Coronavirus: rafforzare la protezione del personale

E' sufficiente il livello di attenzione e di prevenzione nei luoghi di lavoro? Sarti: “Troppi operatori sanitari infettati”. Lucchetti (Confindustria Massa Carrara) “Prima la salute, insieme dobbiamo combattere il virus”


Per i prossimi giorni continueremo ad avere le scuole chiuse, gli stadi chiusi, lo sport fermo i luoghi di ritrovo e di svago chiusi, uscite solo necessarie e per i motivi previsti del DCPM del 9 marzo, ma non tutti i luoghi di lavoro sono e possono restare chiusi. Come non lo sono stati nelle zone gialle, nei giorni precedenti, prima che tutta l'Italia diventasse un solo Paese in quarantena. Alcuni lavoratori, sin da subito nelle zone rosse, sono stati messi in condizione di lavorare da casa, in smart working, ma sono ancora una minoranza. E del resto il lavoro agile è impossibile per chi deve assicurare i servizi pubblici essenziali, per operai e addetti alla pulizia e alla ristorazione, per chi fa il cassiere e il banconista nei supermercati e negozi di genere alimentari aperti per garantire l'approvvigionamento, per le farmacie e di quanti forniscono un servizio essenziale e di prima necessità. Ma ognuno di questi lavoratori, oltre che sé stesso, avrà familiari da tutelare, gli stessi familiari cui è stato chiesto di stare in casa come forma di prevenzione e protezione per sé e per gli altri.

La Filcams Cgil Firenze, rappresentante le lavoratrici ed i lavoratori del commercio, fa un appello alla cittadinanza, nonché ai sindaci dei Comuni fiorentini, avanzando una proposta sulle modalità di consumo dei generi di prima necessità: “I settori alimentari e di prima necessità riconosciuti dal DCPM dell’11 marzo sono diventati presìdi fondamentali per il paese e vedono al loro interno lavoratrici e lavoratori impegnati in prima persona, in prima linea, per fornire il servizio alla cittadinanza, esposti fortemente al rischio contagio. E’ necessario orientare un consumo responsabile come condizione indispensabile per soddisfare il giusto principio del IO RESTO A CASA, quale strumento di contenimento della diffusione del Coronavirus, nonché strumento di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

  • Chiediamo alla cittadinanza di non fare file davanti ai punti vendita, di gestire i consumi in modo diverso, di non entrare con intere famiglie dentro i punti vendita e di limitare gli acquisti allo stretto necessario e di mantenere comportamenti coerenti e corretti. Chiediamo altresì alla cittadinanza di sostenerci nella proposta di limitare il contenimento dei nastri orari giornalieri di apertura e di limitare le aperture ai giorni feriali e di chiudere nei giorni festivi.
  • Chiediamo alle Istituzioni di intervenire, con tutti gli strumenti a loro disposizione, sugli orari commerciali, nell’intento di contingentare le aperture nei giorni feriali e a chiudere nei giorni festivi”.

A Firenze, a fronte della chiusura al pubblico degli esercizi commerciali, si può osservare un numero alto di rider al lavoro soprattutto nei dintorni delle catene di ristorazione che continuano l’attività attraverso il Food Delivery. Così come continuano le consegne di altri beni.

"I ciclofattorini sono sprovvisti di indicazioni da parte delle società che, nonostante le nostre sollecitazioni, non si sono curate di fornire neanche dispositivi di protezione individuale -intervengono dalla Nidil Cgil Firenze- sono quindi molto esposti al contagio e, a loro volta, potrebbero esporre i clienti. Molti lavoratori ci raccontano di essere preoccupati per la situazione. Just eat nella giornata di giovedì inviava ai lavoratori una comunicazione per rassicurarli sulle opportunità di guadagno senza fare cenno alle accortezze da tenere in materia di salute e sicurezza a alla consegna dei dispositivi. Sollecitiamo di nuovo e con urgenza le società ad intervenire e chiediamo - in assenza di dispositivi - che il servizio venga immediatamente sospeso. Contemporaneamente abbiamo chiesto al Governo di prevedere ammortizzatori anche per questi lavoratori che - ricordiamo - lavorano senza garanzie e tutele, ancora pagati a consegna, e nella maggior parte dei casi non hanno neanche l’indennità di malattia, poiché operano prevalentemente con la forma dell’autonomo occasionale. Invitiamo infine anche le Istituzioni locali a intervenire per verificare la situazione e garantire le norme di salute e sicurezza per questi lavoratori".

