"Firenze popolare, per un futuro diverso"

Sinistra Progetto Comune, da Palazzo Vecchio ai gruppi consiliari nei cinque quartieri, aderisce all'appello promosso da un gruppo di cittadinanza attiva


"I gruppi consiliari di Palazzo Vecchio e dei cinque quartieri di Sinistra Progetto Comune - parole di Antonella Bundu e Dmitrij Palagi, di Sinistra Progetto Comune - aderiscono all'appello promosso da un gruppo di cittadinanza attiva per una Firenze Popolare. Il testo può essere letto e sottoscritto sul sito dell'Associazione Progetto Firenze (www.progettofirenze.it), che ha messo a disposizione il proprio spazio virtuale per questa campagna. Il testo chiede la sottoscrizione a titolo individuale, perché chiama alla partecipazione ognuna e ognuno di noi, per dare allo spazio urbano un futuro costruito sui bisogni delle persone e sulla solidarietà. La politica e le parti sociali sono però direttamente chiamate in causa e quindi vogliamo invitare anche gli altri gruppi consiliari e tutta la cittadinanza a valutare la sottoscrizione di un manifesto che ha cuore il futuro della nostra Città.


Il ruolo del Consiglio comunale e dei Consigli di quartiere deve essere centrale, come capacità di ascolto di ciò che c'è fuori dalle istituzioni e come capacità di confronto tra interessi diversi.

Un anno è già passato dall'inizio della nuova consiliatura. Già immaginarsi politiche nella prospettiva dei prossimi quattro anni sarebbe un passo in avanti, nella capacità di non limitarsi all'oggi ma pensare a un domani migliore. Per uscire dalla pandemia si tratta di uno sforzo necessario e non rimandabile". 

Il testo qui sotto, per la sottoscrizione www.progettofirenze.it o scrivendo a dilloaprogettofirenze@gmail.com.

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FIRENZE POPOLARE
Per un futuro diverso

Uno spettro si aggira per Firenze, lo spettro dell’anti-consumismo. Il virus Covid-19 ha mandato a gambe all’aria un modello di sviluppo locale che, di fronte all’emergenza, ha dimostrato tutta la sua debolezza. Un modello che invece di creare sviluppo popolare ha mostrato il volto avido del consumo di risorse e beni comuni. Firenze è di tutti, ma negli anni passati è stata consumata per la ricchezza di pochi. Dopo aver investito forsennatamente nella crescita del turismo di massa fino a soffocare per overtourism, Firenze è oggi una città in ginocchio. Noi non vogliamo che Firenze torni a percorrere quel modello insostenibile e quegli stessi errori. Noi vogliamo cambiare la nostra città.

Una moltitudine di imprenditori, grandi medi e piccoli, ma soprattutto di lavoratori e lavoratrici, obbligati già nell’epoca delle vacche grasse alla partita Iva o a contratti parziali e temporanei, quando non del tutto in nero, oggi si ritrova prostrata e bisognosa di aiuto per far fronte al presente e a un futuro denso di incognite. Incalzati dal vento populista e dalle paure per le imminenti elezioni regionali, Governo, Regione e Amministrazione comunale appaiono spinte ad agire in continuità con le politiche che hanno portato al disastro attuale, senza costruire una visione di prospettiva e, ancor peggio, senza alcuna apparente consapevolezza del grande rischio di riproporre in peggio gli errori sin qui commessi.

Limitarsi alla restaurazione del recente passato ci indebolirebbe ulteriormente, condannando definitivamente la città alla speculazione e alla mercificazione di ogni residuo spazio sociale, politico e culturale, oltretutto esponendoci ancor di più al rischio che tragedie come quella che stiamo vivendo si ripetano. Sappiamo bene, infatti, che, con oltre dieci milioni di visitatori l’anno e una ricettività capillarmente diffusa nelle abitazioni e poco controllabile, solo la fortuna ha salvato Firenze dallo scoppio dei gravi focolai epidemici verificatisi in altre provincie e regioni. Una fortuna che sarebbe irresponsabile sfidare e porrebbe sul piatto dell’azzardo la perdita di altre vite e lo sperpero di quelle irripetibili risorse di aiuto che ora si invocano.

Noi crediamo che Firenze meriti un futuro più sicuro e sostenibile di quello basato su una mera restaurazione del periodo pre-pandemico, e che abbiamo il dovere di cominciare a costruirlo insieme già da ora. Riteniamo che ai necessari interventi di sostegno al reddito debba affiancarsi un coraggioso programma di riconversione delle filiere unicamente basate su turismo, luxury ed export. Per rafforzare il sistema immunitario, non solo biologico, e il tessuto sociale della nostra città, occorre liberarne gli spazi e le energie concentrando gli sforzi su investimenti prioritari in ricerca, sanità, cultura e formazione, manifattura, artigianato, difesa e recupero del territorio e dell’ambiente. Un programma che non lasci indietro nessuno e tolga ragion d’essere alle contrapposizioni coinvolgendo tutte le forze sociali, culturali ed economiche della Città Metropolitana in un patto di responsabilità reciproca con le istituzioni, vincolando gli aiuti al salvataggio dei posti di lavoro, alle verifiche contrattuali, alla correttezza fiscale, alla sostenibilità ambientale e sociale delle nuove produzioni, al recupero per una fruizione condivisa dei beni pubblici.

Sortirne insieme è politica – ricordava Don Milani. Questa è ora l’unica strada percorribile per rifondare Firenze, perché torni a essere città vera, davvero aperta e ospitale per chi ci vive e per chi vorrà tornare a visitarla. Perché Firenze torni a essere una città popolare e popolata da tutte e tutti, veramente ovunque. Una città di tutte e tutti.

Redazione Nove da Firenze