Coronavirus: altri 151 tamponi positivi. Sono 781 i contagiati dall’inizio dell’emergenza

Enrico Rossi: “Oggi in arrivo 94 mila mascherine sicure, tra certificate e testate”. Nursind Toscana chiede intervento dei NAS a Careggi e altri ospedali, dopo il primo positivo tra gli infermieri iscritti. L’appello di Roberto Romano, referente emergenza di Opi Fi-Pt: «Requisire tutte le Ffp2 e Ffp3 in libera vendita e distribuirle al personale sanitario»


Firenze, 15 marzo 2020– Sono 151 i nuovi casi positivi al coronavirus Convid-19 registrati in Toscana a ventiquattro ore dal precedente bollettino, analizzati nei laboratori toscani, e salgono dunque a 781 i contagiati dall’inizio dell’emergenza. Tenuto conto di sette guarigioni virali, i cosiddetti ‘negativizzati’ (uno in più rispetto a ieri), cinque guarigioni cliniche e dieci decessi (l’ultimo è un ottantottenne di Poggibonsi, ricoverato alle Scotte dal 7 marzo), i casi attualmente positivi in cura rimangono dunque 759. Spetterà in ogni caso all’Istituto di sanità superiore attribuire le morti al coronavirus: si tratta infatti di persone, da 70 a 98 anni, affette da più patologie. 282 sono al momento i ricoverati in ospedale, di cui 107 in terapia intensiva.

I numeri che fotografano la situazione toscana a domenica 15 marzo sono quelli che l'assessorato al diritto alla salute ha trasmesso entro le 16.30 al Ministero. Per questo potrebbero esserci dati diversi nelle comunicazioni delle aziende sanitarie che arrivassero più avanti nel corso del pomeriggio.

Di 781 tamponi fino ad oggi risultati positivi al test, questa è la suddivisione per provincia di segnalazione, che non necessariamente sempre corrisponde con quella di residenza: 162 Firenze, 79 Pistoia, 42 Prato (totale Asl centro: 283), 130 Lucca, 108 Massa-Carrara, 71 Pisa, 50 Livorno (totale Asl nord ovest: 359), 38 Grosseto, 60 Siena, 41 Arezzo (totale sud est: 139).

Dal 1° febbraio ad oggi sono in tutto stati esaminati 5.132 tamponi, in alcuni casi sono stati effettuati più test per la stesso paziente.

Dal monitoraggio giornaliero, il dato è in questo caso quello a mezzogiorno di oggi, sono invece 7.443 (1.259 in più in ventiquattro ore) le persone in isolamento domiciliare in tutta la Toscana, di cui 3.725 prese in carico attraverso i numeri dedicati, attivati da ciascuna Asl. Di quest’ultimi sono 2.163 nella Asl centro (Firenze - Empoli - Prato - Pistoia), 142 persone nella Asl nord ovest (Lucca - Massa Carrara - Pisa - Livorno) e 277 nella sud est (Arezzo - Siena – Grosseto). Gli altri 3.718 sono cittadini che hanno avuto contatti stretti con casi positivi: 573 nella Asl Centro, 1.632 nell’Asl Nord Ovest e 1.513 nell’Asl Sud Est.

Polemiche sulle mascherine inviate dalla Protezione civile nazionale. Gli ordini degli infermieri scrivono in Toscana una lettera aperta per chiedere dispositivi adeguati e indicazioni su quali utilizzare e dove.

Il presidente della giunta regionale Enrico Rossi spiega: “Le mascherine della Protezione civile sono in attesa di validazione da parte dell’Istituto superiore della sanità. Ma siamo in emergenza sanitaria ed occorre distribuire in questo momento tutto quello che abbiamo. Sto comunque preparando un atto, assieme agli esperti dell’unità di crisi, per il corretto uso dei dispositivi”. Sarà un vademecum che classificherà le mascherine in base all’efficacia e dirà quale utilizzare per ogni circostanza. “Per quel che riguarda la Regione Toscana – prosegue e tranquillizza Rossi - attraverso Estar distribuiremo nella sola giornata di oggi 94 mila dispositivi sicuri, tra certificati o testati. Si tratta di 40 mila mascherine a marcatura CE, idonee dunque a tutti gli effetti, e di 54 mila autoprodotte in Toscana in tessuto non tessuto a triplo strato e con elastico, già testate dal dipartimento di chimica dell’Università di Firenze, di qualità certamente migliore rispetto a quelle della Protezione civile nazionale e che riceveranno secondo le procedure la validazione dell’Istituto superiore di sanità nelle prossime ore”. Ieri erano già state distribuite 39.500 mascherine ‘made in Tuscany” di ugual tipo e 95.300 della protezione civile nazionale. “Non è comunque il tempo delle polemiche – conclude Rossi – e a tutti gli operatori sanitari inviamo il nostro ringraziamento ed apprezzamento per il grande lavoro che svolgono ogni giorno. Il nostro impegno è massimo per consentire loro di continuare a lavorare in sicurezza e tranquillità. In questo modo, tutelando anzitutto la salute dei lavoratori, siamo certi che arriveremo fino in fondo e ce la faremo”.