Ma da Just Eat precisano: "Da sempre, e in tutti i mercati in cui Just Eat opera, la sicurezza e la salute di tutti coloro che operano nell’ambito del nostro business, clienti, ristoranti e rider, è di primaria importanza. A fronte delle nuove disposizioni del Governo, che consentono le consegna a domicilio per i ristoranti anche durante la chiusura al pubblico, abbiamo attivato la modalità di consegna CONTACTLESS nel rispetto delle misure precauzionali e della distanza interpersonale di almeno un metro, cioè senza contatti diretti. Attraverso la definizione delle linee guida Assodelivery - Fipe, abbiamo messo a punto anche un vero e proprio decalogo per fare in modo che l’attività di preparazione e consegna del cibo avvenga in piena sicurezza per tutti. Per quanto riguarda le consegne con i rider che consegnano direttamente con noi abbiamo disabilitato la possibilità di pagare in contanti, consentendo solo pagamenti elettronici e limitando così i contatti e agevolando il rispetto delle distanze. Abbiamo inoltre indicato a rider e ristoranti che svolgono le consegne in autonomia, di provvedere alla consegna del cibo preparato sempre assicurando distanze e assenza di contatto diretto. L’ordine non sarà quindi consegnato direttamente in mano ma dovrà essere appoggiato fuori dalla porta evitando ogni contatto o incontro ravvicinato (comunicandolo al cliente al momento della consegna)Inoltre, in linea con il nostro approccio responsabile, nonché di continuo impegno verso la tutela della sicurezza, ci siamo attivati, anche insieme all’associazione Assodelivery di cui facciamo parte, per acquistare e distribuire mascherine, guanti e gel disinfettanti ai rider. Purtroppo, come per tutti, le tempistiche di approvvigionamento non sono immediate, ed in questo momento alcuni prodotti risultano difficilmente reperibili sul mercato. Ci sembra fondamentale che, data la scarsità dei prodotti, la priorità debba essere per il personale sanitario che opera in prima linea, ma a fronte dell’arrivo di nuove forniture, ci siamo già attivati e presto saranno disponibili e distribuiti a tutti i rider. Abbiamo poi modificato l’app utilizzata dai rider che consegnano con noi per far sì che siano sempre chiare le regole da seguire e le modalità di consegna degli ordini. Continueremo a lavorare e a fare tutto il possibile per garantire un servizio utile a cittadini e ristoranti, nel pieno rispetto delle norme precauzionali per tutti, rider compresi".

“Il numero di operatori sanitari infettati, o morti, a causa del Coronavirus è troppo alto: è assolutamente indispensabile rafforzare la protezione del personale”. Ad affermarlo è Paolo Sarti, medico e consigliere regionale di Sì Toscana a sinistra. “La maggior parte dei grandi contagi – spiega Sarti - sono stati causati da pazienti arrivati in ospedale per altri motivi, solitamente anziani, ai quali soltanto in seguito è stato diagnosticato il Coronavirus. Nel frattempo avevano però infettato un numero elevato di professionisti e talvolta anche di altri pazienti. Anche molti medici generici sono stati infettati da pazienti che avevano visitato per altri motivi e dai quali, stando al protocollo OMS, non dovevano proteggersi. Lo stesso è accaduto in Cina, dove il virus è stato trasmesso al personale sanitario anche da casi pauci-sintomatici o del tutto asintomatici. È dunque indispensabile che la Regione Toscana si attivi per far aumentare i livelli di protezione e si doti di dispositivi di protezione individuale in quantità adeguate”, ha aggiunto il consigliere di Sì Toscana a sinistra, che lancia un appello in tal senso al presidente Rossi. “Che i DPI siano necessari soltanto per pazienti altamente sospetti o confermati positivi si è rivelata una convinzione del tutto errata - conclude Sarti-. Nelle zone ad alta endemia tutto il personale sanitario deve lavorare indossando una mascherina chirurgica e occhiali protettivi. Nelle stesse aree tutte le persone che entrano in una struttura sanitaria devono indossare a loro volta una mascherina chirurgica. Nelle aree del Paese ancora a media e bassa endemia si può ancora applicare quanto previsto dall’attuale protocollo ma non appena la trasmissione si alza è necessario proteggere tutto il personale”.

