Firenze Capitale: quanto è costata la gloria a Firenzina

Firenze, prima di essere proclamata Capitale d'Italia, conservava una cinta muraria rinascimentale, abbattuta durante i lavori di riorganizzazione urbanistica


Una città che si è dovuta improvvisamente allargare per accogliere circa 30mila funzionari statali per quei 5 anni che hanno visto i Palazzi storici divenire sede di Ministeri.

Problemi di alloggio e speculazione finanziaria. "Le imprese edili realizzarono in tutta fretta dimore di stile borghese per i nuovi funzionari amministrativi - spiegano Andrea Giuntini dell'Università di Modena e Gianni Garamanti Fondazione Scienza e Tecnica che hanno recentemente curato una lunga ricerca tra le Biblioteche di Architettura, Scienze Sociali, Nazionale ed Oblate - e costruirono complessi di edilizia popolare, il tutto anche in conformità con la nuova normativa vigente in materia di esproprio. La SAE, fondata nel 1849, fu la principale impresa edilizia, cui parteciparono, in qualità di azionisti, i più bei nomi della borghesia fiorentina del tempo. Fu questa società a curare la realizzazione anche delle nuove abitazioni in via S. Gallo, in Borgo Pinti, via del Campuccio, via della Mattonaia, San Niccolò e San Jacopino. Così come risultano legati alle vicende SAE altri interventi come il Quartiere del Maglio, via Settignanese, Porta alla Croce, Pignone e via della Scala".

Detti nel 1970 scriverà: "Per lunghi anni si dibatté il problema, con il concorso di una serie incredibile di proposte comunali e di professionisti e anche di imprese speculative che offrono una fantasmagorica sequenza di varianti al medesimo errore".

I Ministeri della Capitale. Palazzo Pitti accoglie il re Vittorio Emanuele II, arrivato a Firenze a febbraio del 1865 nella suggestiva Stazione Maria Antonia che avrebbe poi lasciato posto a Santa Maria Novella.
Palazzo Medici Riccardi accoglie l'Esecutivo, presidente del Consiglio e ministro dell'Interno, ed è ancora oggi sede della Prefettura.
La Camera dei Deputati è nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio assieme al ministero degli Affari esteri. Il Senato dalla Sala dei Duecento si assesta poi nel Teatro Mediceo degli Uffizi.
La Finanza nel Convento di Santa Croce e il Debito Pubblico nei pressi della Fortezza da Basso. Il Ministero dei Lavori Pubblici al Convento di Santa Maria Novella, nel Convento di San Firenze arriva il Ministero dell’Istruzione.
Il Ministero della Guerra prende posto nella Gendarmeria di piazza San Marco. Il Ministero della Marina è nel Convento dei Barbetti sul Ponte Santa Trinita. Nel Palazzo Portinari-Salviati il Ministero di Grazia e Giustizia, a Palazzo Galli-Tassi il Ministero dell’Agricoltura. Il Consiglio di Stato si trova in Borgo degli Albizi. La Tesoreria alla Badia Fiorentina. La Corte dei Conti in Palazzo della Crocetta.

Ma che Firenze era? Scrive Giovanni Spadolini nel 1979: "Firenze fu una capitale di ripiego nell'attesa che l'Italia giungesse a Roma. "Firenzina", la città bonaria e provinciale dalla quale la classe dirigente unitaria governò il nuovo Stato negli anni della sua drammatica e complessa edificazione".

Il Touring Club Italiano ha presentato così l'evento dei 150 anni ai turisti: "Il capoluogo toscano fu rivoltato come un calzino per adeguarsi al nuovo ruolo; l'architetto fiorentino Giuseppe Poggi fu investito dell'incarico di progettare il nuovo assetto della città. La “modernizzazione” fu dolorosissima: si dovettero sventrare interi quartieri medievali del centro storico e furono abbattute le mura trecentesche di Arnolfo di Cambio per lasciare spazio a nuovi viali larghi 40 metri. La sbornia di Firenze Capitale, che costa alle casse del Comune il fallimento finanziario, si esaurisce in pochi anni".

