​Decreto Salvini, la Toscana si oppone: a rischio 900 migranti accolti nei centri

Il presidente Enrico Rossi intervenuto a La7 conferma il ricorso alla Corte Costituzionale, intanto il sindaco del capoluogo convoca un tavolo di confronto sul tema


Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, insieme all'assessore alla presidenza e all'immigrazione Vittorio Bugli, illustra oggi i contenuti del ricorso che verrà approvato dalla giunta regionale contro alcuni aspetti del Decreto sicurezza.
 Nelle scorse ore il governatore aveva detto al vice premier Matteo Salvini "Sia io che lei dovremmo certamente fare di più per le famiglie in condizioni di povertà assoluta e per il servizio sanitario. Ma vediamo se ha il coraggio di confrontarsi in pubblico, dove vuole e quando vuole, per dimostrare ai toscani e agli italiani cosa lei e cosa io abbiamo fatto fino ad ora per sostenere le persone in difficoltà e per la sanità pubblica". 

 Legambiente Toscana è solidale con Rossi "Non sempre siamo d'accordo col presidente Enrico Rossi, specie quando si parla di grandi opere e di nuovi aeroporti. In questo caso però, e stiamo parlando di diritti umani e di ecologia sociale, non possiamo che aderire con convinzione alla sua decisione, opportuna e tempestiva, di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il Decreto Salvini. Un provvedimento quello del Governo liberticida e assolutamente inadeguato per combattere l'illegalità. Legambiente Toscana, memore della tragica storia che ha caratterizzato il Novecento, non può voltarsi dall'altra parte di fronte alla drammatica situazione in cui versa la società nella nostra regione e nel nostro paese. Per questo plaudiamo nettamente e senza esitazioni alla decisione".

 A Firenze il sindaco Dario Nardella, convoca un tavolo con i sindacati e le associazioni del terzo settore e del volontariato, per valutare come fronteggiare gli effetti del Decreto Salvini, che "nella sola provincia di Firenze potrebbe gettare in mezzo a una strada 900 migranti finora accolti nei centri".

 La Cgil ha partecipato e sottolinea che "il modello inaugurato a Firenze è importante per affrontare le nefaste conseguenze del Decreto. Opporsi a esso è politicamente e giuridicamente essenziale in quanto il provvedimento contrasta con i valori del lavoro (solidarietà, dignità, diritti) e rischia di lasciare in strada senza protezione centinaia di migranti, alimentando rischi per loro e tensioni sociali. Il Decreto sicurezza va contrastato: sindaci e governatori che lanciano l’allarme sulle sue conseguenze hanno ragione, il Governo li ascolti. Questo decreto non promuove dignità, ma la toglie, ad esempio alle persone che hanno intrapreso un percorso di integrazione, lavorano in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato e in caso di diniego perdono il lavoro e il diritto di permanere sul territorio italiano, incentivando in tal modo sfruttamento e lavoro irregolare. Parimenti importante è che questo tavolo fiorentino prosegua in modo permanente i suoi lavori e che si estenda all’intera area metropolitana, attraverso una conferenza dei sindaci. Chiediamo la tutela occupazionale e professionale di chi ha lavorato e lavora nei centri di accoglienza e un rinnovato impegno per l’emersione del lavoro nero, anche attraverso la responsabilizzazione delle aziende, vanno evitati e prevenuti casi di sfruttamento".

“Ringrazio il sindaco per la sensibilità e l’appello che ci ha rivolto. Crediamo che il problema di cui stiamo discutendo stamani e questo tipo di approccio debba essere portato all’attenzione dell’intera Città Metropolitana” ha detto il segretario generale della Cisl di Firenze-Prato, Roberto Pistonina.
“Come organizzazioni sindacali – ha aggiunto Pistonina – siamo anche preoccupati e stiamo seguendo con attenzione la situazione dei lavoratori che operano nel settore sociale, che andranno incontro ad un futuro incerto come conseguenza di questo Decreto. Ci rendiamo al tempo stesso disponibili ad ascoltare gli appelli o le richieste di coinvolgimento che ci arriveranno dalle associazioni del terzo settore per facilitare l’inserimento lavorativo; su questo fronte ci adopereremo anche al fine di sensibilizzare le associazioni datoriali”.

Intanto la Senatrice del M5S Elena Fattori è intervenuta ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. “Nel nostro programma avevamo chiesto di modificare il regolamento di Dublino, il mutuo riconoscimento delle richieste asilo. E’ chiaro che se tu cominci questa legislatura con pulsioni localistiche, rinunci ad una gestione condivisa. Se vuoi politiche condivise, devi riconoscere l’UE. Se vuoi ritornare ai singoli Stati è chiaro che l’Italia è lì in mezzo al Mediterraneo e nessuno ti aiuterà. Mettiamoci pure che siamo usciti dal Global Compact. Abbiamo dato messaggi di voler ritornare ad essere uno Stato sovrano, la politica è fatta anche di messaggi. Che poi l’UE non abbia una politica migratoria comune è chiaro. I migranti sono diminuiti da un anno, bisogna gestire quelli che ci sono, non bloccare su una nave 49 disperati. 49 persone sono parcheggiate in mezzo al mare da giorni, il primo che li accoglie fa una cosa intelligente. Conte e Di Maio si stanno battendo? Meglio tardi che mai, ma bisognava farlo prima. Pensare di dividere le famiglie prendendo solo donne e bambini è privo di senso, sono famiglie che scappano da situazioni di guerra e torture. E’ molto pericoloso separare queste famiglie. Quale donna in una situazione del genere accetterebbe di entrare in un Paese sconosciuto con due bambini piccoli? E poi si pone il problema del ricongiungimento, creiamo tensione su tensione e questo non ha senso. Tutto l’impegno degli Stati nel comunicare sulla gestione di queste 49 persone costa di più che farle sbarcare. E’ chiaro che ogni Paese in questo momento deve dare un messaggio ai cittadini per tutelare i confini nazionali, in vista delle elezioni europee. Sono manovre mediatiche. E’ chiaro che sono diventate un simbolo queste persone qui. Però non è che si risolve così la crisi dell’Africa e la pulsione a migrare”.

Sui sindaci contro il decreto sicurezza. “Si rischia di cadere un po’ nella retorica della contrapposizione. Sono problemi che vanno risolti. I primi due che hanno fatto una mozione sono state Appendino e Raggi, quindi non è una contrapposizione politica, sono i sindaci che sanno che il decreto creerà problemi e vogliono cercare di risolvere la situazione. Farne una battaglia solo di bandiera sarebbe controproducente. Ci sono cose che vanno modificate in quel decreto perché così com’è andrà a peggiorare il problema. Salvini doveva gestire l’immigrazione e invece peggiora la situazione. Sul contratto di governo il decreto sicurezza non c’è –ha dichiarato Fattori-. Il contratto parla di rimpatri, cosa che non è stata per niente affrontata. Che poi ci potesse essere una contrapposizione di idee è chiaro, ma cedere totalmente alla politica becera e xenofoba di Salvini non me l’aspettavo”.

Redazione Nove da Firenze