Consorzi di Bonifica in Toscana, il caso tributi: le grandi opere del 2019

Incontrando i 6 Consorzi regionali il presidente ha sottolineato che "dal 2012 non c'è stato alcun aumento significativo dei tributi, ma semplicemente una estensione"


Entro la fine dell'anno dovrà partire il Piano regionale per ridurre la vegetazione presente nei letti dei principali fiumi della Toscana e dei loro affluenti, così da accrescere la loro capacità idrica e ridurre il rischio di esondazioni.
 In merito alle polemiche suscitate nel 2016 e 2017 per la richiesta del tributo giunta anche a chi non l'aveva mai pagato , il presidente Enrico Rossi ha spiegato che "A partire dal 2012 non c'è stato alcun aumento significativo dei tributi dovuti ai Consorzi di bonifica, ma semplicemente una estensione del recupero degli stessi, nei confronti di chi da anni non li pagava".

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha incontrato i responsabili dei 5 Geni civili e dei 6 Consorzi di Bonifica operativi sul territorio regionale.

"Siamo da sempre convinti – spiega il presidente Rossi – che mantenere il nostro territorio sia fondamentale. E' per questo che spendiamo ogni anno circa 100 milioni di euro per la sua tutela attraverso nuove opere pubbliche, a cui ne aggiungiamo altrettanti per le manutenzioni dei corsi d'acqua. Il nostro è il passo del montanaro, calmo ma costante, che sta dando risultati apprezzabili da chiunque".

Da qui alla fine dell'anno verranno completati gli interventi già in corso e dall'inizio del nuovo anno cominceranno nuove opere di ripulitura dei letti dei fiumi dalla boscaglia selvaggia che ne riduce la portata e rappresenta un pericolo in caso di piena.

"Per far questo – aggiunge il presidente Rossi – serviranno risorse in più. Intanto abbiamo confermato, così come avviene dal 2016, per il 2019 i 6,5 milioni di euro che abbiamo erogato nel 2018 ai Consorzi per le opere di manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua. Ma ho chiesto ai presenti di tornare presto qui per una nuova riunione con una stima delle necessità economiche ulteriori alle quali cercheremo di far fronte grazie ad uno sforzo aggiuntivo da parte della Regione".

E' per questo che all'incontro hanno partecipato anche gli assessori regionali all'ambiente, Federica Fratoni e al bilancio, Vittorio Bugli.

"Aumentare la capacità di deflusso dei fiumi – aggiunge il presidente – ha un impatto importantissimo perché una efficiente manutenzione produce benefici paragonabili a quelli di una cassa di espansione. In alcuni casi può significare evitare che l'acqua esondi e invada case e aziende. Noi siamo disposti a finanziare con risorse aggiuntive questi interventi, che i Consorzi devono impegnarsi a realizzare nel corso del 2019".

Tra le principali opere a tutela, Rossi ha ricordato l'ultimazione della cassa di espansione sull'Arno di Figline 1, i lavori in corso sulla 2 e sulla 3 e la fase di progettazione ultimata per Figline 4. Tutte insieme dovrebbero essere funzionanti entro il 2020-21, attenuando il pericolo-Arno. Tra le altre grandi opere di tutela c'è l'attesa, dall'ufficio dighe del ministero delle infrastrutture, del via libera al raddoppio della diga di Levane.

Il presidente domani sarà nel grossetano per una serie di sopralluoghi, ed ha richiamato gli interventi realizzati nella zona, con il consolidamento degli argini dell'Ombrone e i lavori sul Bruna.

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Redazione Nove da Firenze