Coronavirus, 373 nuovi casi in Toscana su 7.407 test

L'anticipazione di Giani relativa a oggi lunedì 1 febbraio. Nella settimana dal 25 al 31 gennaio, la nostra regione è risultata sotto la media nazionale per tasso dei nuovi positivi ogni 100mila abitanti. Il caso della signora Bruna guarita dal Covid a 98 anni. Il virologo Pregliasco: "Troppi assembramenti, rischiamo la terza ondata"


I nuovi casi registrati in Toscana sono 373 su 7.407 test di cui 5.606 tamponi molecolari e 1.801 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 5,04% (9,7% sulle prime diagnosi).

Lo anticipa il presidente della Toscana Giani che riporta la storia a lieto fine di mamma Bruna. "A 98 anni ricoverata in rianimazione per due settimane, è guarita dal Covid e ora è tornata a casa. Grazie Bruna, la tua infinita forza è un segnale di speranza per tutti noi, continuiamo a sconfiggere il virus!".

Nella settimana dal 25 al 31 gennaio, ricorda ancora il presidente della Toscana, la nostra regione è risultata sotto la media nazionale per tasso dei nuovi positivi ogni 100mila abitanti: 3597 positivi su una popolazione di 3.729.641 abitanti: La media toscana è 96,44, quella nazionale 142,93.

Intanto stamani il virologo Fabrizio Pregliasco è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sugli assembramenti nel weekend. “Sono un po’ preoccupato –ha affermato Pregliasco-. Non è facile, nel momento in cui si dà il via libera, trovare modalità per contingentare gli ingressi nelle zone più frequentate. Tutti dobbiamo continuare ad essere attenti, è fondamentale per non ricadere in un rischio di terza ondata. Il lockdown più efficace sarebbe quello duro, lungo ed impietoso, ma impossibile da attuare, anche perché ci sono dei rischi di ribellione sociale. Si tratta di trovare un meccanismo per modulare le restrizioni, sperando che la vaccinazione possa andare alla grande e proceda più velocemente possibile”.

Sull’appello dell’Oms a fermare le vaccinazioni dopo la prima fase per garantire un’equa distribuzione a tutti i Paesi. “Il problema è enorme ed è un problema di equità. Il problema della vaccinazione è strategico. Le nazioni che riusciranno velocemente a coprire la maggior parte dei cittadini riusciranno a far ripartire velocemente anche l’economia. Però c’è anche la questione dell’equità. Se noi lasciamo scoperte alcune nazioni del mondo e lasciamo che le varianti si diffondano, il problema riguarda tutti. Bisogna trovare un meccanismo di equità e di grande produzione”.

Redazione Nove da Firenze