Covid-19: a Sollicciano imminente il pericolo di contagio?

L'allarme lo lancia la Segreteria Regionale della UIL Pubblica Amministrazione. Appello dei volontari: "Mandate a casa tutti quelli con residuo pena inferiore a tre anni, in modo da salvare la vita agli altri"


La possibilità del contagio potrebbe diventare un problema davvero difficile nel carcere di Sollicciano il più grande della regione.

“Abbiamo chiesto una serie di dati all’amministrazione penitenziaria regionale nonché un confronto costante e continuo sul problema... ebbene ad oggi solo silenzio -interviene il Segretario Generale Regionale della UIL-PA Polizia Penitenziaria Eleuterio Grieco- Siamo davvero preoccupati della salute di tutti poiché si continua a sottovalutare il problema del contagio all’interno e registriamo una diffusa leggerezza. Proprio oggi sembrerebbe che vi sia un caso positivo dentro Sollicciano, se verrà confermata la notizia davvero qualcuno dovrà trarne le conseguenze -aggiunge Grieco- Nonostante l’emergenza in atto manca davvero una prospettica, scarseggiano Kit, gel antisettico, guanti sterili, sapone, una seri di strumenti previsti dall’osservatorio sulla sanità penitenziaria della regione, i familiari dei ristretti continuano a portare pacchi in carcere nonostante il divieto alla mobilità, nessuna azione si è fatta sulla salubrità delle caserme e delle mense. Lo screening va a rilento solo pochi test al giorno insomma crediamo che davvero si stia sottovalutando un virus che ha fatto più di 18.000 morti -precisa Grieco– il personale è a forte rischio di contaminazione specialmente quello che è costretto a permanere nel pronto soccorso degli ospedali per la gestione dei pazienti/detenuti e l’amministrazione in tal senso sembra non comprendere appieno il pericolo di rischio che è elevatissimo e che gli stessi devono essere dotati dei DPI previsti come il personale DEA -conclude Grieco- chiediamo misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da covid-19 all’interno delle carceri poiché quelle messe in campo non sono sufficienti, chiediamo all’ASL che effettui solerti test per tutti entro una settimana e la predisposizione urgente di un reparto attrezzato per ricoveri di pazienti detenuti a Firenze; In tal senso facciamo appello anche al Sig. Prefetto di Firenze”.

"Ciò che sicuramente, non solo non è ragionevole, ma ha contribuito al pericolo di una diffusione colposa del virus nelle celle, è il fatto che tutto il personale, fin dal primo momento e fino a poco fa, è entrato in carcere ogni giorno ed in contatto coi detenuti senza alcuna protezione -scrivono Salvatore Tassinari, Beppe Battaglia del gruppo carcere Ass. Il muretto e Alessandro Santoro, il prete delle Piagge- Il ministro di giustizia e il capo del Dap, così solerti a vietare l'ingresso in carcere ai volontari e soprattutto ai familiari, sono responsabili di questi ritardi, che hanno messo il personale penitenziario nelle condizioni di poter far da vettore della diffusione del virus all'interno degli istituti. Ma c'è di più e dell'altro in materia d'irresponsabilità da parte del ministro e del capo del DAP. Fin dal momento dell’entrata in vigore del primo dpcm, è stato imposto a tutto il corpo sociale il distanziamento fra una persona e l'altra di un metro. Questo dispositivo, insieme a quello di non uscire di casa, è stato ed è perseguito utilizzando i corpi di polizia, l'esercito e persino i droni declinando la trasgressione come reato. In carcere questi dispositivi sono validi, o siamo nel territorio di nessuno? Come si fa a garantire un metro di distanza in celle super affollate? L'accatastamento dei corpi in tempi di pandemia da coronavirus è un reato, di cui sono responsabili ministro della giustizia e capo del DAP. Chi ci fa sicuri che non siano molti di più di quanto è stato detto i detenuti infettati e pure i poliziotti penitenziari? o qualcuno vuole farci credere che nelle città di Bergamo o di Brescia il carcere è un'isola felice? Si deve ricordare che stiamo parlando più di centomila persone che affollano le carceri italiane, tra personale di custodia, personale amministrativo e sanitario, oltre ai più di sessantamila detenuti. Il destino di queste persone è tutto da ricondurre alla responsabilità del ministro di giustizia, che ha il dovere civile, morale e giuridico di tutelare la salute e di impedire la propagazione dell’epidemia; propagazione che, vogliamo ricordarlo, costituisce un reato quando non siano state prese misure adeguate per arginarlo. Nella nostra qualità di cittadini volontari vogliamo unirci a quanti si sono già espressi, come, ad esempio, i garanti dei diritti dei detenuti di tutti i comuni e di tutte le regioni, che hanno chiesto misure urgenti, al fine di evitare catastrofi come quella di una pandemia nelle carceri del nostro paese. Deflazionare il carcere, ridurre di almeno un terzo la popolazione detenuta qui ed ora! A situazioni estreme, estremi rimedi: un indulto che mandi a casa tutti quelli con residuo pena inferiore a tre anni, in modo da consentire a quelli che restano il metro di distanza che può salvar loro la vita".

Redazione Nove da Firenze