L'enorme archivio di Vecchia Firenze Mia, museo gratuito e Sociale creato on line da Gianni Greco, ci aiuta ad affrontare un viaggio sulle macerie dell'epoca: "Le mura furono quasi del tutto demolite, ma per fortuna i "rinnovatori" non ebbero il coraggio di abbattere anche le maggiori porte di Firenze. Come enormi fossili di un Medioevo in cui si sapeva costruire meglio di adesso, esse restano mute e assediate testimoni di un tempo da non dimenticare".
Scompare in quegli anni Porta alla Giustizia "Si chiamava così perché sotto ci passavano i condannati a morte per andare al patibolo che li aspettava poco oltre. Per arrivarci si percorreva Via dei Malcontenti, che aveva questo nome proprio a causa dello scontento di coloro che ci passavano".
Emerge dagli archivi una Firenze insolita, fin troppo bella, che ricorda antichi borghi rurali. Porta San Gallo ad esempio, prima dell'abbattimento delle mura, aveva i portici del Corpo di Guardia. "Tristissima l'immagine della distruzione delle mura nel tratto tra Porta S. Gallo e Porta a Pinti - commenta Greco - in quello che diventerà il Viale Matteotti, che avrebbe potuto benissimo correre lungo le mura, perché esse avevano sempre un pomerio, spazio dall'una e dall'altra parte. La volontà fu proprio di abbattere. E hanno abbattuto".
Giuseppe Diana è uno dei collaboratori di Vecchia Firenze Mia, colui che scova immagini introvabili di una Piazza della Libertà ad esempio, che mostra anche l'abbattuto Torrino del Maglio. Uno spazio speciale è riservato al Torrino abbattuto insieme alle mura e che si trovava all'estremità di Via del Maglio, oggi Via La Marmora: "Ma come si può anche solo immaginare di buttare giù un oggetto così unico? Eppure, giù le mura, giù il Torrino".
Ed ancora Porta alla Croce, fondata nel 1284 aveva dei portici laterali, aggiunti dall'architetto Paolo Veraci nel 1817, ma comunque demoliti con l'isolamento della porta nel 1868.
C'era anche la Porta a Pinti, "Una di quelle poche demolite dalla furia risanatrice di una Firenze Capitale di nulla... Immagini che fanno parte di una storia che non permette confronti tra il prima e il dopo: c'è solo il prima. Dopo, niente" commenta ancora Greco.

La fortuna di Firenze Capitale si basa sull'esiliato e poi celebrato Dante Alighieri padre della lingua italiana e sul "rivoluzionario" Girolamo Savonarola, frate domenicano idolatrato e poi arso vivo in piazza della Signoria per poi tornare ad essere personaggio di spicco del tardo '800.
Una città di contrasti, Machiavelli e Savonarola, i Medici e i papi fiorentini, investita di gloria e sventrata, prosciugata finanziariamente e liquidata con il titolo di "Benemerita della Patria", e risarcita dal Parlamento con la proprietà di Palazzo Vecchio.

A Luglio 1871 Firenze cessa di essere Capitale "I cinque anni trascorsi hanno lasciato delle profonde trasformazioni a livello sociale, economico ed urbanistico. Molti ne saranno orgogliosi, altri risponderanno con indifferenza, facendo circolare per il trasferimento l’epigramma: Torino piange quando il Prence parte, e Roma esulta quando il Prence arriva. Firenze, culla della poesia e dell’arte, se ne infischia quando giunge e parte ricorda il Polo Museale Fiorentino.

Il Comune dichiara il fallimento nel 1878. Questo crea gravi danni ai fiorentini e l'opinione pubblica obbliga di fatto il sindaco Torrigiani a dare il via al piano Rimediotti detto anche dello "sventramento" che vede 'risanare' Firenze nel 1880. Un'opera così commentata da Telemaco Signorini: "Fosti per tutto de' toscani autori, sorgente viva di linguaggio usato, ed ora t'hanno ucciso i professori! Addio per sempre, povero Mercato, addio studio di forme e di colori, dal secolo dei dotti inesplorato".

Dopo 150 anni Firenze se la cava con una serie di festeggiamenti che nascondono in realtà un lato oscuro della sua storia, tra errori ed orrori Firenzina cerca di far emergere il meglio: ancora una volta provinciale oppure più matura?

Antonio Patruno