Coronavirus: liquidità al terzo settore

Bugli: “Emendamento delle Regioni al decreto”. In Toscana oltre 26 mila enti e 496 mila volontari


In Toscana sono oltre 26 mila le istituzioni non profit. Sono attivi 469 mila volontari e sono oltre 46 mila i dipendenti di enti non profit (Istat, 2017). La Toscana registra una presenza di organizzazioni non profit tra le più alte in Italia (71 ogni 10 mila abitanti a fronte del 55,4 nazionale) e una spiccata propensione al volontariato (1.253 volontari ogni 10 mila residenti, contro la media nazionale di 911 volontari).

La Toscana, insieme alle altre Regioni, chiede al Governo di estendere anche alle imprese e alle associazioni di promozione sociale e del terzo settore l’accesso agevolato al credito, al fondo nazionale di garanzia, alla sospensione di mutui, ai crediti di imposta e alle agevolazioni sulle spese di sanificazione. L’assessore alla presidenza Vittorio Bugli ha partecipato , in videoconferenza, alla riunione della Conferenza delle Regioni, durante la quale è stato approvato un emendamento al decreto legge 23 del 2020 da presentare alle Commissioni VI e X della Camera. Ad oggi, infatti, il terzo settore è escluso da quanto previsto dal cosiddetto “decreto liquidità” che il Governo ha varato il 9 aprile e quindi non può accedere alla liquidità messa a disposizione dall’esecutivo per le imprese. L’allarme era stato lanciato giovedì anche da Cesvot e Forum toscano del Terzo settore, chiedendo misure ad hoc.

“I nostri enti stanno ricoprendo un ruolo chiave in questa fase dell'emergenza Covid. Non solo nella gestione dell'emergenza stessa ma anche delle tante emergenze sociali e ambientali che non sono venute meno in questi mesi. – spiegano il presidente di Cesvot Federico Gelli e il portavoce regionale del Forum Terzo Settore Gianluca Mengozzi – L'assenza di misure di sostegno ad hoc a livello nazionale rischia di vanificare ogni sforzo mettendo a repentaglio l'azione di assistenza dei nostri volontari e delle nostre strutture.” “Per l’accesso al Fondo Nazionale di Garanzia – spiega nel dettaglio Mengozzi - si chiede il possesso di partita IVA e iscrizione al REA (repertorio economico amministrativo). In Toscana, vista la loro natura e un mandato prevalente di promozione sociale e volontariato, soltanto una minima parte delle associazioni sono iscritte al REA. E, a fonte del loro insostituibile ruolo sociale nelle nostre comunità, non si capisce come mai si chieda ad enti già iscritti ai registri regionali e nazionali dell’associazionismo e al costituendo Registro Unico del Terzo settore di avere una doppia iscrizione anche al REA che ne riconosca le prerogative della natura economica già definite per legge dalla forma di Ente del Terzo Settore.” “Gli Enti del terzo settore sono in grande sofferenza economica per l’arresto di molte delle loro attività, – spiega Gelli - in molti hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per tutelare i dipendenti ma i costi fissi delle sedi sociali, le utenze, le spese vive vanno avanti al contrario ad esempio delle attività di autofinanziamento, di convenzione con gli enti pubblici con un danno economico grave. Ci sarà un momento – concludono Gelli e Mengozzi - in cui all’impegno sanitario, oggi giustamente prevalente, si dovrà sostituire la prevalenza del settore sociale, in cui il terzo settore toscano giocherà un ruolo insostituibile, garantendo servizi e opportunità fondamentali per la comunità e assicurando la coesione sociale della nostra regione.”

Il testo proposto prevede di aggiungere all’art. 13 del decreto legge, alla lettera m), dopo le parole “esercenti attività d’impresa, arti o professioni" le seguenti parole: “nonché del terzo settore, iscritti al registro unico nazionale di cui agli artt. 45 e 101, comma 2, d. lgs. 117/2017, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti e gli altri soggetti che svolgono attività economica come previsto dalla raccomandazione della Commissione Europea del 6 maggio 2003 n. 2003/361/CE”. Nello stesso decreto e articolo e dopo la lettera m) dopo le parole “dalla data della domanda di garanzia ovvero….” sono aggiunte le seguenti: “per i soggetti del Terzo Settore, iscritti al registro unico nazionale di cui agli artt. 45 e 101, comma 2, d. lgs. 117/2017, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti e gli altri soggetti che svolgono attività economica che non sono tenuti al deposito del bilancio o alla dichiarazione fiscale, mediante autocertificazione dell'ultimo bilancio approvato ai sensi dell’art. 47".

Redazione Nove da Firenze