Tessile e cinesi: più controlli, sicurezza sul lavoro e prevenzione

Entra nel vivo il piano per rendere più sicure le aziende di Prato (e non solo di Prato), dopo il rogo in cui sette lavoratori cinesi, lo scorso dicembre, sono stati divorati mentre dormivano nella stessa azienda dove lavoravano


TOSCANA — FIRENZE - Entra nel vivo il piano per rendere più sicure le aziende di Prato (e non solo di Prato), dopo il rogo in cui sette lavoratori cinesi, lo scorso dicembre, sono stati divorati mentre dormivano nella stessa azienda dove lavoravano. L'accordo che la Regione Toscana ha firmato oggi con le Procure , assieme al corso per i 74 neo tecnici per la prevenzione che saranno assunti per tre anni e che per i primi dieci è partito stamani a Prato, sono parte di questo piano.

"Dobbiamo combattere questo cancro che è l'illegalità: la Toscana civile non può permettersi un simile tumore". L'illegalità fin troppo diffusa a cui il presidente della Toscana Enrico Rossi fa riferimento è quella delle aziende cinesi, e non solo, "un'illegalità che non garantisce ai lavoratori i diritti più elementari, un'illegalità che conta un'economia sommersa e un nero che solo nel pratese vale, secondo l'Irpet, un miliardo di euro l'anno" il presidente della Toscana Enrico Rossi lo spiega a Prato, dove stamani nella sala delle colonne del vecchio ospedale è iniziato il corso per i tecnici della prevenzione che la Regione ha deciso di mettere in campo (74 entro giugno, in tutta l'area vasta della Toscana centrale). E lo ripete poche ore dopo a Firenze firmando l'intesa di collaborazione con le Procure, presso cui la Regione distaccherà personale amministrativo e giovani del servizio civile. Due prime risposte, concrete, tre mesi dopo il rogo che lo scorso dicembre ha divorato a Prato sette operai cinesi che dormivano nello stesso capannone dove lavoravano.
"L'assoluto non rispetto dei diritti delle persone, ben al di sotto di qualsiasi soglia sindacale, e un'economia in nero così grande e che danneggia il resto dell'economia sono qualcosa che la Toscana assolutamente non può permettersi - ribadisce il presidente –. Soprattutto non possiamo permetterci che cresca". Per il presidente Rossi serve per questo un "atteggiamento repressivo e allo stesso tempo comprensivo", ma "senza tollerare situazioni di sfruttamento e disprezzo dei diritti che devono valere per tutti". "La Regione – dice -ha fatto una scelta precisa: rafforzare l'attività degli ispettori perché non si può mettere a rischio vita e lavoro".

Tecnici tutti assunti entro il 1 giugno - Dei settantaquattro tecnici per la prevenzione previsti finora ne sono stati assunti da graduatorie che già c'erano dieci, tutti a Prato, ed altri tre entreranno in servizio dopo la metà del mese. Dieci erano i dipendenti, per lo più giovani, oggi alla prima lezione del corso che si concluderà il 10 marzo. Per gli altri sessantuno tecnici da reclutare è stato fatto invece un bando scaduto ieri. Al momento sono circa quattrocento le domande arrivate, ma potrebbero crescere. Tutti saranno assunti entro il 1 giugno. Cinquanta lavoreranno a Prato, dove ora l'Asl ne contava appena venti. Ventiquattro prenderanno servizio nelle altre tre aziende dell'Area Vasta Centro dove ce n'erano 89, ovvero nelle Asl di Firenze (14), Empoli (8) e Pistoia (2).

"Il nostro obiettivo – ha spiegato Rossi a Prato - è portare la ricchezza di questo distretto, prodotta oggi in modo prevalentemente illegale, alla luce del sole e farla diventare una risorsa positiva per tutta la comunità". Quest'anno saranno duemila i controlli attesi, almeno mille e trecento a Prato, per diventare tremila l'anno dal 2015 (di cui duemila a Prato) .

