Chi Controlla Il FTSE MIB, Gli Italiani O Gli Stranieri?

​Se il 2007 verrà ricordato come l’anno in cui l’Italia è entrata nella più grande crisi economica dalla fine della guerra, il 2015 ha segnato un cambio epocale per la storia economica del Paese.


Lo scorso Gennaio, uno studio condotto da Unimpresa ha rivelato come a Giugno 2015 l’ingerenza di azionisti esteri nelle società quotate a Piazza Affari ha superato la soglia dei 278 milioni contro una capitalizzazione di Borsa complessiva di 545 milioni. Questo significa che attualmente oltre il 51% delle società Italiane quotate in Borsa è in mano ai grandi gruppi stranieri.Come influirà questa ingerenza straniera sull’economia del paese e sull’andamento dell’indice FTSE MIB?

La notizia ha generato, come prevedibile, umori contrastanti e continua ad alimentare il dibattito tra chi interpreta questo dato come un segnale positivo per la nostra economia e chi, al contrario, lo legge come un indicatore del declino del Paese.

Le Mani Straniere Sulle Aziende Italiane

Per lungo tempo snobbata a causa dell’alto livello di corruzione, gli eccessivi costi della manodopera e la forte ingerenza dei sindacati nelle politiche aziendali, oggi l’Italia è prepotentemente rientrata al centro delle attenzioni dei grandi investitori stranieri. Tra i fattori determinanti per questa svolta si rileva la crisi economica che ha sensibilmente minato alla base la solidità economica delle nostre aziende rendendole più appetibili e la politica dell’attuale governo in carica che si è dimostrato favorevole alla presenza di quote azionarie straniere nelle aziende italiane.

Questo cambio di tendenza ha portato a una sorta di “emorragia” di eccellenze italiane che desta preoccupazione in buona parte della nazione. Come riportato in un articolo apparso sul Sole 24Ore, a tutt'oggi i marchi del “Made in Italy” che sono passati in mani straniere sono più di 430.

Pirelli, il quinto produttore al mondo di pneumatici e una delle più antiche aziende italiane, è solamente l’ultimo dei nostri marchi diventati di proprietà straniera, in questo caso cinese. Immediatamente a seguire l’acquisizione di Pirelli, è stata la volta del noto marchio automobilistico Pininfarina passato agli indiani. Prima di loro la stessa sorte è toccata a giganti della nostra industria come Italcementi, Ansaldo Sts e Ansaldo Breda nonché simboli del lusso come Gucci, Fendi, Bulgari, Loro Piana, Bottega Veneta e Richard Ginori solo per menzionarne alcuni. La stessa compagnia aerea di bandiera Alitalia è al 49% in mano della Emirati Ethiad.

A livello nazionale stiamo assistendo in grandissima scala a quello che sta già da anni accadendo sul territorio di Firenze e toscano in generale, dove aziende agricole, marchi Made in Tuscany e aziende manifatturiere stanno costantemente passando in mano a proprietari stranieri. Solo per citare un esempio, già dal 2014 oltre il 14% delle aziende agricole toscane è di proprietà straniera.

I Nuovi Scenari Dell’Economia Italiana

Nell’annunciare il superamento della soglia del 50% della proprietà straniera delle aziende quotate in borsa, il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi ha fatto trapelare segni di preoccupazione affermando: “Siamo preoccupati, la fortissima crisi che sta colpendo l'Italia più di altri paesi sta consegnando di fatto i pezzi pregiati della nostra economia a soggetti stranieri. Si tratta di colossi finanziari che non sempre comprano con prospettive di lungo periodo o di

investimento, ma spesso per fini speculativi. Prendiamo atto che l'Italia e' terra di conquiste e oltre la meta’ delle spa quotate tricolori è in mani straniere. Se da una parte va valutato positivamente l'aumento del valore delle imprese italiane, dall'altro bisogna guardare con attenzione la presenza degli stranieri e capire fino a che punto si tratta di investimenti utili allo sviluppo e dove finisce, invece, l'attività speculativa”. Se questa ultima ipotesi si presentasse, ci potrebbero ovviamente essere delle ripercussioni negative sull’indice FTSE MIB.

Di opinione diametralmente opposta il fondatore e amministratore delegato della banca di investimenti Dvr Capital Carlo Daveri che, commentando i dati emersi dallo studio di Unimpresa ha affermato: ”È un fatto estremamente positivo. Dimostra che ci sono aziende interessanti per gli investitori esteri. Se un’azienda è finanziata anche da capitali esteri è un bene, perché il più delle volte questo significa portare sviluppo che altrimenti sarebbe venuto meno”.

Il commento di Daveri punta l’indice su un problema cruciale delle nostre aziende. Gli imprenditori italiani sono da sempre stati fautori del concetto “piccolo è bello” che nel corso di vari decenni ha portato le nostre aziende ad eccellere a livello internazionale. Ad ogni modo, in un ottica di economia globale, questo approccio non ha permesso alle nostre aziende di crescere ed espandersi a sufficienza per competere con i grandi colossi internazionali. La recente crisi ha poi ridotto la liquidità disponibile con una conseguente contrazione degli investimenti per la ricerca e lo sviluppo che ha portato molte delle nostre imprese fuori mercato. L’intervento di finanziatori esteri si è rivelato una vera e propria ancora di salvezza per molte aziende che si trovavano sull’orlo di una paralisi.

Prendendo come modello quello che sta succedendo sul territorio toscano è facile capire l’origine di queste opinioni e sentimenti contrastanti. Per diverse aziende toscane il passaggio in mani straniere è alla fine risultato positivo in termini di immagine e ritorni economici non solo per l’azienda ma anche per l’economia locale. Rimane comunque l’amaro in bocca per le opportunità che la nazione sta lasciando per strada e per la perdita di controllo su quelli che sono stati da sempre i nostri simboli.

In considerazione di questi fatti e dell’estrema volatilità che i mercati finanziari hanno dimostrato negli ultimi anni, non è facile prevedere con certezza quali saranno gli effetti sull’economia del Paese e sull’andamento dell’indice FTSE MIB. In parte dipenderà se gli investimenti stranieri saranno di lungo periodo o se si riveleranno semplici operazioni speculative.

Media: Unimpresa, FreeImages.com/SvilenMilev

Redazione Nove da Firenze