Bekaert: domani la seduta in Consiglio regionale

Oggi i lavoratori a Roma, ma al tavolo mancano azienda e Governo. Calosi (Fiom Cgil Firenze): "Arroganza della direzione aziendale". Cisl e Fim: “Molto scontenti dall’incontro di stamani.” Il presidente Eugenio Giani. “Si tratta del caso più grave in Italia. Necessaria azione corale. Se accettiamo senza colpo ferire, sarà una catastrofe”. Alla Camera del deputato fiorentino Toccafondi: "Non può lasciare a casa centinaia di lavoratori nel silenzio". Venerdì sera fiaccolata a Figline Valdarno e serrata dei negozi giovedì 28 giugno


Al tavolo di oggi, le organizzazioni sindacali Fiom, Fim e Uilm insieme a Francesca Re David e Maurizio Landini, il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il sindaco di Figline Valdarno Giulia Mugnai sono stati aperti nell'avviare un confronto a 360 gradi, ma partendo dal ritiro della procedura dei 318 licenziamenti e dal mantenimento della produzione a Figline: “Non si può trattare con la pistola della chiusura e dei licenziamenti puntata alla tempia”,ha detto Calosi. Per salvaguardare la propria posizione nei mercati europei nella produzione dei rinforzi in acciaio per pneumatici, la multinazionale belga vuole cessare le attività nella fabbrica, acquistata nel 2014 da Pirelli. Così, spiega la Fiom Cgil fiorentina, “dopo aver sfruttato per quattro anni le competenze dei metalmeccanici toscani, l’azienda decide che è meglio produrre dove il costo del lavoro è più basso, in Slovacchia e Romania. Ennesimo caso di un'azienda metalmeccanica che viene delocalizzata a Est a spese di produzioni e lavoratori italiani, che prima vengono sfruttati nelle loro conoscenze e poi scaricati. Due anni fa questa azienda aveva comprato alla Pirelli e la Pirelli aveva garantito al governo italiano che aveva venduto a una multinazionale intenta a mantenere la produzione in Italia: devono quindi fare cosa hanno detto e promesso due anni fa. Col caso Bekaert non è in gioco solo il posto di lavoro di 318 persone, ma anche l’interesse territoriale e nazionale di fronte agli interessi padronali delle multinazionali che investono in Italia”.

“Siamo molto scontenti dell’esito dell’incontro di stamani. L’azienda non si è presentata e ieri al ministero ha ribadito una linea di totale chiusura, confermando una grave mancanza di rispetto verso i lavoratori e verso lo stesso governo italiano.”E’ il commento di Fabio Franchi, segretario generale aggiunto Cisl Firenze-Prato e Alessandro Beccastrini, segretario Fim-Cisl Toscana, dopo l’incontro di questa mattina al ministero dello Sviluppo economico, a Roma sulla vertenza Bekaert, la multinazionale belga che venerdi scorso ha annunciato la chiusura entro 75 giorni dello stabilimento di Figline Valdarno e il licenziamento di tutti i 318 dipendenti.“I funzionari del ministero – continuano Franchi e Beccastrini - che ci hanno ricevuto oggi hanno annunciato che riconvocheranno le parti per la prossima settimana: ci aspettiamo che a quel tavolo ci siano anche i vertici politici del ministero, il ministro e il viceministro. Devono essere loro ad occuparsi in prima persona di una vicenda come questa che è troppo importante per la comunità valdarnese per essere sottovalutata.”

“Si tratta di un caso gravissimo, il più grave in Italia negli ultimi anni. Un’azione corale è necessaria. Se accettiamo senza colpo ferire, sarà una catastrofe. Domani, un rappresentante dei lavoratori aprirà la seduta del Consiglio”. L’annuncio è del presidente dell’assemblea legislativa, Eugenio Giani, che in apertura di seduta e dopo la richiesta della capogruppo Art1/Mdp, Serena Spinelli, di inserimento all’ordine del giorno di una mozione sulla chiusura dello stabilimento Bekaert (ex Pirelli) di Figline e Incisa Valdarno, informa il Consiglio della volontà di “far parlare un operaio prima dell’inizio formale dei lavori”. Nei giorni scorsi, Giani, per dare il “segno della presenza fisica della Regione”, era all’azienda che ha annunciato, improvvisamente, la chiusura del sito fiorentino dedicato alla produzione di rinforzi in acciaio per pneumatici, e il contestuale licenziamento di 318 lavoratori. “Con i sindacati – ha detto il presidente – abbiamo condiviso l’opportunità di ascoltare chi sta vivendo un momento estremamente drammatico”. “La presa di posizione del Consiglio dovrà essere fortissima” ha rilevato, anticipando la volontà di “accettare qualsiasi atto sarà presentato dai vari gruppi”.

Proprio oggi, come ha ricordato la consigliera Spinelli in Aula, la multinazionale belga, che dirige l’azienda, ha disertato il tavolo per affrontare la crisi, convocato a Roma. E ad annunciare mozioni sul tema, oltre a quella di Spinelli, anche Sì – Toscana a sinistra e Forza Italia.

