Galluzzo in ansia per il futuro della pioppeta di San Felice a Ema

Le voci si rincorrono: ci sarà un taglio parziale, relativo solo alle piante malate, oppure totale e fatto gradualmente? Il timore diffuso, espresso anche su Facebook, è che un parco amato da tutti venga stravolto. La verità giovedì 18 luglio quando al Circolo ricreativo sarà svelato il "progetto della nuova pioppeta"


Al Galluzzo è l'argomento del giorno. Quale sarà il futuro dell'enorme pioppeta di San Felice a Ema? Centinaia di alberi di circa 40 anni che regalano fresco, pace e buonumore a giovani e anziani, a genitori che vi portano i figli in carrozzina e anche a numerosi proprietari di cani perché in un angolo della pioppeta esiste un'area attrezzata tra le più frequentate.

Da anni se ne parla, al Galluzzo, del futuro di questa pioppeta. Circolano le voci più disparate, in generale la gente teme che quest'oasi di pace venga stravolta ed è pronta a farsi sentire perché ciò non avvenga. Sulla pagina Facebook "Sei del Galluzzo se..." un post di oggi ha aperto la discussione generando interventi numerosi e pieni di passione. Pare che alcune piante siano malate: quindi vanno giocoforza tagliate. Qualcuno ricorda anche, l'anno scorso, il crollo di un pioppo che per fortuna non ha creato danni alle persone. In effetti facendo un giro per la pioppeta si nota bene l'assenza di qualche gigante verde nei filari.

Tecnici del Comune e del Quartiere recentemente hanno fatto un sopralluogo e avranno tratto le loro conclusioni. Quali, lo sapremo giovedì prossimo, 18 luglio, quando al Circolo ricreativo di San Felice a Ema (inizio alle ore 18) nell'ambito della festa annuale sarà presentato "il progetto della nuova pioppeta". A darne notizia ufficialmente è Serena Perini, presidente del Quartiere 3, che è intervenuta nella discussione su Facebook invitando la cittadinanza a partecipare all'incontro.

La gente in questi giorni si sta facendo mille domande. In particolare: ma questi pioppi sono tutti malati? Saranno tagliati tutti oppure verranno rimosse solo le piante irrimediabilmente compromesse? Davvero il ciclo vitale dei pioppi è di circa 40 anni? Qual è il futuro dell'area cani? Se tagliano gli alberi, chi prende il legno? E se ripiantano alberi, metteranno ancora pioppi e dove? I tempi quali sono? Siamo sicuri che non ci costruiranno case? Potremo continuare a venirci sempre o ci saranno periodi di chiusura per i lavori necessari al taglio delle piante e alla sistemazione del terreno? Queste e altre domande fanno il giro del Galluzzo in questi giorni.

In paese c'è tanta curiosità e anche apprensione perché la pioppeta per molti è anche un luogo del cuore. C'è un aspetto affettivo, emotivo da non trascurare. Oggi pomeriggio un gruppo di ragazzi sui 20 anni frescheggiava su una panchina del parco. Loro hanno sempre passato molto tempo in pioppeta, fin da giovanissimi, non solo d'estate e primavera ma anche nelle altre stagioni, quando spesso l'acqua forma laghetti e il vento sibila forte tra queste piante suggestive. Probabilmente saranno presenti giovedì al circolo alla presentazione del nuovo progetto e sicuramente vorranno dire la loro.

Qualche decina di metri più avanti, alcune signore tra cui Lucia Matteuzzi, ex presidente del Quartiere 3 Gavinana-Galluzzo, prendevano il fresco parlando come decine e decine di persone fanno ogni giorno. Anche loro, preoccupate per le voci che in paese circolano sempre più fitte. Che ne sarà della loro pioppeta?

La storia di questo agglomerato bianco-verde (anche se ora le piante invecchiate sono meno bianche e più grigio-scure) è singolare e interessante. Per sommi capi, la ricostruzione è questa. Il terreno dove essa sorge fu acquistato negli anni Settanta dalla famiglia Caprotti, proprietaria della catena di supermercati Esselunga nonché di una villa in collina a poche centinaia di metri da quest'area. Temendo che l'espansione edilizia potesse compromettere il panorama mozzafiato che si ammira dalla sua villa, Caprotti acquistò il terreno, vi fece piantare i pioppi e poi lo donò al Comune di Firenze con il vincolo di non costruirci, in maniera da mantenere verde tutta quella ampia zona. Questo vincolo è arrivato fino ai nostri giorni. 

Antonio Patruno