio stand del Consorzio, di 310 mq, sarà allestito con le immagini della nuova campagna di comunicazione del Gallo Nero, con la silhouette di un gallo-mosaico accompagnata dal claim “Chianti Classico is culture”.
Nel Chianti Classico il vino è infatti permeato di cultura: non è solo il prodotto di una pratica agricola, ma il risultato di un sistema complesso fatto di storia, paesaggio, architettura rurale, conoscenze tramandate, appartenenza che diventa condivisione e accoglienza. È per questo che, più di qualsiasi altro territorio vitivinicolo, il Chianti Classico può affermare che il vino è cultura, perché nel territorio del Gallo Nero le espressioni culturali sono parte integrante, tangibile dell’agire quotidiano. Dal 1716, anno in cui vennero definiti per la prima volta i confini ufficiali della denominazione, il Chianti Classico rappresenta un caso unico di un territorio in cui il vino è espressione diretta e non unica di una costruzione culturale stratificata nel tempo.
Dopo il record della Chianti Classico Collection 2026 con la presenza di 223 aziende del Gallo Nero, anche lo stand consortile a Vinitaly (Verona) è ampiamente rappresentativo: saranno infatti disponibili in degustazione ben 176 etichette di Chianti Classico, 79 Chianti Classico annata, 58 Riserva e 39 Gran Selezione; con vini che vanno dalla vendemmia 2024, la più giovane, all’ormai storica 2016.
Oltre alle etichette in degustazione con servizio sommelier, 24 aziende di Chianti Classico saranno personalmente presenti allo stand consortile, con uno spazio autonomo.
Mentre i produttori presentano le loro novità in bottiglia, lo stand consortile ospiterà anche una nutrita serie di incontri/seminari, alcuni dei quali sono già sold out. Un programma vario ideato per incontrare esigenze diverse e la curiosità sia di ospiti del trade altamente qualificati sia di appassionati desiderosi di approfondire alcuni aspetti della denominazione.
Tra questi appuntamenti, ricordiamo i due momenti dedicati al “Progetto Chianti Classico 2000”, un progetto che ha segnato una tappa fondamentale nel percorso evolutivo della denominazione del Gallo Nero, presentati da Daniele Rosellini, l’enologo che coordinò la parte conclusiva del progetto (lunedì 13 aprile). Ma il programma dei seminari offre molti altri spunti di approfondimento: dalla masterclass con abbinamenti di Chianti Classico ai piatti della tradizione toscana, alla presentazione di alcune etichette di giovani produttori, la new generation del Chianti Classico fino ad una degustazione “letteraria” a cura della giornalista e sommelier Adua Villa e altro ancora.
Sarà infine protagonista anche l’altro prodotto a marchio Gallo Nero: l’Olio DOP Chianti Classico. Grazie ai consigli dell’agronomo Roberto Rappuoli, allo stand del Chianti Classico, sarà possibile scoprire le caratteristiche della DOP verde del Gallo Nero, in una inconsueta degustazione in abbinamento ad alcuni capolavori della pittura classica e moderna con il seminario dal titolo “Olio (DOP) su Tela” e in una più usuale presentazione della DOP, insieme a piatti a base di carne. Il programma completo è disponibile al seguente link sul sito del Consorzio: https://www.chianticlassico.com/news/il-gallo-nero-a-vinitaly-2026/
Un'altra masterclass dedicata al Gallo Nero si terrà invece presso lo stand della Regione Toscana, Padiglione 9, B16, dal titolo: E-state in Chianti Classico (lunedì 13 aprile, ore 16.15). Una sorta di tour enologico-turistico nel Chianti Classico attraverso l’assaggio di vini provenienti dai sette comuni del territorio alla scoperta del cartellone delle iniziative estive del Gallo Nero. Condurrà il giornalista eno-gastronomo Leonardo Romanelli.
Da segnalare infine il workshop dedicato da Bruce Sanderson, prestigiosa firma e tasting director della rivista Wine Spectator, alla vendemmia 2016 del Chianti Classico a 10 anni dalla sua produzione (domenica 12 aprile).
“Dopo aver partecipato a WineParis e a ProWein, il nostro Consorzio punta adesso su Vinitaly, che nelle ultime edizioni ha confermato il suo ruolo di fiera di riferimento mondiale per il vino italiano di qualità, consolidando il suo ruolo strategico con numeri in crescita, alta internazionalizzazione e un focus accentuato sul business.” – dichiara Carlotta Gori, direttore del Consorzio. “Riteniamo che la partecipazione alle principali manifestazioni fieristiche di settore abbia ancora un’importanza strategica per la nostra denominazione, offrendo opportunità insostituibili per la visibilità del nostro marchio, il rafforzamento delle relazioni istituzionali e commerciali e per il networking delle nostre aziende”.
