Coronavirus, Confesercenti Toscana: "Per un po' chiudete i negozi"

Il presidente Nico Gronchi lancia un appello a ristoratori, baristi, negozianti, albergatori e le altre attività che hanno limitazioni, ma non sono né saranno sospese: "Chi può chiuda, soprattutto se ritiene di non poter garantire il rispetto delle norme di sicurezza sanitarie. Adesso aiutiamoci tutti". E avanza richieste per far ripartire il comparto. Nasce il gruppo dei Ristoratori Toscani, già 700 adesioni: chiedono tutele. Empolese, accolto l'appello dei sindaci


"Ci rivolgiamo a ristoratori, baristi, negozianti, albergatori, a tutte quelle attività che hanno limitazioni, ma che non sono e non saranno sospese da nessun decreto. Occorre responsabilità e un atto di coraggio: da oggi chi può chiuda la propria attività per qualche tempo, un solo giorno, un week end o un'intera settimana e rimanga a casa, limiti al minimo il contatto con il pubblico, soprattutto se ritiene di non poter garantire il rispetto delle norme di sicurezza sanitarie per i clienti, per i collaboratori, per sé stesso o per i suoi familiari. D’altro canto non possiamo dimenticare tutti quegli esercizi aperti per garantire servizi essenziali e di presidio; a tutti loro – insieme al meraviglioso esercito di medici e operatori sanitari che stanno portando avanti turni massacranti da giorni, mettendo a repentaglio ogni momento la propria salute per difendere la nostra – non possiamo che dire grazie, con rispetto e ammirazione". Parole importanti quelle di Nico Gronchi, presidente Confesercenti Toscana, dopo aver premesso che "il tempo delle decisioni è arrivato e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Come, peraltro, abbiamo sempre fatto. La nostra bussola è il Paese e Confesercenti è una grande comunità in Toscana e in tutta Italia. Una comunità di imprese fatta di donne e uomini che ogni giorno fanno un lavoro straordinario a contatto con le persone, svolgendo un ruolo sociale fondamentale nel mantenere vivo e connesso il nostro territorio, le nostre strade, le nostre piazze, i nostri centri storici. Mai come adesso, in un contesto di emergenza sanitaria ed economica senza precedenti, c'è bisogno di far valere quel ruolo".

"Nel frattempo - prosegue Gronchi - è nostro dovere batterci, tutti insieme, perché le istituzioni, le banche, ogni soggetto coinvolgibile faccia la propria parte per sostenere e far sopravvivere il tessuto connettivo dell’Italia: la rete delle micro, piccole e medie imprese che tiene insieme il nostro Paese che non può e non deve morire. Non lo permetteremo e continueremo a pretendere di ottenere provvedimenti concreti e rapidi, a partire dalla sospensione immediata delle scadenze di tasse, imposte, mutui.


Queste le richieste specifiche che avanziamo per garantire il futuro al comparto:

1) Subito risorse perché le imprese arrivino aperte dopo la crisi

2) Sospensione per 6 mesi pagamenti bollette tasse tributi e mutui

3) Studiare un fondo straordinario per tutelare i redditi di aziende e lavoratori.


Adesso aiutiamoci tutti, come la comunità che rappresentiamo, non solo a rispettare le norme, ma a dimostrare a noi stessi che #IoRestoaCasa è un atto di responsabilità che mette avanti il bene comune all’interesse personale. Facciamolo raccontandolo a tutti, in ogni piazza, in ogni strada, in ogni centro commerciale naturale. Condividiamo il nostro appello per il futuro, con cartelli, stampe, adesivi o semplici scritte nelle nostre attività che #IoRestoaCasa, ora, è la cosa giusta da fare per chi non ha un ruolo nell’emergenza o nei servizi essenziali. A tutti chiediamo di raccontarci con una foto la sua decisione di essere responsabile per guardare oltre ad un futuro di rinascita. Raccoglieremo sui nostri social l'orgoglio di un’ intera comunità di imprese e racconteremo a tutti che anche #IoRestoaCasa".

Non solo. I Ristoratori Toscani, gruppo di imprenditori della ristorazione della regione nato sull’onda della emergenza Covid 19, sta crescendo in maniera esponenziale, nel primo pomeriggio ha raggiunto oltre 700 adesioni.