Entrambi i capigruppo, rispettivamente Tommaso Fattori e Maurizio Marchetti, hanno condiviso le dichiarazioni di Giani. In particolare Marchetti ha espresso l’auspicio, subito raccolto dal presidente, per arrivare a un documento unitario e bipartisan di sostegno e denuncia di una situazione la cui gravità “è assolutamente evidente”.

Giovedì 28 giugno i commercianti di Figline Valdarno abbasseranno le saracinesche per mezz’ora, dalle 11 alle 11.30, in segno di solidarietà verso i 318 dipendenti della Bekaert. “Tutte le imprese del terziario sono vicine a loro e alle loro famiglie in queste ore drammatiche in cui si decide il futuro della fabbrica di Figline e Incisa Valdarno”, sottolinea il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. “La chiusura dello stabilimento non mette a rischio solo il loro lavoro, ma la stabilità economica di tutto il Valdarno aretino e fiorentino”, aggiunge preoccupato Marinoni, “se la multinazionale belga dovesse procedere con questa decisione, e quindi con il licenziamento di tutti i dipendenti, ne risentirebbe quindi inevitabilmente anche la rete commerciale”. “Questa notizia è stata un fulmine a ciel sereno per tutti; non è stato neppure proposto un piano alternativo alla chiusura, per esempio una riconversione che limitasse le perdite. Confidiamo che ci siano ancora margini di contrattazione, anche se i modi e i tempi in cui l’azienda si è espressa non lasciano purtroppo molte speranze”, conclude il direttore di Confcommercio Toscana, “per il Governo nazionale e per gli enti territoriali, a partire dalla Regione, è il momento di affrontare una trattativa serrata e decisa a difesa dei lavoratori della Bekaert e non solo. Perché qui sono in gioco il futuro e la serenità di molto più che 318 famiglie”.

Venerdì 29 luglio fiaccolata a Figline con partenza dallo stabilimento alle 20:30. Alle 21:30 Consiglio comunale straordinario in piazza Ficino.

Ora servono parole nette e un intervento immediato del governo e in particolare del vicepremier Luigi Di Maio, che al momento mi risulta sia ancora ministro del lavoro, perché a rischio ci sono oltre 500 famiglie”. Così Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino del centrosinistra, spiega il senso della comunicazione letta ieri alla Camera dei Deputati in merito alla vertenza della Bekaert di Figline Valdarno. Una richiesta esplicita di intervento fatta alla presidenza della Camera affinché la inoltri al governo e nello specifico al Ministero del Lavoro. Infatti ieri al tavolo convocato dal ministero dello Sviluppo Economico i rappresentanti della multinazionale belga non si sono presentati “Mostrando una arroganza che non può essere accettata dalle nostre istituzioni” sottolinea Toccafondi. Ma per il deputato di Firenze ora serve l'azione diretta del ministro del lavoro. “Perché sabato era a Firenze e non ha trovato nemmeno un minuto per incontrare i lavoratori e mostrare almeno un po' di solidarietà a persone che stanno vedendo mettere a rischio il proprio futuro e quello dei propri figli”. Nella comunicazione Toccafondi ha ricordato come lo scorso 22 giugno “senza alcun preavviso “l'azienda multinazionale Bekaert ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Figline e quindi “il licenziamento di 318 dipendenti a cui vanno aggiunte 150 persone che lavorano nell'indotto”. Un fulmine improvviso visto che, ricorda Toccafondi, “solo una settimana prima coi lavoratori era stata trovata l'intesa per il premio di produzione”. Un modo “barbaro”, lo definisce il deputato fiorentino, di coltivare le relazioni industriali e “inaccettabile da parte di istituzioni che vogliono mantenere il rispetto di se stesse”. Da qui la richiesta di un'azione “forte, incisa e immediata da parte del ministro del lavoro” sia per far rispettare i patti che la multinazionale si assunse quando 4 anni fa subentrò alla Pirelli nella proprietà dello stabilimento di Figline - “non possono pensare di venire qua, rubarsi il know-how e poi scappare da qualche parte dove il lavoro costa meno perché ci sono meno diritti per i lavoratori” dice Toccafondi - sia per garantire un futuro sereno “a lavoratori la cui età media è sui 50 anni, troppo giovani per aspirare alla pensione e troppo vecchi per l'attuale mercato del lavoro”. “Mi auguro che Di Maio intervenga subito perché queste persone hanno bisogno di avere il governo dalla propria parte. Per quanto ci riguarda noi siamo con quei lavoratori e le loro famiglie, e da lì non ci spostiamo di un millimetro” conclude Toccafondi.

Il Consiglio comunale di Firenze ha approvato, all'unanimità, una risoluzione presentata dal Presidente della Commissione Lavoro Cosimo Guccione, e sottoscritta da tutti i capigruppo, di solidarietà alla lavoratori della Bekaert. I consiglieri invitano l'azienda a riconsiderare le scelte annunciate, ritirare la procedura di chiusura dell'attività ed a impegnarsi con le organizzazioni sindacali e di settore per rendere efficiente e competitiva l'azienda in Italia e in Europa. La risoluzione si rivolge, inoltre, al Ministro del Lavoro chiedendogli di attivarsi per contrastare la delocalizzazione dell'attività della Bekaert di Figline e Incisa Valdarno, salvaguardare i posti di lavoro e il patrimonio tecnologico e industriale dei nostri territori.

Redazione Nove da Firenze