Biciclette rubate o rottami rimossi: Firenze si scusa con il ladro rigattiere

Per mesi il fondo è rimasto chiuso con i sigilli del sequestro in mostra


Sulla serranda il logo dei Mondiali di Ciclismo, finito sulle cronache cittadine durante l'evento che ha visto Firenze e la Toscana protagoniste. "L'omaggio di un appassionato" è stato il tributo da parte della Stampa locale.
Dopo alcuni mesi: il "re" delle biciclette, è apparso all'opinione pubblica come colui che aveva oltre cento chiavi con tanto di targhette identificative delle strade e delle rastrelliere in cui le aveva lasciate, ma allucchettava veramente le biciclette nuove per poi trafugarle?

Oggi a Firenze qualcuno chiede che sia resa pubblica la verità e Nove Da Firenze raccoglie la segnalazione: "Non credete a tutto ciò che scrive certo giornalismo becero e cialtrone al limite del criminoso che non ricerca la verità come dovrebbe ma solo la sensazionalità per vendere copie e compiacere umori e malumori dell'opinione pubblica invece di informarla quindi educarla.
PS: E' già stato un anno difficile, se avete idee da esprimere non fatelo nascosti dietro una finestra, ma abbiate la decenza ed il coraggio di accettare un confronto. Grazie",
 questo il messaggio scritto in stampatello ed affisso sulla serranda del locale che avrebbe ospitato l'attività del giovane fiorentino fermato nel marzo scorso.

Si scopre oggi che il 35enne fiorentino, animato dalla passione per le due ruote, avrebbe semplicemente contribuito allo smaltimento di quei rottami che la Polizia Municipale spesso si trova a dover asportare per evitare l'accumulo di sporcizia e degrado lungo le strade della città.

La notizia ai giornali locali è arrivata attraverso una nota ufficiale della Questura di Firenze con oggetto: "Aveva allestito un fondo per assemblare bici rubate".

"Aveva allestito un fondo per assemblare pezzi di biciclette rubate e rivendere così a buon mercato i suoi prodotti finiti - recitava la velina - è quanto scoperto ieri notte dalla polizia dopo aver sorpreso un fiorentino di 35 anni a rubare una bici in via De’Vanni. Intorno alle tre e mezzo la volante di zona ha notato il soggetto che con un martello stava forzando la catena di una rastrelliera.
Alla vista dei poliziotti il malintenzionato ha rimesso in fretta e furia i ferri del mestiere nello zaino allontanandosi rapidamente. Quando è stato fermato, oltre al martello, gli agenti gli hanno trovato addosso un curioso mazzo di chiavi colorate legate ad una serie di etichette con nomi di vie e piazze cittadine. Facendo un rapido riscontro la polizia ha subito verificato che quelle chiavi, scrupolosamente divise per zone, aprivano lucchetti di biciclette parcheggiate per tutta Firenze. La maggior parte di queste apparivano mal ridotte ed irriconoscibili mentre altre - spogliate di sella, ruote e diversi accessori - erano lasciate in stato di semiabbandono. Gli uomini della Prima Squadra Volante sono voluti andare a fondo nella vicenda facendo delle verifiche in un fondo sulla Faentina: uno dei tanti indirizzi trovati in mezzo al portachiavi incriminato. Qua le forze dell’ordine hanno rinvenuto decine di telai smontati, ruote, pezzi di ricambio di ogni genere - il tutto accuratamente diviso per marca, tipologia, dimensione e colore – e centinaia di altre chiavi di lucchetti, sempre abbinate ad indirizzi. Nel magazzino erano stati poi allestiti una serie di strumenti per l’assemblaggio delle bici, tra cui un apparecchio per la sabbiatura dei telai (la procedura che solitamente viene impiegata prima della nuova verniciatura). Un importante elemento che sottolinea la ben avviata attività del ricettatore è emerso anche da una serie di messaggi trovati sul telefonino dell’indagato e con i quali lo stesso prenderebbe contatti con potenziali acquirenti di bici “low cost”. Durante l’operazione, ben occultati in una cassetta di medicinali, sono saltati fuori anche quasi due etti di marijuana oltre ad una bilancina di precisione e materiale per il confezionamento dello stupefacente. Qualche altro grammo di droga (hashish, cocaina e tracce di oppio) è stato successivamente sequestrato anche a casa del 35enne. L’uomo, incensurato, è finito a Sollicciano con l’accusa di tentato furto aggravato, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e naturalmente con una denuncia per ricettazione. Gli inquirenti stanno ora verificando il materiale sequestrato nel fondo oltre a quello sparso per tutta la città, utilizzata dal ricettatore come un vero e proprio rimessaggio per le bici rubate".

Oggi, accanto al citato biglietto, compare anche la copia del verbale di ispezione dalla quale emerge che: "L'8 Aprile 2014 la Polizia Giudiziaria di Firenze effettua una ispezione in un locale della via Faentina. Nel locale di 12 metri quadrati sono accatastate in ogni dove biciclette intere e parti di biciclette. Accuratamente smontate, tutte vecchie ed in pessimo stato di conservazione. Si tratta di mezzi non recenti, altamente usurati e per lo più arrugginiti. Vi sono altri oggetti vecchi ed arrugginiti come una radio di quelle che si possono reperire nei cassonetti dell'immondizia. All'interno di alcune cassette della frutta: manubri, freni, manopole, pedali, corone, gruppi cambio. Oltre 100 tra cerchi e telai appesi alle pareti e 40 copertoni usati. Tutto materiale vecchio, arrugginito e di scarsissimo valore commerciale".

Quali le conclusioni tratte dagli inquirenti? "Non sono emersi elementi tali da concretizzare un'attività di furti o ricettazione di biciclette finalizzata alla riparazione e successiva vendita, ma dell'impossessamento da parte dell'indagato di vecchie biciclette che il soggetto trovava alle apposite rastrelliere posizionate in vari punti della città. Appare verosimile che le biciclette di cui si appropriava fossero effettivamente solo quelle non assicurate da catene che provvedeva ad allucchettare per evitarne l'asportazione. Tale comportamento viene giustificato dalla passione dell'indagato per le vecchie biciclette che smontava ed accatastava. Infatti, nonostante i mezzi siano stati pubblicizzati e messi in visione degli utenti, nessuno li ha riconosciuti come oggetti di provenienza illecita". 

Antonio Lenoci