Cos'è un Downburst?

Lo strano temporale che ha colpito Firenze il 1 agosto, spiegato da un cultore della materia


Cosa è un downburst, il termine con cui viene descritto in queste ore l'evento metereologico che ha colpito Firenze il 1 agosto? Lo spiega a Nove da Firenze Aldo Piombino, cultore della materia e autore del blog Scienzeedintorni. Allora, che è successo quella sera?

Un fenomeno poco conosciuto, il downburst. Il 1 agosto una massa di aria calda proveniente da SW si è arricchita di umidità sopra il Mar Tirreno, formando una cella temporalesca che ha percorso, seminando tuoni fulmini e pioggia, tutto il territorio tra la costa a sud di Livorno e la Romagna. Sono stato testimone del suo passaggio sulla costa e l'ho seguita grazie alla carta delle fulminazioni nel sito del LAMMA. La perturbazione si è accanita soprattutto sui quartieri orientali di Firenze, probabilmente perchè a quel punto si è trovato davanti il primo ostacolo veramente alto, la dorsale del Monte Giovi e quella del Chianti: il rallentamento che ne è derivato ha aumentato la quantità di pioggia che è caduta su quella parte di Firenze ed è il motivo fondamentale per il quale solo in quella zona si sono avuti gli allagamenti: l'intensità particolare di certi eventi come quelli recenti di Liguria e Lunigiana e quello della Versilia del 1996 è dovuta proprio al temporaneo arresto della cella temporalesca in prossimità di un rilievo. Durante questa sosta ci sono stati anche forti problemi per il vento. Ma non si è trattato di una “tromba d'aria” un “uragano” o cose del genere, come in molti hanno scritto, bensì di un fenomeno diverso chiamato “downburst”La presenza di questi fenomeni era già stata teorizzata ma divenne un'ipotesi molto realistica durante lo studio di alcuni incidenti aerei avvenuti negli Stati Uniti in decollo o in atterraggio: questi disastri mostravano più o meno la stessa dinamica, una forte ed improvvisa perdita di quota durante temporali particolarmente intensi apparentemente inspiegabile.

Concretamente che cosa accade?

Un downburst è una forte corrente discendente che causa un deflusso improvviso in tutte le direzioni a partire dal punto in cui la corrente è scesa, con venti dalla intensità tipica di quelli associati alle trombe d'aria. Succede più o meno quello che si vede se svuotiamo improvvisamente un secchio verticalmente: l'acqua schizzerà via sul pavimento in tutte le direzioni dal punto sul quale è caduta: solo che l'acqua rallenta tantissimo quando si muove lungo il pavimento, mentre il vento orizzontale originato dal deflusso di un downburst no. In un temporale assistiamo ad una massiccia circolazione verticale dell'aria: durante il passaggio di una cella temporalesca l'aria calda e umida risale grazie alle corrente ascensionali fino alla cima della nube temporalesca, dove si ghiaccia e diventa molto più pesante e fredda rispetto all'aria che la circonda. A questo effetto si deve la grandine e l'estate fiorentina è nota per il caldo e per l'umidità, fattori che contribuiscono ad alimentare questi fenomeni.Il problema è che alle volte questa sacca di aria molto fredda è molto più pesante di quella che le si viene a trovare sotto, per cui letteralmente precipita giù e quando arriva al suolo la corrente scatena le forti raffiche di vento che, appunto, divergono dal punto dove è caduta. Gli effetti sono molto localizzati (come dimostra l'evento del 1 agosto) e per questo non sempre la rete di rilevamento della forza del vento è sufficientemente densa da permettere di osservarli. Piccoli downburst sono comuni durante i temporali, provocando le raffiche di vento che spesso vo sono associate, ma per fortuna non raggiungono quasi mai livelli di forza terribili come in questo caso.

Dobbiamo temere che un simile fenomeno possa verificarsi nuovamente?

Purtroppo questi fenomeni saranno sempre più comuni a causa del riscaldamento globale: infatti tutte le proiezioni danno per l'Italia un aumento della frequenza di questi fenomeni estremi, a causa di una combinazione fra un aumento della temperatura delle acque del Mediterraneo, che provoca una sempre maggiore evaporazione quando nuclei di bassa pressione atmosferica vi passano sopra e temperature più elevate di prima del suolo sulla terraferma. So benissimo che il riscaldamento globale ha una base naturale (basta vedere l'alternanza di periodi più caldi e più freddi degli ultimi 5000 anni), ma anche che oggi la componente antropica provocata dal rilascio dei gas – serra è superiore a quella naturale: nelle ultime fasi particolarmente calde, il periodo caldo romano e il periodo caldo medievale, le temperature sono arrivate al livello delle nostre ma non hanno presentato un aumento del CO2 atmosferico pari al nostro e infatti le proiezioni parlano di temperature ben superiori a quelle massime registrate in quei periodi.

Redazione Nove da Firenze