I ferrovieri Cub sottolineano la pericolosità del mantenimento in essere, nonostante l'emergenza sanitaria, del trasporto ferroviario a lunga percorrenza, sul quale come dimostrano i continui esodi già segnalati dalla stampa, continuano a viaggiare da nord a sud ancora troppi viaggiatori: "Se il trasporto ferroviario locale può essere funzionale allo spostamento dei lavoratori pendolari per il mancato blocco produttivo, non vi è alcuna giustificazione perché i treni a lunga percorrenza continuino a circolare. Anche nelle ultime riduzioni del servizio decise da Governo e FS, i treni a lunga percorrenza ancora circolanti sono diversi. Per lo più la eliminazione delle zone rosse nel nord Italia è l'istituzione di una zona omogenea di attenzione per l'intero territorio nazionale rende possibile lo spostamento di persone anche dalle zone più colpite verso le altre zone d'Italia, vincolandolo soltanto all'autocertificazione che tuttavia viene controllata in maniera sistematica soltanto nelle stazioni principali ma non in quelle secondarie, nelle quali fanno però servizio viaggiatori molti treni a lunga percorrenza, soprattutto IC. Aggiungiamo che i controlli a bordo treno sono scarsi e inadeguati. Peraltro il personale ferroviario di bordo e di terra è stato esentato dalle operazioni di controlleria dei titoli di viaggio perché non adeguatamente fornito di strumenti di protezione individuale. Continuare a ignorare la gravità della questione sperando che la primavera risolva la emergenza sanitaria è azzardato e pericoloso. Chiediamo massima diffusone dell'informazione perché la questione sia affrontata e risolta".