Il gruppo nasce come movimento apolitico, apartitico e slegato da ogni associazione per chiedere in primis la tutela della loro salute, dei loro clienti, dipendenti e rispettive famiglie e conseguentemente per chiedere tutele economiche affinché per loro sia possibile sopravvivere a questa difficilissima situazione.

A gran voce gli oltre 700 titolari di queste attività chiedono, a fronte della Ordinanza Ministeriale 648, maggiori tutele per fronteggiare la diffusione del Corona Virus, in particolare rivolgono un accorato appello al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro della Salute Giuseppe Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, perché possano rispondere a una serie di richieste precise e circostanziate che non sono state previste ad ora:

  • Chiusura di tutte le attività h 24 al fine di tutelare la salute pubblica riducendo al minimo il contagio. Misura quantomai necessaria per tornare al più presto alla normalità
  • Cassa integrazione a deroga con 0 ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie
  • Sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali
  • Mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, con conseguenti aiuti ai proprietari degli immobili
  • Eliminazione degli oneri bancari
  • Moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituiti bancari
  • Abolizione delle sanzioni per tutto il 2020 dei versamenti tardivi
  • Congelamento per i prossimi 6 mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021

Uniti più che mai, i ristoratori toscani firmatari di questo appello dichiarano “Stamani la Toscana ha dimostrato che la gente ha poca cognizione del reale pericolo che potrebbe far collassare la sanità in primis (come sostengono tutti gli scienziati e medici del mondo) e il sistema commerciale. Abbiamo sentito e preso visioni di assalti dei supermercati, panifici ed edicole.

Chi può sta chiudendo ( e sono già oltre i 100) sia in segno di protesta che per tutelare la salute dei propri dipendenti e dei clienti. Non è giusto che i dipendenti usino le loro ferie per qualcosa che non ha niente a che vedere con le vacanze. Ci stiamo impegnando per loro e per le loro famiglie, se crolliamo noi avremo troppi specializzati del settore a casa. Il lavoro è un diritto fondamentale della nostra costituzione e noi stiamo lottando per poterlo garantire appena passata questa onda negativa. Per questo le tutele sono urgenti e necessarie! Ovviamente senza le adeguate tutele molti di noi non sono in grado di chiudere e sono quindi costretti a rimanere aperti rischiando la loro salute e quella dei loro dipendenti. Chiediamo una stretta forte e determinata nel tempo ( 2 settimane ) per poter ripartire quanto prima e poter quindi recuperare velocemente quanto perso in questo periodo”. Richieste che vanno oltre le contingenze economiche locali, come spiegano i ristoratori: “Crediamo che le istanze che stiamo avanzando possano rappresentare anche un messaggio forte verso l’estero. I turisti devono quanto prima sapere e convincersi che la diffusione del virus si sta fermando in modo da poter programmare le vacanze estive che solitamente vengono pianificate in questo periodo. Una lenta agonia non serve a nessuno, spengiamo la spina da subito, per un breve periodo, in modo da poterla riattaccare quanto prima possibile. Ma per fare questo abbiamo bisogno di essere sostenuti”.

Accolto l’appello lanciato dagli undici sindaci dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa che ieri, lunedì 9 marzo, avevano hanno chiesto ufficialmente alle associazioni di categoria di area di «avviare da subito la chiusura totale delle attività per almeno una settimana».
Proprio oggi sono state raccolte le adesioni delle quattro associazioni di categoria del territorio: CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti.

Tutte inviteranno i propri associati a stare chiusi e sospendere le proprie attività al pubblico da oggi al prossimo martedì 17 marzo con l’obiettivo di contribuire così al contagio del Covid 19 fra la popolazione.

L’incontro di ieri è avvenuto nel pomeriggio, poche ore prima che da parte del Governo italiano arrivasse la decisione di trasformare tutto il territorio nazionale in zona rossa.

L’invito delle associazioni di autosospensione temporanea è rivolto ai soci dell’Empolese Valdelsa ed è accompagnato anche da una richiesta di sensibilizzazione alle istituzioni nazionali verso il mondo del commercio e del’artigianato. Il messaggio lanciato è su base volontario e si affianca alla richiesta di impegno rivolta al Governo per garantire un aiuto alle attività produttive che entreranno in difficoltà in questo momento di emergenza nazionale.

Redazione Nove da Firenze