Crinali di Giotto e pale eoliche in Mugello: Idra è uscita dal gruppo dell’‘Inchiesta pubblica’ promossa dalla Regione

Giotto rivisitato (a cura di Fabio Innocenti), Ritiro di Gioacchino tra i pastori, Cappella degli Scrovegni, Padova

Il presidente della Regione Rossi non risponde, e l’associazione fiorentina – vigile – va sull’Aventino


Sul tavolo del presidente della Giunta regionale c’è da stamani una lettera di ‘dimissioni’ dal procedimento varato da Palazzo Strozzi Sacrati intorno al progetto di pale eoliche sui monti di Giotto e del Beato Angelico, in Mugello, “suscettibile – scrive Idra - di modificarne lo skyline storico, e di impattare popolazioni, ecosistemi, viabilità, fauna selvatica, patrimonio arboreo, potenziali contesti archeologici”.

Un atto di protesta, una scelta di non-allineamento dell’associazione ecologista al metodo adottato nell’Inchiesta pubblica.

Questo il testo della lettera inviata a Enrico Rossi, trasmessa per conoscenza anche alla ASL Toscana Centro, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, e al Difensore civico della Toscana.

Gentile Presidente,

non abbiamo ricevuto risposta alle osservazioni trasmesse con nuove integrazioni a Lei e all’Assessore all’Ambiente Federica Fratoni lo scorso 3 giugno, quando siamo tornati a segnalare i deficit di opportunità di intervento di cui - per effetto della procedura esclusivamente elettronica e individuale che la Presidenza del procedimento, designata dalla Regione, ha inteso adottare - soffre la popolazione del Mugello chiamata a esprimersi attraverso lo strumento dell’Inchiesta pubblica sul progetto di impianto eolico industriale “Monte Giogo”.

Né abbiamo ricevuto Suoi riscontri, gentile Presidente, alla reiterata indicazione, confermata dalle stesse parole della Presidente dell’Inchiesta, dei rischi sanitari connessi all’esercizio delle modalità di intervento in surroga cui, ad avviso della Presidenza stessa, dovrebbero sottoporsi le fasce di popolazione escluse dall’accesso alla ‘partecipazione’, pur limitata e limitante, attraverso la video-conferenza da casa.

Stante la mancata risposta alle ragioni da noi addotte per richiedere quella che a noi parrebbe una ragionevole revisione del procedimento, comunichiamo perciò qui a Lei che nostro malgrado non interverremo più agli ‘incontri’ virtuali dell’Inchiesta, a partire dal prossimo appuntamento in calendario domani, 9 giugno. Condividere questo percorso equivarrebbe infatti ad avallare, a nostro avviso, una metodologia decisionale che appare contraddire i fondamenti della democrazia, oltre che minare il diritto alla tutela della salute.

Torneremo tuttavia ad essere volentieri e costruttivamente disponibili a un percorso di confronto con l’Amministrazione Regionale e con la Commissione incaricata di gestire l’Inchiesta pubblica, a partire dal termine dell’emergenza sanitaria nazionale, per ora fissato al prossimo 31 luglio, in un contesto di trasparenza nelle procedure e all’interno di un percorso che decorra dalla data in cui saranno state ripristinate le condizioni di ordinaria democrazia, con piena libertà di circolazione, di riunione, di interlocuzione, di documentazione e di ispezione del territorio, nonché di accesso a un’informazione completa e trasparente. Informazione che in questo caso, fatte evidenti le macroscopiche lacune del progetto rilevate dalle prime radiografie operate dagli organismi tecnici nelle loro accurate analisi, non potrà prescindere dalla presentazione da parte del proponente di un progetto definitivo meritevole di questo titolo, e dalla conoscenza integrale delle osservazioni depositate dagli Uffici tecnici delle istituzioni pubbliche coinvolte nel procedimento.

Redazione Nove da Firenze