Con l’arrivo dell’autunno, mentre la stagione estiva giunge al termine, il settore balneare si trova immerso in una paralisi legislativa. Gli operatori del litorale e gli enti locali assistono a un dibattito acceso e confuso attorno alla bozza del "bando tipo" elaborata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, uno strumento teoricamente pensato per uniformare le future gare d'evidenza pubblica.
La corsa a mettere a gara le spiagge si scontra tuttavia con un vuoto normativo profondo e un'incertezza giuridica che spaventa i Comuni e le imprese più della direttiva europea stessa. La vera questione oggi non è solo come fare le gare, ma se esistano i presupposti legali per avviarle subito senza una preliminare chiarezza da parte delle istituzioni centrali.
La bozza del MIT è soltanto uno strumento operativo per i Comuni, non il presupposto giuridico che rende obbligatoria l'assegnazione tramite asta. L'articolo 12 della Direttiva Servizi parla chiaro: prima si mappa la costa, poi si verifica se la risorsa sia effettivamente scarsa, e soltanto in caso di accertata scarsità scatta l'obbligo di ricorrere alle gare.
L'ordinanza della Corte di Giustizia Europea del 10 luglio 2026 ha ribadito che l'accertamento della scarsità deve basarsi su dati pubblici certi, una pianificazione costiera aggiornata e criteri oggettivi e proporzionati. Saltare l'istruttoria sulla disponibilità delle spiagge trasforma un requisito di legge in una formalità arbitraria. Già nell'ottobre 2023 una ricognizione ufficiale del Governo aveva certificato che il 67% delle coste italiane balneabili era privo di concessioni e quindi libero per nuove attività, occupazione e interventi di bonifica. La Direttiva nasce per creare nuove opportunità di lavoro, non per sostituire le aziende esistenti con grandi gruppi.
"La bozza ministeriale non può diventare un automatismo per mettere tutto a gara senza prima dimostrare, con dati pubblici e verificabili, che la risorsa sia effettivamente scarsa. Sul litorale pisano, come in gran parte d’Italia, esistono ampi tratti ancora liberi. La Direttiva chiede di mappare, verificare e solo allora procedere. Qualsiasi scorciatoia produrrebbe solo incertezza per le imprese e rischio di concentrazione nelle mani di pochi grandi operatori" afferma Gianluca Gambini, referente di Futuro Nazionale Pisa per il litorale pisano.
L'assenza di un quadro legislativo nazionale chiaro e risolutivo sta spingendo il settore verso il caos. Come sottolinea Fabrizio Fontani, presidente del SIB Confcommercio Pisa, le criticità del bando tipo derivano direttamente dalle lacune del quadro normativo vigente (in particolare l'Art. 1 della la legge n. 166/2024, modificativa degli Artt. 3 e 4 della Legge n. 118/2022). A questo si aggiunge un dibattito giurisprudenziale ancora aperto su temi cruciali, come la validità di alcune proroghe al 2033 e la sussistenza di motivi imperativi di interesse generale a tutela delle imprese attualmente operanti.
In questo contesto nebuloso, la categoria dei balneari esprime un profondo senso di abbandono nei confronti della politica. Senza una legge chiarificatrice centralizzata, molti enti locali stanno procedendo in ordine sparso con la pubblicazione di bandi disomogenei e rischiosi. Al contrario, l'approccio prudente del Comune di Pisa, che ha scelto di attendere i contenuti ufficiali del bando ministeriale per garantire trasparenza e certezza del diritto, evidenzia come la frammentazione e le fughe in avanti dei singoli Comuni rischino solo di esporre le amministrazioni a continui ricorsi.
"La nostra categoria è stata purtroppo illusa e abbandonata dalle forze politiche e dal Governo che a suon di mancate promesse di fatto ci ha tradito e deluso, perdendo completamente la fiducia degli imprenditori che hanno lavorato e investito per anni garantendo accoglienza, servizi e sicurezza sulle nostre coste. Ci aspettiamo almeno un minimo segnale di attenzione in questa situazione kafkiana" dichiara Fabrizio Fontani, presidente del Sib Confcommercio Pisa.
L'impianto tecnico del "bando tipo" solleva forti perplessità tra gli imprenditori del settore, in particolare per due meccanismi evidenziati dal balneare Sergio Sighieri che rischiano di stravolgere la struttura del turismo costiero italiano. In primo luogo, Sighieri contesta i premi attribuiti alle strutture alberghiere ed extra-alberghiere confinanti o adiacenti alla spiaggia, trattandosi di un vantaggio competitivo puramente geografico. La proposta alternativa dell'imprenditore è chiara: i criteri di gara dovrebbero invece valutare la qualità della gestione e i servizi concretamente offerti, applicando regole accessibili a tutti nel pieno rispetto della parità di trattamento.
In secondo luogo, la bozza apre alla possibilità di accorpare più concessioni in un unico lotto — un'ipotesi che a Tirrenia vedrebbe chilometri di costa concentrati in due o tre maxi-affidamenti. Questo assetto crea uno sbilanciamento strutturale:
- Microimprese locali: realtà storiche e a conduzione familiare prive delle risorse finanziarie per sostenere la gestione di maxi-lotti o per competere contro strutture ricettive avvantaggiate dalla posizione.
- Grandi gruppi speculativi: grandi operatori o multinazionali in grado di aggiudicarsi interi tratti di litorale, concentrando le concessioni e minando la pluralità imprenditoriale.
Sul fronte economico e finanziario, le linee guida ministeriali lasciano aperti pesanti interrogativi. Manca chiarezza sulla distinzione tra investimenti non ancora ammortizzati e il riconoscimento degli indennizzi relativi a un'equa remunerazione per le opere realizzate negli ultimi cinque anni. Senza criteri di stima trasparenti e scadenze certe, la tutela delle imprese uscenti rimane puramente teorica.
Un ulteriore elemento di rischio risiede nelle offerte economiche. Sebbene la bozza limiti al 10% il peso del punteggio economico rispetto a quello tecnico, essa premia i rialzi sugli indennizzi e sul canone concessorio. Rialzi finanziari sproporzionati e slegati dai ricavi effettivi mettono a rischio la sostenibilità complessiva dell'attività: impegni economici fuori mercato si traducono inevitabilmente nel degrado dei servizi, nel taglio del personale e in un calo dei livelli di sicurezza sulle spiagge. Per prevenire speculazioni, diventa indispensabile vincolare ogni offerta a una verifica della tenuta del piano economico-finanziario.
L'insufficienza della bozza ministeriale è stata evidenziata anche a livello regionale. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l'assessore al turismo Leonardo Marras hanno sottolineato che il provvedimento difetta di valore cogente: riducendosi a una semplice circolare non vincolante, il bando tipo non offre agli enti locali la copertura giuridica necessaria per affrontare i contenziosi amministrativi.
La Toscana ha ricordato di aver già trasmesso i propri dati al Tavolo tecnico nazionale, rilevando tuttavia la mancanza di criteri generali omogenei per misurare la disponibilità delle aree su scala nazionale. Inoltre, la bozza di bando tipo era stata prevista come integrazione all'ordine del giorno della Conferenza Unificata del 1° ottobre, sede in cui si è scelto di non forzare i tempi per consentire l'accoglimento degli emendamenti comunali e regionali. Le Regioni chiedono ora al Governo indicazioni vincolanti che tutelino l'autonomia pianificatoria dei Comuni, salvaguardino i piani di utilizzazione degli arenili già approvati e garantiscano un corretto equilibrio tra stabilimenti privati e spiagge liberamente fruibili, assicurando il libero e gratuito accesso alla battigia.