“Mancano le mascherine, a Careggi si chiede agli infermieri a riutilizzare i dispositivi monouso e in altre parti della Toscana si invitano addirittura a fabbricarle con la carta da forno. Chiediamo l’intervento dei NAS per far rispettare le prescrizioni di legge negli ospedali toscani”. L’appello arriva da Giampaolo Giannoni, responsabile regionale del sindacato autonomo degli infermieri Nursind. “Oggi registriamo il primo caso di contagio da Covid-19 tra le nostre fila – aggiunge – ma era solo questione di tempo, considerato il fatto che siamo in prima linea da settimane senza che ci abbiano dotati delle necessarie precauzioni”. “In diversi presidi ospedalieri toscani – denuncia Giannoni – per mancanza di dispositivi gli infermieri sono costretti a utilizzare una sola mascherina per turno (mattina, pomeriggio, notte) e a riutilizzarla almeno tre volte: si chiede esplicitamente al personale di lasciare le mascherine usate – che dovrebbero essere monouso – in un apposito sacchetto, per inviarle a sterilizzare. O addirittura si invitano gli infermieri a lavarle a casa con acqua calda e sapone”. “Succede nell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi – sottolinea il segretario regionale Nursind - così come in altre strutture dell’Asl Toscana Centro. Nell’area di competenza dell’Asl Toscana Nord Ovest si arriva addirittura a raccomandare l’uso di mascherine artigianali realizzate con carta da forno come valido sostituto in mancanza dei dispositivi certificati. Anche il personale del Servizio di Emergenza Urgenza del 118 viene inviato con la sola mascherina chirurgica, assolutamente insufficiente per la protezione dal virus, quando si riscontrano sospetti casi positivi”. “Tutto ciò in palese violazione della legge: nell’art. 34 del protocollo firmato ieri si chiarisce che i dispositivi sanitari devono essere validati dal Consiglio Superiore di Sanità”. “Ulteriore aggravante: per il personale sanitario non è previsto il tampone, anche se è entrato in contatto con una persona risultata positiva al Covid-19, né è prevista la quarantena finché non manifesta i sintomi della malattia”. “E’ assolutamente paradossale che il Governo garantisca condizioni molto più sicure a chi lavora in fabbrica e in altri stabilimenti produttivi, rispetto a chi combatte in prima linea contro la pandemia nelle strutture ospedaliere. Ma almeno le disposizioni di legge vengano rispettate dalle direzioni regionali: chiediamo l’intervento dei NAS nelle strutture sanitarie toscane, a partire dall’Ospedale di Careggi”.

«In questi giorni in cui medici, infermieri e operatori sanitari di trovano sempre più spesso a operare con semplici mascherine chirurgiche, vediamo un numero crescente di cittadini andare al supermercato con mascherine Ffp2 e Ffp3. Questo non ha alcun senso». A lanciare l’allarme è Roberto Romano, referente dell’emergenza-urgenza dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche interprovinciale Firenze - Pistoia. «È una dinamica assurda – prosegue - perché un normale cittadino che va a fare la spesa o porta a giro il cane non ha bisogno delle mascherine Ffp2 e Ffp3. Oltretutto i filtri vengono garantiti solo per quattro ore: dopo un giorno quella mascherina non ha alcuna efficacia dimostrata. Per chi vuole girare in sicurezza sono perfette le mascherine chirurgiche a quattro strati, non servono le altre, che invece diventano essenziali per medici, infermieri e per tutti coloro che devono fare manovre invasive su pazienti infetti o sospetti-infetti, stando a pochi centimetri di distanza. Non possiamo costringere i sanitari, come sta accadendo adesso, a operare in condizioni non sicure con semplici mascherine chirurgiche: questo mette a grave rischio la loro salute, la tenuta del sistema sanitario e, di conseguenza, anche la possibilità di garantire le cure ai cittadini che dovessero poi ammalarsi. Chiediamo un messaggio netto in questo senso: le mascherine che ancora arrivano nei negozi, nei ferramenta o che vengono acquistate da singole associazioni e donate poi alla cittadinanza, vadano tutte al personale sanitario. Non possiamo continuare a operare nelle condizioni attuali». Roberto Romano chiede poi anche una riorganizzazione generale della gestione dell’emergenza urgenza. «Vanno rivisti i meccanismi di chiamata degli equipaggi – prosegue – perché troppo spesso accade che medici, infermieri e volontari arrivino su uno scenario classificato come non-Covid per poi scoprire invece che lo è. L’esempio tipico è la caduta in casa o lo svenimento di un anziano che, solo una volta sul posto, si scopre essere un paziente con tosse e febbre alta. Questo mette a rischio l’equipaggio: chiediamo un’attenzione diversa e procedure mirate a individuare con precisione fin dall’inizio tutti i pazienti con sospetta infezione da Coronavirus. In Lombardia, ad oggi, si risulta che circa il 10% degli infetti appartenga al personale sanitario: in Toscana dobbiamo evitare di arrivare a una situazione simile».

Redazione Nove da Firenze