“Stiamo vivendo un momento tremendo, probabilmente il più drammatico degli ultimi 70 anni, e abbiamo tutti quanti il dovere di pensare per prima cosa alla salute delle nostre famiglie e delle famiglie dei nostri collaboratori e dei nostri lavoratori e a vincere questa battaglia comune contro il virus che anche nella nostra provincia si sta facendo particolarmente dura. Il primo obiettivo degli imprenditori di Massa Carrara è ora solo questo: fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per contribuire a superare questa terribile fase della nostra comunità.” E' quanto dichiarato da Erich Lucchetti, presidente di Confindustria Massa Carrara a proposito dell'emergenza CoronavirusAnche per questo, venerdì all'incontro in videoconferenza, convocato dalla Prefettura di Massa Carrara su richiesta delle Organizzazioni Sindacali per esaminare problematiche derivanti dall'emergenza COVID-19 in relazione allo svolgimento delle attività produttive, come industriali abbiamo dato la piena disponibilità sia a fermare tutte le attività non legate all'emergenza sanitaria che stiamo vivendo, sia a mantenere aperte solo le attività in grado di rispettare i rigidi protocolli di sicurezza. Infatti abbiamo fatto presente a Istituzioni e Sindacati (all'incontro hanno partecipato, oltre alla nostra delegazione, anche i segretari provinciali confederali di CGIL e CISL, il Sindaco Di Massa, il Sindaco di Carrara, il Presidente della Provincia di Massa Carrara e il Segretario Generale della Camera di Commercio) che il messaggio inviato a tutte le aziende associate prevede che, laddove le stesse non siano in grado di rispettare le misure contenute nei Protocolli anti-contagio già inviati all’ASL, si dovrà procedere alla sospensione delle produzioni e dell’attività lavorativa per procedere immediatamente alla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Una posizione molto apprezzata sia da parte delle istituzioni che soprattutto dei rappresentanti dei lavoratori. La seconda strada è stata giudicata a quel tavolo la più opportuna e quindi ci siamo subito attivati per coordinare assieme ai sindacati le azioni necessarie per garantire la sicurezza a chi avesse continuato a rimanere aperto, sia per garantire gli ammortizzatori sociali ai lavoratori delle aziende la cui attività fosse sospesa. In particolare è stato deciso coi sindacati di fare piani di sicurezza straordinaria e specifici per ogni azienda in base alle caratteristiche di ogni singola impresa e che questi piani saranno redatti e realizzati assieme alla Asl che avrà il compito sia di supportare con le proprie indicazioni le misure da attuare, sia di controllarne l'effettiva attuazione. A oggi, però, rilevo che tutte o quasi tutte le aziende aderenti a Confindustria Massa Carrara, a cominciare da quelle del settore lapideo sia in cava che al piano, hanno sospeso la propria attività. Anche quelle che avevano predisposto piani e misure di sicurezza per i propri dipendenti. Questo perché non ci sono le condizioni psicologiche per andare avanti: noi, i nostri collaboratori e i nostri lavoratori adesso dobbiamo pensare a contribuire in ogni modo a rallentare la diffusione del virus. Quasi tutte le aziende quindi, in accordo coi sindacati, si sono autosospese. A metà della prossima settimana ci ritroveremo per fare il punto della situazione e valutare il da farsi”.

Da venerdì 21 febbraio Mariano Bizzarri Ollandini, Amministratore Unico del Corpo Guardie di Città, aveva già deciso di rivedere il documento di valutazione dei rischi, sia per affrontare il nuovo pericolo biologico, sia per fornire ai lavoratori, in special modo chi opera a contatto diretto con l’utenza, tutti gli strumenti di tutela comprese le mascherine ad alto filtraggio, ovvero quelle conosciute come FFP3. Mariano Bizzarri Ollandini, consapevole che il datore di lavoro è responsabile in prima persona della tutela della salute e della sicurezza dei suoi lavoratori, di concerto con il medico competente, il Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza ed il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, ha emanato precise disposizioni di servizio in cui invita tutti i lavoratori a non presentarsi sul posto di lavoro se interessati da qualsiasi tipo di malessere ed inoltre a limitare per quanto possibile le attività che comportano la concentrazione di più lavoratori nello stesso ambiente al fine di preservare non solamente la salute dei lavoratori, bensì anche quella dei loro cari, delle loro famiglie e di tutti coloro con i quali potrebbero venire in contatto. Gel igienizzante, guanti monouso e mascherine protettive ( anche con visiera ) sono stati forniti ai lavoratori del Corpo Guardie di Città per evitare che possano diventare portatori e/o trasmettitori inconsapevoli del virus e per collaborare affinché tale epidemia si sconfigga al più presto e con il minor costo possibile di vite umane. Con le nuove disposizioni aziendali e con l’acquisto dei materiali di prevenzione Corpo Guardie di Città ha innalzato “il livello di attenzione e di prevenzione” nei luoghi di lavoro mettendo a disposizione del proprio personale, già da 22 giorni, mascherine/respiratori che contribuiscono a garantire una protezione sicura dai rischi legati al Covid-19, guanti monouso professionali con bordino antistrappo e con polvere interna che permettono grande sensibilità e capacità di movimento, gel igienizzante per la pulizia e l’igiene delle mani e spray disinfettanti/igienizzanti per pulire le superfici dove i lavoratori si trovano ad operare.

Redazione Nove da Firenze