Firenze e il buco in acqua: punti critici noti e rimedi ancora da valutare

Il principio dei vasi comunicanti e le possibili soluzioni ancora da studiare


In una città attraversata da corsi d'acqua sotterranei e piena di pozzi, problematiche legate ad una falda possono condizionare la stabilità degli edifici causandone persino cedimenti.
Per questo motivo ogni volta che a Firenze si ipotizza di costruire qualcosa, se c'è chi sogna lo skyline c'è anche chi guarda alle fondamenta.
I troppo accorti sarebbero per non toccare nulla, chi vuole osare non sempre si prende la responsabilità di trovare soluzioni in anticipo.

Parcheggi interrati sono stati disegnati un po' ovunque, dove si è scavato sono sopraggiunte però problematiche, da piazza Ghiberti con le case sventrate ed i posti ridotti per sopraggiunto strato granitico, fino alla Fortezza da Basso, passando per piazza Stazione dove la Soprintendenza ha fermato i lavori per reperti archeologici affioranti. Al Parterre è andata bene, forse perché anni fa chi ha deviato i corsi d'acqua ci ha saputo fare.
Troppo in basso può esserci l'acqua, così come a ridosso dei torrenti, mentre troppo in alto ci sono i reperti archeologici tardo rinascimentali o romani. Se ci sono reperti molto spesso significa che il terreno è buono, perché gli antichi vedevano i corsi d'acqua che poi sarebbero stati tombati, più o meno lo insegnano le maestre sfogliando i primi capitoli dei libri di storia. 

La Stazione Foster, ad esempio. Sorgerà nella zona degli ex macelli, fra Viale Corsica, Via Circondaria e Viale Redi.
Per evitare problemi, nel progetto sono previste opere di mitigazione, dette anche "sistemi di continuità di falda". Sono dreni e pozzi a monte ed a valle.

"I lavori in sotterraneo creano interferenze più o meno consistenti nel flusso delle acque sotterranee. Per il nodo AV i principali punti critici sono i due imbocchi, in particolare, l'imbocco sud a Campo di Marte e la zona della stazione AV" lo ribadisce Arpat a fine 2015, mentre si parla di riprendere a pieno ritmo i lavori.
Spiega sempre Arpat che per la Foster "Si tratta di opere costituite da diaframmi, muri di calcestruzzo che attraversano i terreni più permeabili, nei quali avviene il principale flusso di acque sotterranee. Vi è quindi la possibilità dell'effetto diga: la possibilità di innalzamenti di falda a monte, che, a seconda dell'entità, può anche interessare parti interrate di edifici ed abbassamenti a valle delle opere, che, sempre a seconda dell'entità e della storia geologica ed idrogeologica dei terreni, può potenzialmente causare problematiche di cedimenti".

Tutto sotto controllo? "I dati di monitoraggio delle acque sotterranee - dichiarano da Arpat a novembre 2015 - mostrano una certa difficoltà per la riperforazione di uno dei pozzi esistenti, che, per problemi di ubicazione, non riesce ad estrarre il quantitativo di acqua previsto" per questo sia ARPAT che l'Autorità di Bacino sottolineano che il quadro dei fatti "impone, a opera terminata, che i dreni, debbano essere sufficienti allo smaltimento dell'intera portata impattante sull'opera. Sussiste quindi la problematica di definire al meglio la portata potenzialmente transitante dei dreni passivi della stazione AV, per tale calcolo non risulta attualmente disponibile una metodologia standardizzata". L'Osservatorio Ambientale dispone quindi un confronto tecnico, tra i progettisti (Nodavia), proponente (RFI), Alta Sorveglianza (Italferr) e Supporto Tecnico (ARPAT, ISPRA, Autorità di Bacino) ne consegue l'annuncio che "Appena raggiunta una quota di dreni sarà effettuato un specifico campo prova atto a verificare le previsioni progettuali e suggerire eventuali correttivi". E qui siamo rimasti.

