Rubrica — Mostre

I pulpiti di Pistoia in mostra a Firenze fino al 31 marzo a Palazzo Pegaso

Gli scatti di Nicolò Begliomini raccolti nel terzo volume della collana "Avvicinatevi alla Bellezza" di Giorgio Tesi Editrice protagonisti di un allestimento ad alto pathos nella sede del Consiglio Regionale della Toscana


24 immagini ad alto impatto emotivo, compresi due pannelli di grandi dimensioni che consentono di esplorare le opere quasi come dal vivo: è stata inaugurata ieri, alla presenza partecipazione del presidente Eugenio Giani, delle autorità pistoiesi e dei curatori la mostra “Pistoia Città dei Pulpiti”, a Palazzo Pegaso, sede del Consiglio della Regione Toscana (via Cavour 4, Firenze), che resterà visitabile con ingresso libero (previa esibizione di un documento di identità) fino al 31 marzo, con orario dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19 e il sabato dalle 10 alle ore 12. L’allestimento, realizzato in collaborazione con Fondazione Studio Marangoni, raccoglie le immagini realizzate da Nicolò Begliomini per illustrare il terzo volume della collana “Avvicinatevi alla Bellezza”, edita da Giorgio Tesi Editrice, e intitolato appunto “Pistoia Città dei Pulpiti”, con testi a cura dal gruppo FAI Giovani Pistoia e FAI Pistoia, in collaborazione con la Diocesi e il MIBACT, con il contributo di Giorgio Tesi Group, AIB All Insurance Broker e la Fondazione Caript.

Gli scatti a distanza ravvicinata fanno da filo conduttore al racconto, che per la prima volta riunisce i quattro arredi liturgici a cui Pistoia deve una delle sue più nobili identificazioni: il pulpito di Groppoli, attribuito alla scuola di Biduino (1193 circa), quello di San Bartolomeo, riferito a Guido Bigarelli da Como (1239/1250), l’opera del domenicano fra Guglielmo in San Giovanni Fuorcivitas (1270) e quella di Giovanni Pisano, che raccoglie l’eredita del padre Nicola e ne affina l’arte nel pulpito della Chiesa di Sant’Andrea (1301). A questi si aggiunge il pergamo di San Zeno, il più antico, le cui prime tracce risalgono all’anno 1043, riscoperto e in parte ricomposto nella cripta del Duomo di Pistoia. Un patrimonio raro e prezioso che consente di esplorare le evoluzioni del linguaggio artistico e religioso in un periodo di particolare fermento culturale, tra la fine del XII e l’inizio del XIV secolo, attraverso l’opera di artisti considerati tra i protagonisti dell’arte toscana del periodo. “I pulpiti ci raccontano la storia del nostro Paese, nato attorno alla comunicazione, un Paese che sa ascoltare e parlare una lingua comune. Prima della televisione, prima della radio e dei microfoni, la Chiesa aveva già inventato degli altoparlanti: i pulpiti erano gli altoparlanti dell’epoca ed è da lì che è nato l’italiano”, ha dichiarato Philippe Daverio in occasione della partecipatissima presentazione del libro, avvenuta lo scorso dicembre a Pistoia.

Con il loro quasi totale bicromatismo, determinato da luci e ombre sul marmo, i pulpiti diventano il terreno perfetto per sperimentare e misurare le nuove ricerche di racconto per immagini. “La collana Avvicinatevi alla Bellezza – conclude Nicolò Begliomini, autore delle immagini - cerca di avvicinare le persone alle opere d’arte attraverso un punto di vista insolito e a 360 gradi".

Il volume “Pistoia Città dei Pulpiti” e l’intera collana di cui fa parte, che comprende le due precedenti pubblicazioni “Il restauro del fregio dello Spedale del Ceppo” e “Pistoia Capitale italiana della cultura 2017 raccontata da Naturart”, rappresentano la naturale prosecuzione di un percorso avviato sette anni fa con la rivista Naturart e più recentemente con il sito DiscoverPistoia.it, che raccontano il territorio e le eccellenze pistoiesi facendole conoscere a un pubblico internazionale.

Redazione Nove da Firenze