Burocrazia: il paradosso dell’agricoltura toscana sotto l’acqua

Un mare di fango e di regole impossibili

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
26 Febbraio 2026 14:55
Burocrazia: il paradosso dell’agricoltura toscana sotto l’acqua

L'inverno 2024-2025 ha segnato un punto di rottura per l’equilibrio idrogeologico della Toscana. Non si è trattato solo di una stagione piovosa, ma di una sequenza ininterrotta di eventi estremi che hanno saturato i suoli fino al limite fisico. Per un agronomo o un esperto di politiche territoriali, il fango delle Crete Senesi o della Maremma non è solo un disagio estetico: è un sistema in anossia. La saturazione idrica dei terreni argillosi impedisce gli scambi gassosi, "affogando" letteralmente i semi di cereali autunno-vernini come grano, orzo, avena e farro. In questo scenario, la meccanizzazione agricola è paralizzata: i mezzi pesanti non possono entrare in campo senza distruggere definitivamente la struttura del suolo attraverso il costipamento. Eppure, mentre la natura impone il suo veto, la burocrazia sembra ignorare la fisica, esponendo le aziende al paradosso di sanzioni per il mancato rispetto di obblighi tecnici divenuti materialmente impossibili da assolvere.

Il nodo della questione riguarda l'applicazione degli standard della Politica Agricola Comune, in particolare le norme Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali relative alla rotazione colturale. L’interrogazione regionale presentata da Massimiliano Ghimenti (Alleanza Verdi e Sinistra) denuncia un cortocircuito normativo: le aziende, impossibilitate a seminare per cause di forza maggiore, rischiano di perdere i contributi comunitari. La rigidità delle tabelle di marcia europee e nazionali si scontra con una realtà climatica che ha cancellato le finestre temporali di intervento.

"Non possiamo chiedere agli agricoltori di rispettare obblighi tecnici quando le condizioni climatiche hanno reso materialmente impossibile la semina – dichiara Ghimenti – Serve un intervento immediato della Regione per attivare le deroghe temporanee previste dalla normativa europea in caso di eventi meteorologici avversi."

Sul fronte amministrativo, l'Assessore Marras si è già attivato con gli uffici competenti per esplorare i margini di manovra regionali, ma resta l'urgenza di un riconoscimento formale dello stato di eccezionalità che permetta di svincolare l'erogazione dei fondi dalla rigidità dei calendari di semina. Questo conflitto evidenzia la necessità di evolvere verso un diritto amministrativo "climate-adaptive".

I dati del Servizio Idrogeologico Regionale relativi al periodo tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025 descrivono una trasformazione climatica strutturale. La Toscana, purtroppo, consolida il suo primato come "maglia nera" italiana per esposizione al rischio idraulico. Ecco i parametri chiave del dissesto invernale:

  • Precipitazioni superiori ai 150 mm accumulate nel solo mese di gennaio.
  • Incrementi medi fino al +70% rispetto alla serie storica trentennale.
  • Anomalie positive del +94% nelle aree costiere meridionali, dove il reticolo idrografico minore è andato completamente in crisi.

Questi numeri non sono semplici record meteorologici; rappresentano il fallimento dei tempi di ritorno statistici su cui sono state progettate le nostre opere di bonifica, rendendo le attuali infrastrutture inadeguate a gestire carichi idraulici di tale portata.

Mentre il settore agricolo lotta con il fango, quello politico-amministrativo si arena nelle secche della burocrazia. Gli esponenti di Forza Italia, Marco Stella ed Erica Mazzetti, hanno acceso i riflettori sulla gestione dei fondi post-alluvione, con particolare riferimento agli eventi di febbraio e marzo 2025 che hanno colpito le province di Firenze, Prato, Pistoia e Livorno. Nonostante la disponibilità di risorse stanziate dal Governo, il passaggio dalla delibera al portafoglio dell'impresa rimane un percorso a ostacoli.

L'Onorevole Mazzetti ha predisposto relazioni specifiche per la Commissione d'inchiesta parlamentare, evidenziando come la gestione regionale sia risultata "farraginosa". Il dato politico e sociale più critico è la statistica sull'erogazione dei fondi dal 2023 a oggi: a causa di procedure eccessivamente complesse, a ricevere i ristori è stato appena un terzo dei destinatari. È indispensabile una semplificazione radicale che permetta di tradurre le risorse in cantieri per la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei corsi d'acqua, superando la logica della perenne emergenza.

Il ruolo dell'agricoltore toscano va ripensato come quello di un manutentore del territorio. Quando un'azienda cerealicola o un oliveto vengono abbandonati perché soffocati da regole anacronistiche, il territorio perde il suo primo presidio contro il dissesto. Il legame tra la cura dei campi e l'efficienza delle arginature, spesso definite "inefficienti" nelle recenti ricognizioni nelle province di Firenze e Pistoia, è inscindibile. Senza la manutenzione ordinaria delle scoline e dei fossi effettuata da chi vive la terra, la sicurezza idraulica dell'intera regione crolla.

"Per AVS l’agricoltura toscana non rappresenta soltanto un comparto economico strategico, ma un presidio fondamentale per la tutela del paesaggio e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Le colline coltivate a grano, gli oliveti terrazzati, i campi che disegnano il paesaggio regionale sono parte integrante dell’identità della Toscana e della sua attrattività internazionale."

La crisi dell'inverno 2024-2025 dimostra che l'eccezionalità è diventata la norma. Non basta più rincorrere i danni con decreti d'urgenza; occorre una visione politica unitaria che integri le scienze del clima nei processi legislativi. La proposta di una "Legge sul clima" regionale e nazionale non è più una suggestione ambientalista, ma una necessità tecnica per garantire la resilienza economica del sistema Toscana.

Dobbiamo integrare meccanismi di deroga automatica e flussi di finanziamento rapidi che scattino al superamento di determinate soglie idrometriche o pluviometriche. La domanda non è più se il clima cambierà, ma se le nostre istituzioni saranno capaci di aggiornare il proprio "sistema operativo" burocratico prima che la rigidità delle norme condanni all'estinzione il presidio agricolo del territorio.

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