Effetti opera sottorrenea su flusso della falda

Nessuno ci aveva pensato per tempo? 
Nel giugno '99 l''associazione Idra scrive al neo-eletto sindaco Leonardo Domenici una lettera rimasta senza risposta: "Se cedimenti del suolo come quello verificatosi a Luco di Mugello, o allagamenti di gallerie come quelli di San Giorgio e di Osteto, o abbassamenti della falda come quelli di Castelvecchio dovessero verificarsi anche a Firenze, chi potrebbe giustificare l'approvazione frettolosa di un progetto controverso e oneroso, come quello approvato il 3 marzo scorso? Sotto la Fortezza medicea di San Giovanni Battista, la storia ci insegna che giaceva fino al '500 l'alveo del Mugnone, anche il Calandrino del Boccaccio, attirato nella trappola dell'elitropia da Bruno e Buffalmacco, "in sul far del dì si levò, e chiamati i compagni, per la porta a San Gallo usciti e nel Mugnon discesi, cominciarono ad andare in giù, della pietra cercando". Ma non è solo l'area di piazza della Libertà a essere interessata da una consistente falda acquifera. Non occorre risalire al Trecento per trovare testimonianze di abbondanti acque sotterranee anche nella zona di Piazza delle Cure e di Viale don Minzoni".

A Palazzo Vecchio nell'estate del 2003 il vice sindaco di Firenze Giuseppe Matulli incontra Idra e Girolamo Dell'Olio, presidente dell'associazione ecologista, parla di rischio idrogeologico per la Fortezza da Basso poiché "Secondo gli stessi progettisti Italferr, fra gli edifici presenti nell’elenco di quelli soggetti a differenti classi di rischio la Fortezza riporta gli indici più alti di vulnerabilità".
Perché? Dell'Olio ricorda che "Sul lato Romito la massiccia presenza di acqua di falda legata al paleoalveo del Mugnone ha costretto a ridimensionare il progetto di parcheggio sotterraneo". Preoccupazioni formalizzate da due consulenti geologi del Comune di Firenze Giulio Pazzagli e Sandro Travaglini, in una relazione datata luglio '98 e trasmessa all'Amministrazione Primicerio.

Il Comitato No Tunnel nel 2013 esprime il proprio sconcerto quando l'assessore alla Mobilità, Filippo Bonaccorsi, in Consiglio comunale dichiara che: “I monitoraggi della falda idrica sono costanti e regolarmente pubblicati sul sito web dell’Osservatorio. E i risultati non destano preoccupazione tanto da ritenere inutili ulteriori opere di monitoraggio”. 
Il Comitato replica "La situazione è fuori controllo e molto pericolosa. Dove si innalza la falda si ha indebolimento delle fondazioni degli edifici, dove si abbassa ci sono forti probabilità di cedimenti del terreno su cui sorgono interi isolati".

Davanti all'intervento dell'ex capogruppo PD Francesco Bonifazi, oggi Tesoriere del Partito, relativo alle competenze del Comune sul cantiere i cittadini dicevano che "Probabilmente Bonifazi non è un geologo, ma dovrebbe almeno capire che le alterazioni alla falda non sono come i movimenti di acqua in una vasca da bagno, ma concrete possibilità di cambiamenti in tutta la struttura del terreno interessato e lì si possono avere gravi pericoli. Su quel terreno, guarda caso, sorge un bel pezzo di Firenze". La vera accusa era però rivolta al sindaco "Matteo Renzi sembra tacere, ma importanti pezzi della sua maggioranza stanno dicendo cose di cui ci si dovrebbe solo vergognare. Oltre alla figura davvero misera del Comune c’è da chiedersi che senso ha aver nominato di nuovo l’Osservatorio Ambientale che non ha mai osservato nulla e adesso tace pure su quanto la stessa ARPAT è costretta ad ammettere".

Oggi si cercano soluzioni per mantenere in equilibrio ciò che la natura, per principio ed indisturbata, sarebbe in grado di fare.. da sola.

Antonio Lenoci