Cavalli: situazione ancora incerta

I sindacati Cgil e Cisl denunciano: “Atteggiamento ancora non trasparente di proprietà e management”. Il 30 Aprile nuova assemblea sindacale. Permane grande la preoccupazione in Valdarno per la Bekaert, mentre in Lucchesia la KME va verso la cassa integrazione straordinaria


Dopo l’incontro al tavolo di crisi della Regione Toscana, la situazione della Roberto Cavalli SpA è ancora incerta. Alla presenza dei comuni di Firenze, Sesto Fiorentino, nonché all’a.d. della Roberto Cavalli, ingegner Ferraris e del commissario nominato dal Tribunale di Milano, le organizzazioni sindacali hanno fatto propria la richiesta di Gianfranco Simoncini, che chiede di dare un’accelerata al processo di vendita del brand. Le Rsu, la Femca Cisl e la Filctem Cgil territoriali ribadiscono che deve essere garantita la salvaguardia dei posti di lavoro ed il radicamento del marchio nel nostro territorio.

La comunicazione dell’apertura da parte dell’azienda di una cassa integrazione di 6 mesi e per 229 dipendenti è stata fatta mentre la discussione era in atto in Regione: "Oltre alla mancanza di un minimo rispetto formale delle parti in causa è peraltro evidente che tale decisione crea ancora più incertezza, in quanto ad oggi tale intenzione non è accompagnata da un piano industriale o un progetto minimamente definito. Da segnalare l’assenza al tavolo sia dell’advisor della società, sia del maggiore azionista della Cavalli cioè del fondo Clessidra, in particolare di Carlo Pesenti consigliere delegato di Italmobiliare e azionista di Clessidra che invece di dare risposte chiare alle maestranze recita interviste sui giornali di cui non si sentiva la necessità".

Aspettando la convocazione del tavolo ministeriale per la discussione dell’ammortizzatore sociale, è stata convocata una assemblea sindacale per la mattina del 30 Aprile: le organizzazioni sindacali e le Rsu denunciano ancora una volta e con forza un atteggiamento non trasparente che la proprietà insieme al management stanno portando avanti da mesi del quale saranno ritenuti responsabili.

Alle grandi crisi industriali del paese, fanno eco le tante vertenze specifiche di aziende del Valdarno tra cui la Abb-ex Power, la Bertolotti, l'Istituto De Angeli, Zara, Ivv, Sims; un patrimonio storico culturale oltre che economico e lavorativo. Il territorio del Valdarno è stato in questi anni particolarmente colpito anche dalla chiusura massiccia di attività commerciali e artigianali, con una drammatica riduzione delle opportunità di lavoro. In questo panorama la situazione Bekaert è emblematica per il numero dei dipendenti coinvolti e per la risonanza mediatica raggiunta. Eppure nonostante le promesse fatte da azienda e Governo, i lavoratori Bekaert ancora oggi vivono una situazione di grave incertezza per il futuro. Di fatto la “cassa integrazione per cessata attività”, dispositivo cancellato dal Governo Renzi e poi ottenuta dai lavoratori Bekaert solo dopo una dura lotta a tutto campo che ha visto il sostegno massiccio della comunità figlinese registra 4 mesi di ritardo nella effettiva elargizione alle 400 famiglie interessate. Ancor più grave il fatto che non sussiste alcun piano chiaro per la reindustrializzazione dell'area, infatti non si conoscono le realtà produttive interessate, i loro piano industriali né quanti lavoratori saranno effettivamente reintegrati o riassorbiti.

“Il 2019 è iniziato con una flessione del mercato che, di fatto, ha bloccato i reintegri di parte dei lavoratori ancora al massimo degli ammortizzatori sociali. Siamo preoccupati per questa situazione perché ci obbligherà a chiedere un’ulteriore proroga della Cassa integrazione straordinaria al Ministero dello sviluppo economico in attesa che l’azienda completi i progetti di investimento”. E’ il segretario della Uilm area nord Toscana, Giacomo Saisi, ad analizzare nel dettaglio tutti gli elementi emersi dall’incontro di martedì 16 aprile con la dirigenza di Kme: una commissione economica congiunta con i sindacati sulla situazione economica e finanziaria del gruppo, a livello locale e nazionale. “L’anno precedente si è concluso con risultati importanti per gli stabilimenti italiani di Kme, con segnali positivi per il bilancio e per le tonnellate prodotte, in crescita rispetto al trend precedente. Purtroppo il 2019 ha fatto registrare una flessione degli ordini che ci preoccupa – prosegue Saisi - perché ci aspettavamo che l’azienda potesse dare seguito all’accordo firmato il 22 ottobre e che prevedeva di reintegrare una quindicina delle persone che ancora oggi sono al massimo degli ammortizzatori sociali. Sono 55 dipendenti a Fornaci di Barga. L’azienda giustifica il mancato reintegro con il calo degli ordini dovuto, però, all’incertezza generale del mercato, all’instabilità economica di tutto il paese. Non sarebbe quindi un problema strutturale ma congiunturale perché, stando a quanto riporta la dirigenza, gli ordini sono confermati a livello generale”. Qualche ombra sul futuro, insomma, e per scacciarle la strada è segnata per il segretario della Uilm area nord Toscana: “E’ importante che l’azienda vada avanti a questo punto con il progetto di investimento, in tempi rapidi, che devono portare alla stabilizzazione del personale e al reintegro di tutti quelli che oggi sono ancora fuori con gli ammortizzatori sociali. E’ chiaro, comunque, che non potranno essere completati entro settembre, mese in cui andrà a scadere la cassa integrazione straordinaria che dovrà essere rinnovata. Per questo dobbiamo attivarci nel più breve tempo possibile per chiedere un incontro al Ministero e ottenere una proroga della Cig straordinaria che diventa di fondamentale importanza per gestire la situazione. E’ importante inoltre la strategia commerciale e produttiva del gruppo Kme – conclude Saisi – che si sta concentrando su prodotti a più alto valore aggiunto con la cessione di prodotti di minore interesse sul mercato, come barre e tubi. Le acquisizioni su laminati e prodotti speciali rendono lo stabilimento di Fornaci sempre più essenziale e strategico per il gruppo”.

Redazione Nove da Firenze