Anche l’Azienda agricola Abbadia Ardenga torna al Vinitaly. In questa edizione 2026 i vini aziendali saranno presentanti all’interno dell’area del Consorzio del Brunello, Padiglione 9 Toscana – Stand B4, Sub 7.
Il Vinitaly è l’occasione per presentare le nuove annate di Brunello e Rosso di Montalcino che sono frutto dei recenti investimenti in vigneto e in cantina e della collaborazione, instaurata da alcuni anni, con l’enologo Paolo Caciorgna. Si tratta di un progetto che segna un’evoluzione concreta nello stile dei vini di Abbadia Ardenga, sempre più orientata alla qualità, alla piena espressione del territorio.
“Siamo orgogliosi dei prodotti che presenteremo perché raccontano davvero il Brunello, il sangiovese nella sua tipicità, mettendo l’accento anche su freschezza e spiccata acidità che dei vini di Montalcino sono una nota peculiare - dice Rosanna Zari, direttrice dell’azienda – Saremo al Vinitaly insieme al Consorzio, siamo parte di un territorio e di un progetto più complessivo in cui crediamo tutti fortemente”.
“E’ un periodo complicato per l’economia mondiale, lo sappiamo, ma guardiamo anche con ottimismo e determinazione a questo Vinitaly, sicuri che la qualità dei prodotti, la capacità di attrarre e raccontare storie di tipicità e territorio delle nostre realtà siano centrali e determinanti - aggiunge Zari – Conosciamo la visione dinamica che il Consorzio – di cui facciamo parte dal 1967 e di cui siamo soci fondatori - ha verso nuovi mercati così come conosciamo la sua attenzione verso paesi tradizionali. Un’area su cui noi come Abbadia Ardenga stiamo investendo sempre più è l’enoturismo, ospitiamo nella nostra cantina wine lovers ed appassionati enoturisti per raccontare la nostra storia antica e i nostri prodotti”.
Chi siamo
La cantina de il Poggio – Abbadia Ardenga, a Torrenieri (Montalcino) è un vero e proprio museo. Archi a tutto sesto, pietre di torre mantenute nel loro sito naturale, pertugi, cunicoli di fuga e feritoie per la difesa, antichi pozzi e acque sotterranee che scorrono proprio sotto la cantina. All’interno si possono ammirare le tracce di un lungo e glorioso passato.Vi sono i resti della fortificazione feudale e quelli della “Fermata-Osteria” al servizio della strada Romana-Francigena. Un vero e proprio museo costruito, oltre che con tanta passione ed amore, con
capacità e moderni criteri espositivi. Non a caso oggi questi locali fanno parte delle bellezze storiche del Parco della Valdorcia e sono meta di un turismo attento e qualificato.
La proprietà e la vocazione a solidarietà, cura, cultura. L’intera proprietà è della Società di Esecutori di Pie Disposizioni in Siena ed è composta da 8 ettari di oliveti e da 10 ettari di vigneti. La metà di questi ultimi sono iscritti per la produzione di Brunello di Montalcino. Il ricavato dell’azienda viene utilizzato dalla proprietà per la gestione delle Case di riposo, di musei e di attività culturali e sociali.
Le vigne si trovano in zona collinare esposte a sud-est sul versante senese del Comune di Montalcino. Grazie a una buona composizione del terreno e un microclima molto favorevole, qui le uve raggiungono la completa maturazione ed acquisiscono un complesso di preziosi gradevoli aromi che poi trasmettono al vino. Rispettando le secolari tradizioni non è stato cambiato l’assetto produttivo aziendale.
La storia di Abbadia Ardenga è antica e movimentata ed affonda le radici nel profondo Medio Evo quando, nel secolo XI, fu fondato il Monastero dell’Ardenga ad opera di un conte di stirpe francese, dei Ranieri. Il Monastero fu in parte distrutto, secondo il triste destino delle tante località del contado senese nel duro periodo medio-evale. Nella Chiesa romanica di S. Andrea di Abbadia Ardenga, sono stati ritrovati degli elementi di architettura dell’epoca, ma il ritrovamento di oltre due terzi di un’antica cripta è sicuramente il più importante e sensazionale. Si tratta di una cripta a sette navate di cui due occupano l’intera larghezza della Chiesa. Provenienti da Abbadia Ardenga e conservati presso la Pinacoteca di Siena sono: il Paliotto romanico il primo dipinto datato, della scuola senese (1215) e le tavolette raffiguranti Storie delle Passione di Cristo, attribuite a Guido da Siena (1275-1280).