Decreto Sicurezza: volete davvero che Firenze faccia questa fine?

Foto di Miriam Curatolo

Anche in Toscana la chiusura degli Sprar trasformerà in senza tetto migliaia di rifugiati


FIRENZE- Questa fotografia è stata scattata alcune settimane fa a Marsiglia, la capitale della Provenza. Immortala una famiglia di rifugiati con minori che si prepara a consumare la notte su un materasso, sotto i portici della Canebière, la principale arteria commerciale del centro storico. In Francia non sono state costituite strutture di accoglienza per i rifugiati in attesa di riconoscimento e questo è il risultato: famiglie al completo di bambini che si accomodano su un improvvisato giaciglio quando in città scendono le prime ombre della sera.

In Toscana e a Firenze centri di accoglienza per migranti esistono da anni, si chiamano Sprar. Ma a tutte le strutture in questi giorni stanno arrivando lettere dalle prefetture in cui si chiede l'immediata applicazione delle norme del Decreto Sicurezza. Così viene assurdamente sancita la fine dei progetti Sprar e del programma di inserimento lavorativo . Cosa che materializza un futuro incerto per decine migliaia di migranti in mezzo alla strada di migliaia di operatori, per lo più soci di cooperative, che rischiano di perdere un lavoro.

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo era stato istituito nel 2001 dalla rete degli enti locali che hanno poi realizzato progetti di accoglienza e assistenza integrata, in collaborazione con il Ministero dell'interno. In particolare nelle regioni dove, per tradizione, o colore politico, il valore dell’accoglienza è più spiccato.

Il “Decreto sicurezza” è stato approvato nei giorni scorsi alla Camera in via definitiva. Secondo il vicepresidente del consiglio Salvini migliorerà la sicurezza del paese, ma il primo effetto è proprio l'aggressione al sistema Sprar, di cui viene sancita la fine. Nei fatti il “Decreto sicurezza” aumenterà invece il numero di migranti in situazione irregolare e creerà maggiore insicurezza nelle nostre città. Perché si tratta di persone che, magari in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati, non sono in condizione di lavorare legalmente, non hanno soldi per pagarsi un alloggio, ma non sono nemmeno in grado di tornare a casa loro, da dove sono fuggiti a causa di persecuzione, guerra, o epidemie. E ammesso che né avessero la possibilità economica, spesso non ci sono le condizioni di sicurezza, né accordi internazionali per il rientro, nemmeno se accompagnati dal Ministero dell'Interno italiano.

Dunque che fine farà tutta questa gente? Anche a Firenze, città con una grande tradizione solidaristica, con il più alto rapporto di posti letto per senza tetto rispetto alla popolazione residente, i rifugiati sfrattati dagli Sprar non finiranno -per intendersi- all’Albergo popolare. Si tratta di una soluzione non praticabile, per regolamento di gestione della struttura, per ragioni economiche, perché gli enti locali non possono supplire, o porsi in alternativa e in contrapposizione a una legge dello stato appena approvata. Semplicemente finiranno in strada.

L’intento della maggioranza di governo si rivelerà pura propaganda, in violazione della Costituzione e dei trattati Internazionali. Può darsi che l’Italia cessi di essere una meta per i rifugiati stranieri, ma quelli che sono già qui non se ne andranno. Finiranno soltanto nella miseria più nera. E’ questa la sicurezza che il ministro Salvini vuole regalare ai suoi elettori toscani? E che dire dei posti di lavoro a rischio per chi opera nel campo “migranti”?

Per anni chi ha amministrato la cosa pubblica in Toscana si è sentito apostrofare: "Se ci tieni tanto ad accogliere i clandestini ospitali a casa tua". Ebbene, dopo la chiusura degli Sprar, quando i rifugiati saranno trasformati in senza tetto, sarà meglio che tacciano gli esponenti della nuova destra sovranista e un po’ inesperta. Perché avremo buon gioco a gridare loro: "Se non li volete sulla strada, dove li avete buttati, almeno accoglieteli in casa vostra!"

Nicola Novelli