Controlli non solo sui cinesi ed Arpat in campo - E' evidente che le ispezioni riguarderanno soprattutto le aziende cinesi, privilegiando le più a rischio e sospette: quelle, ad esempio, dove sarà registrato un anomalo consumo di energia elettrica rispetto a dimensioni e lavoratori denunciati, quelle di alcune zone o di particolari tipologie, le nuove che nascono. Ma l'illegalità non è solo tra le aziende cinese e Rossi, a margine della firma del protocollo con le Procure, ripete un'idea lanciata qualche giorno fa: utilizzare anche gli ispettori dell'Arpat, l'agenzia di protezione ambientale della Toscana, per combattere lavoro nero e irregolarità. Non solo, appunto, nelle aziende cinesi.

Il primo obiettivo è rendere più sicuro il lavoro nelle aziende, soprattutto quelle orientali: a Prato e in tutta l'Area Vasta Centro, fino a Firenze e Pistoia. Il secondo traguardo è ridurre le sacche di illegalità e mancato rispetto delle regole di quel distretto 'parallelo' che per il bene dell'economia della città, a detta di più ricercatori, sarebbe bene (per tutti) che invece si integrasse. Questo è possibile con maggiori controlli ma sono necessarie anche strategie di più ampio respiro, lezioni e iniziative sulla cultura della legalità, politiche di integrazione e contrasto della dispersione scolastica, magari anche un call center multilingua: idee e strade tutte richiamate nell'intesa che il presidente della Toscana Enrico Rossi ha firmato oggi a Firenze, nelle sede della presidenza a Palazzo Strozzi Sacrati, con la Procura generale della Repubblica presso la Corte di appello e le Procure di Firenze, Pistoia e Prato. Un patto per rafforzare vigilanza e sicurezza sui luoghi di lavoro, contrasto al lavoro sommerso e promozione delle politiche di integrazione. Controlli ma anche prevenzione, per uscire in pochi anni dall'emergenza. Per le Procure hanno firmato il procuratore generale Tindari Baglione e i procuratori Giuliano Gianbartolomei (Firenze), Piero Tony (Prato) e Giuseppe Grieco (Pistoia).

La Regione con la firma avvia un nuovo rapporto di collaborazione con le Procure della Toscana centrale, rafforza le sinergie e mette a loro disposizione nuovo personale. Perché, ha spiegato il presidente della Toscana Enrico Rossi ed hanno confermato i procuratori, se aumenteranno i controlli nelle aziende – controlli che riguardano la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro – è presumibile che qualche reato, anche di altra natura, salti fuori e che cresca dunque la mole di lavoro per le Procure, spesso già sotto dimensionate quanto ad organico. "Tutti gli esiti dei controlli finiranno in Procura" ribadisce Rossi. Così la Regione ha previsto il distacco presso le Procure di personale amministrativo, che in parte potrà essere preso dalle Aziende sanitarie, per aiutare i magistrati a gestire le pratiche dei controlli. Assieme agli amministrativi ci saranno inoltre giovani del servizio civile o con stage retribuiti, una trentina probabilmente: personale che si aggiunge ai 74 neo tecnici per la prevenzione della Asl che saranno assunti entro giugno (i primi tredici sono già arrivati e stanno seguendo da oggi un corso) e ai mediatori culturali bilingue, che a fronte di maggiori ispezioni dovranno essere più numerosi.

Solo per pagare i nuovi tecnici per la prevenzione la Regione spenderà 8 milioni e 800 mila euro: 40 mila euro l'anno per ciascun tecnico. L'obiettivo è realizzare una volta a regime tremila controlli l' anno, rafforzando l'attività ispettiva dei dipartimenti di prevenzione delle Asl. Altri 322 mila euro saranno necessari per acquistare strumenti ed attrezzature e 789 mila per assicurare la presenza, durante i controlli, di mediatori culturali bilingue. In tutto fanno poco meno di 10 milioni, che saranno assicurati dai proventi attesi dalle sanzioni. L'accordo di oggi istituisce anche un tavolo di monitoraggio.

Redazione Nove da Firenze