Rubrica — LifeStyle

Coronavirus: 15mila mascherine "di cortesia" per gli imprunetini

Realizzate in tessuto da un'azienda fiorentina, saranno presto in distribuzione gratuite alle famiglie. Barbara Ricchi: "Non si tratta di dispositivi medici ma di soluzioni protettive per tutti, una forma di cortesia da utilizzare nelle (poche) situazioni sociali in cui possiamo trovarci con altre persone all’esterno”


Una Azienda privata di Impruneta donerà al Comune, e quindi a tutta la cittadinanza, delle mascherine in tessuto lavabili ad alte temperature. 

“Non si tratta di dispositivi medici, che vanno riservati in via prioritaria al personale sanitario impegnato negli ospedali o nelle associazioni sanitarie – dice la proprietaria dell’azienda Barbara Ricchi - ma di soluzioni protettive per tutti, una forma di cortesia da utilizzare nelle (poche) situazioni sociali in cui possiamo trovarci con altre persone all’esterno.”
Giorgio Linea, l’azienda che ha sede a Cascine del Riccio e che sta riconvertendo la sua linea produttiva per fornire mascherine di tessuto, è produttrice di pelletteria per diversi marchi, tra cui My Vintage Academy, il brand che farà la donazione al Comune di Impruneta.
L’azienda, che ha 35 anni di attività nel settore della moda, con sede in nuovo capannone eco-sostenibile, è pronta alla prima consegna già la prossima settimana: dalle 30.000 alle 50.000 mascherine all’insegna del “No fashion, Sì utilità” spiega ancora Ricchi, che ha avuto l’idea durante una visita in ospedale, rendendosi conto della carenza di strumenti di protezione nelle strutture sanitarie per gli operatori alle prese con l'emergenza coronavirus.

L’amministrazione comunale si sta organizzando per la distribuzione a ogni famiglia, grazie alle organizzazioni di volontariato, garantendo nel contempo di evitare situazioni di assembramento e code. Le informazioni saranno comunicate a breve attraverso i canali istituzionali.

L’operazione ha uno scopo prioritario: offrire un’alternativa all’utilizzo da parte dei cittadini dei dispositivi di protezione individuale come mascherine chirurgiche ma soprattutto FFP2 E FFP3 che non sono reperibili in vendita nell'immediato, ma sono gli unici presidi che possono tutelare gli operatori sanitari.
Nei giorni scorsi il Sindaco di Impruneta Alessio Calamandrei ed il Vicesindaco Matteo Aramini avevano già lanciato un appello ai privati cittadini o imprese, qualora avessero scorte di questo materiale per motivi professionali (come carrozzieri, imprese di vernici e verniciatura, ecc.), di metterli a disposizione del personale sanitario.
Alla richiesta di solidarietà e responsabilità sono arrivate delle risposte e anche delle proposte. L’idea che si vuole realizzare è di dotare tutti i cittadini di mascherine riutilizzabili, utili per i rapporti e le attività quotidiane permesse ai tempi del coronavirus, in cambio della messa a disposizione delle scorte dei privati di mascherine FFP2 E FFP3 o chirurgiche usa e getta.

“Ringraziamo Barbara Ricchi che si è messa a disposizione per donare 15.000 mascherine, in pratica una per abitante. Un esempio di quanto gli italiani, e lei devo sottolineare è sempre stata disponibile, nel momento del bisogno tirano fuori quel qualcosa in più - dichiara il Vicesindaco Matteo Aramini - Non si tratta di un presidio medico chirurgico, ma di uno strumento sufficiente per poter circolare e fare le attività minimali permesse attualmente ai cittadini. È una mascherina lavabile e riutilizzabile che può sostituire quelle invece assolutamente necessarie al personale sanitario, invece di tipo usa e getta, per operare in massima sicurezza e che stiamo cercando di reperire anche tra i privati che ne hanno fatto scorte, offendo così un’alternativa, diciamo solidale, nelle mascherine di stoffa di My Vintage Academy. Non smetterò mai di ringraziare chi, come Barbara Ricchi, riesce a sottolineare il valore del senso di comunità, attraverso azioni come questa.”

Il Sindaco Alessio Calamandrei conclude con una precisazione "Consegneremo le mascherine sottolineando che non sono un lasciapassare allo stare fuori casa. È una precauzione ulteriore per coloro che devono uscire di casa per lavoro o per acquistare generi di prima necessità, nel rispetto dell'impegno di tutte e tutti a rispettare le regole per la sicurezza di tutta la comunità."

Redazione Nove da Firenze