Camorra in Toscana: attività produttive maremmane legate alla criminalità organizzata

​L’indagine trae origine da investigazioni condotte su attività economiche sorte nel comprensorio maremmano e collegate con la criminalità organizzata


L'indagine condotta dalla Finanza di Grosseto parte da alcune attività economiche imprenditoriali sorte nel comprensorio maremmano legate a soggetti collegati alla criminalità organizzata. 
 Le investigazioni sono frutto di scambi informativi e collaborazione con il Gruppo CC di Castello di Cisterna. La GdF ha attenzionato ulteriori operazioni finanziarie di investimento e disinvestimento per oltre 2 milioni di euro in atto nella provincia di Grosseto, area che i militari definiscono "scenario adatto al mascheramento dell’illecito reimpiego da parte delle organizzazioni criminali, che si avvalgono di persone fisiche e giuridiche non segnatamente riconducibili a matrici camorristiche, al fine di dissimulare la reale connotazione di impresa criminale". 

Anche tali investigazioni hanno evidenziato legami di carattere personale ed economico-finanziario tra soggetti presenti nel territorio della provincia di Grosseto con esponenti della consorteria criminale. Il soggetto destinatario della misura cautelare personale, è stato tradotto presso la casa circondariale di Secondigliano.

In Marano di Napoli, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Grosseto hanno dato esecuzione, in collaborazione con i carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, ad una misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di un uomo ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 110, 416 bis c.p.) per aver fornito un contributo alla conservazione, operatività e rafforzamento di un'associazione camorristica oggi egemone sul territorio di Marano e facente capo ad alcuni fratelli, dei quali uno risulta latitante.

L'uomo, favorendo gli investimenti degli illeciti proventi nel settore edile/immobiliare e societario, consentiva all'organizzazione camorristica di reimpiegare i proventi delle attività illecite esercitate, anche avvalendosi di fittizi intestatari per impedire la tracciabilità dei beni. I finanzieri hanno contestualmente eseguito un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti di una società espressione imprenditoriale del clan, attraverso le quote societarie intestate a moglie e nipote dell'uomo.
La società sequestrata riforniva package ai commercianti della zona.

Redazione Nove da Firenze