Dal Belvedere in giù, nei meandri della politica fiorentina

Importante proposta di Riccardo Nencini per rinvenire tracce dell’antico tunnel che collegherebbe il Forte a Palazzo Pitti. Ma attenzione che non finisca per rimettere in moto un’operazione immobiliare incagliata


FIRENZE- Ha suscitato immediata attenzione nelle redazioni la notizia che il Presidente della Commissione Istruzione e Cultura del Senato, il mugellano Riccardo Nencini, attraverso un’interrogazione al ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, chiede di svolgere ricerche al fine di accertare l’esistenza di una galleria sotterranea che collegherebbe Palazzo Pitti con il Forte Belvedere.

Finalmente le istituzioni potrebbero occuparsi di una questione già nota a Firenze. Diversi anni fa lo storico Paolo Paoletti fece notare che nella “Raccolta di piante delle principali città e fortezze del Gran Ducato di Toscana” Odoardo Warren, soprintendente alle piazze forti del Granducato di Toscana, nel 1745 scriveva: “'..si comunica al Forte Belvedere dal Palazzo de' Pitti per mezzo di una galleria sotterranea…”.

Da sempre Firenze è attraversata da voci leggendarie di un camminamento sotterraneo che collegherebbe addirittura la Fortezza da Basso con il Forte Belvedere, lungo tutto il centro. Più volte si è provato a rinvenire qualche traccia sotto la città, senza tuttavia ottenerne evidenza. Più facile invece che il Corridoio Vasariano non fosse semplicemente un collegamento coperto tra i due edifici del potere mediceo, da Palazzo Vecchio a Pitti, ma piuttosto una via di fuga protetta per i signori di Firenze verso la piazzaforte militare sulla sommità della collina. In questo caso la Galleria avrebbe la forma di una lettera Y, il cui braccio di sud-est sarebbe stato dimenticato.

Dove potrebbe trovarsi questo tunnel perduto? Taluni sostengono che si tratti di un manufatto di mattoni, realizzato al di sotto del Giardino di Boboli. Più verosimile che sia il proseguimento in muratura interrata che, dall’attuale termine del Corridoio Vasariano, in prossimità della Grotta del Buontalenti, raggiunga, in salita per quasi un chilometro, la Fortezza di Belvedere.

Se così fosse la storia potrebbe complicarsi, perché le prospezioni di ricerca che il senatore Nencini propone di realizzare al Ministro Franceschini, non si svolgerebbero più in area pubblica, ma su proprietà privata. Non tutti sanno infatti che il complesso della ex Scuola di sanità militare è stato acquisito (nel 2015) da un gruppo immobiliare facente capo alla famiglia Lowenstein, che intende realizzarci un grand hotel a cinque stelle con magnifica vista sulla città. L’acquisto dal Ministero del Tesoro ha seguito l’acquisizione (nel 2007) della tenuta medicea di Cafaggiolo, che i magnati argentini intendono trasformare in un resort di lusso nel cuore del Mugello.

A Firenze però il progetto di trasformazione immobiliare ha manifestato sin dall’inizio parecchie difficoltà. Soprattutto per la scarsa accessibilità del complesso monumentale inerpicato sulla scoscesa collina a ridosso di Ponte Vecchio. Non è un caso che l’amministrazione militare da decenni avesse deciso la completa dismissione dell’ex caserma Vittorio Veneto. Comunque si provi a risolverla, sia in fase di cantiere, sia a regime, l’albergo collinare richiederebbe uno sconvolgimento della viabilità circostante. Le “coste” San Giorgio, de’ Magnoli e Scarpuccia sono strade strette, inclinate e con selciato in pietra antica. Sull’altro lato via di San Leonardo è meno inclinata, ma molto lunga da percorrere, mentre la pendenza di via di Belvedere è quasi proibitiva.

Nonostante il supporto di consulenti tecnici di grande esperienza istituzionale, la Marzocco Srl, società immobiliare della famiglia Lowenstein, non riesce a concordare una soluzione convincente con l’amministrazione comunale. Passaggi chiave per la riuscita dell’operazione paiono essere due elementi del progetto: l’ascensore inclinato che si propone di realizzare sulla cresta della cinta muraria che da Belvedere delimita il confine con il Giardino di Boboli e, sull’altro lato della proprietà, l’accesso fronte strada a una serie di ambienti sotterraei, uno collegato all’altro, che potrebbero essere convertiti in un monumentale parcheggio coperto per l'ingresso carrabile all’hotel.

I più avvertiti avranno già intuito. Il rischio è che il meritorio desiderio di Riccardo Nencini di raggiungere una conclusione certa su uno dei grandi misteri della storia di Firenze, possa trasformarsi nell’occasione insperata per attribuire un’aura culturale a un’operazione commerciale altrimenti incagliata. Ma il senatore del Mugello è un politico di lungo corso e non ha bisogno di consigli.

Nicola Novelli